Roma, corruzione nei municipi: “latte”, “cocomeri” e “tufi” erano i nomi in codice per indicare le mazzette

di Redazione | 09/01/2015

Documenti”, “cocomeri”, “tufi”, “latte”, sono tutti nomi in codice con cui gli imprenditori arrestati nel corso dell’operazione Vitruvio, indicavano le mazzette da passare ai funzionari pubblici. È quanto emerge dalle intercettazioni del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, che hanno portato all’arresto di 22 persone.

LE INTERCETTAZIONI – Le intercettazioni, disposte dal giudice Anna Maria Gavoni, offrono una panoramica ben chiara di come funzionassero le cose nei municipi XIII e XIV. Il 17 luglio 2014, Giacomo Ceccarelli, dirigente di una società edile, telefona a Marcello Fioravanti, ispettore dello Spresal, quel reparto della Asl che si occupa di prevenzione e sicurezza in ambienti di lavoro. Chiede informazioni su come comportarsi con un tecnico appena arrivato in cantiere: «Io ne volevo parla’ con te, perché magari con te dei cocomeri tocca vede’ quanti cocomeri erano, quanti cocomeri non so, capito, quanti ne so andati via, quanti ne so tornati. Ecco, tocca di ricontarli i cocomeri». L’ispettore risponde «Eh io non lo so lui quanti cocomeri…» «Se tu venivi prima e noi ne parlavamo… io sapevo quello che dovevamo fa, capito?» e l’ispettore risponde «Io comunque i tufi… da quello che gli avevo detto io so tre tufi».

“I DOCUMENTI QUANDO È TUTTO A POSTO” – 26 marzo, Roberto Biagini e Gianluca Sicari della Edil Fe.Ma.Co parlano tra loro di come evitare i controlli previsti dalla sanatoria “ex art. 36”, «quel discorso si può fare» dicono. «Io a sto punto, Gianlù, se loro me danno tutto firmato e chiudono la pratica…a me me sta bene così… Però gliel’ho detto perchè se loro mi fanno tutto scritto e firmato io non è che tiro fuori i documenti se non so tutto a posto prima, capito?» e Sicari «Certo… Infatti andiamo con i piedi di piombo perché, tel’ho detto, devono essere tutti e tre d’accordo», Biagini conferma «Io gliel’ho detto che con quei documenti devono sta tutti e tre d’accordo. Ma tu ti rendi conto se mo me danno tutte e carte firmate non glie devo più fa niente, faccio il piano casa».

Tre mesi dopo, i due stanno per andare ad incontrare Giovanni Grillo, geometra della U.O.T. Del XVI Municipio e Biagini avverte «‘O sai com’è fatto, glie dici: “Senti un po’. Gia’, se piamo un caffè?” Quello ogni tanto esce e v’annate a piglià un caffè… quello non è che gli freghi cazzi del pubblico… quello quando sente odore de documenti, magari esce, capito?»