Festival di Sanremo 2015, le pagelle di Giornalettismo – puntata finale

Vince chi non dovrebbe, stecca chi non ci aspetteremmo, si arrabbia pure Carlo Conti. Storia di una finale che sembrava la puntata migliore dell’edizione 2015. Fino a quando Nina Zilli non è diventata Nek…

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Il Volo 10: sì, ma 3,33 periodico per ognuno dei piccoli fratelli paperi Qui, Quo e Qua. Vincono perché l’Italia è un paese di grandi poeti (purtroppo tutti morti), navigatori (pure, pensate a Schettino) e talent. Che drogano Sanremo. I tre tenorini portano una brutta canzone a cui non danno anima. Ma vincono, come previsto persino da un ristoratore sanremese che la sa lunga. Il Festival fa ascolti, ma potrebbe anche fare giustizia. E invece ci ritroviamo i nuovi Jalisse, pronti per tournée in Paraguay e la sagra del pomodoro ciliegino.

Alba Parietti 9: in sala stampa si scatena sulle note della canzone di Nek, è lei a chiamare gli applausi e dirigere le danze. E’ la maggiore rappresentante della rivolta delle scrocchiarelle, dove con questo termine gergale raccolto su twitter (e da noi fomentato) si intende la donna matura e/o imperfetta e piena di sex appeal, da non confondersi con una milf. Ce n’erano un po’, anche tra le cantanti. Il voto ad Alba coscialunga è anche per loro. Toste, piene di talento e capaci di eccitare ambo i sessi. Con voce e non.  

Giorgio Panariello 8: questo Sanremo ci ha gettati nelle sabbie mobili della comicità italiana. Un disastro da cui si sono salvati Luca e Paolo, Virginia Raffaele e Rocco Tanica. Avvilente Siani, disastroso Pintus, Cirilli imbarazzante. E chi ti fa il monologo più politico e persino coraggioso? Giorgio Panariello, che quando inizia per l’ennesima volta vestito da Renato Zero fa pensare al peggio. Raramente, invece, lo si è visto così in forma. Certo, è come la Juventus che vincerà il quarto scudetto: merito suo o della mediocrità degli avversari?

Sanremo 2015 - Serata finale

La coppia sposata da quasi 66 anni 7: certo, ci devono spiegare come mai Conchita Wurst e Sammy Basso vengono trattati da freak e sbolognati in fretta, mentre la famiglia Anania ha la prima serata, con tanto di inni alla Provvidenza, e questi due adorabili vecchini  hanno tutto il tempo che vogliono. La prima è antiabortista e cattolica, i secondi sono la fotografia dell’indissolubilità del matrimonio. Divorzio e aborto, due grandi conquiste indigeste per molti. Ma non è colpa di questi due, divertenti, ironici e briosi. Tanto che vorremmo chiedere loro di condurre Sanremo 2016.

Carlo Conti 6: lo abbiamo maltrattato. Lo abbiamo schernito. Lo abbiamo messo all’indice. E oggi, invece, gli riconosciamo l’onore delle armi. Ha vinto sul terreno degli ascolti e a quanto pare del gradimento popolare. In fondo se Sanremo lo vince Il Volo, Carlo Conti è David Letterman. Oggi fa la prima intervista buona (a Will Smith), sa persino essere piacevole come spalla comica, infine nella folle ultima mezz’ora – classifica sballata, premi e premiati che non arrivano, tempi sbagliati di chi gli è accanto e dietro le quinte – mostra di essere umano. Mai gli si eran visti occhi così cattivi; quando saluta i suoi “gioielli” è di ghiaccio, alla fine della puntata proclama i vincitori e se ne va in quinta senza neanche guardarsi alle spalle. Sembrava Clint Eastwood.

Carlo Conti Luxuria

Will Smith 5: Nella reunion dei fratelli Conti, Will che pure è ancora bellissimo – 46 anni portati meravigliosamente – fa il pagliaccio, come se stesse di fronte a una platea di subdotati. Ora, è vero che spendere centinaia di euro per una poltrona scomoda all’Ariston che ti impone quattro ore di lenta e inesorabile tortura non è segno di grande intelligenza: c’è chi ha chiesto, ieri, di essere destinato al Cie di Lampedusa pur di non assistere anche alla finale. Sforzarsi un po’ di più, visto che gli si pubblicizzava il nuovo film, non doveva poi essere impossibile. O forse sì, in fondo è Sanremo e lui ci era già stato. E come ha detto, a 46 anni ha altre priorità.

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Premio Sergio Bardotti 4: il premio al miglior testo va a Kaligola. Cioè: con Malika Ayane, Di Michele e Coruzzi che usano crisalide e iconoclasta – pare che gli autori di Sanremo abbiano chiesto di censurarle, in cambio hanno lasciato “coglioni” e preservativo a Biggio e Mandelli – con i Kutso che usano le parole in maniera mirabile, tu la dai il riconoscimento a chi scrive “E non cerca domani, e non sente più ieri tra le mani di sabbia, non trattiene i pensieri, solo il dieci novembre puoi sentirlo gridare”. Eh, pure noi gridiamo. Perché ci perdoni il buon Kaligola, anzi il diciassettenne Gabriele Rosciglione, che sicuramente finirà il liceo e saprà scrivere meglio di così. Ha talento e alcuni versi sono persino buoni. Ma dare il premio al miglior testo a lui è come dare all’Isis il Nobel per la pace.

Le marchette 3: ora noi capiamo che l’anteprima di Pif dello scorso anno ha annichilito ogni possibile concorrente. Ma farne carne da macello, come nella prima serata con la clip più lunga del mondo per presentare i big in gara o dedicarla alle marchette compulsive, come in finale, è quasi da codice penale. E se proprio tocca farle, che so, si mettano in palio dei materassi, delle bici con cambio shimano, un set di coltelli, padelle antiaderenti e si dia tutto a Patrizia Rossetti, Marco Balestri e sua maestà Giorgio Mastrota.

Sanremo 2015 - 65mo festival della canzone italiana

Marta e Gianluca 2: su 10. Sì, sono più o meno due su dieci le battute che riescono alla coppia comica a cui viene affidato il momento prima del rush finale. Ci deliziano con giochi di parole che fanno rabbrividire freddure come il ministro dei trasporti cinese Chon Fur Gon Chin, il più famoso motociclista giapponese Tofuso Lamoto, la più celebre prostituta rumena Vagina Seminova o il più conosciuto gay russo Andrej Kojmasky. Ma abbiamo capito che questa ecatombe comica è avvenuta solo per un motivo: capire la ragione per cui ci siamo dovuti sorbire ogni sera i Boiler. Alla fine valevano il prezzo del biglietto biglietto biglietto biglietto (sulle note di Mueve la colita).

L’ultima mezz’ora 1: se era una commedia demenziale, è riuscita. Se era uno show, vi basti sapere che alla Rai sono riusciti a far arrabbiare Carlo Conti. Uno così aziendalista che farebbe anche il giurato fisso a Verdetto Finale, se glielo chiedesse la Tarantola.

Gianna Nannini 0: c’è solo una spiegazione per quella sua performance così imbarazzante, tra stecche e attacchi saltati. Che volesse mostrare concreta solidarietà a Raf.

Sanremo 2015 - Serata finale

 

 

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