Elezione presidente della Repubblica
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Elezione del Presidente della Repubblica, come funziona?

Giorgio Napolitano si è dimesso e le trattative per la successione sono già iniziate. Così come non manca il toto-Quirinale. Dai renziani Fassino e Delrio, ai ministri Pier Carlo Padoan (Economia), Dario Franceschini (Cultura) e Roberta Pinotti (Difesa), passando per il padre fondatore dell’Ulivo Romano Prodi e il presidente del Senato Pietro Grasso. Fino al presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini, esponenti della vecchia Dc come Pier Ferdinando Casini e Pierluigi Castagnetti. O “carte” temute da Renzi come Mario Draghi. La lista dei “quirinabili” è lunga. Senza dimenticare chi coltiva ambizioni in gran segreto.  Ma qual è il meccanismo che regola l’elezione del presidente della Repubblica? Chi partecipa al voto? Ecco le norme da rispettare.

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Quirinale elezioni

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ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ECCO LE REGOLE – La Costituzione della Repubblica italiana dedica al capo dello Stato otto articoli (parte II, Ordinamento della Repubblica, titolo II). All’articolo 83 si precisa come il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune. Ovvero, dai componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. A questi si aggiungono i delegati eletti dai Consigli regionali. Ogni Consiglio regionale ne elegge tre, in modo che venga assicurata la rappresentanza delle minoranze. Soltanto la Valle d’Aosta ha un solo delegato. Al momento, quindi, il corpo elettorale è composto sulla carta da 1009 votanti: 630 deputati, 315 senatori (il presidente Pietro Grasso, diventato supplente, non sarà però della partita, ndr), sei senatori a vita (Carlo Azeglio Ciampi, Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia, Giorgio Napolitano), 58 delegati regionali.

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ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CHI PUÒ ESSERE ELETTO – Può essere eletto Presidente della Repubblica qualsiasi cittadino italiano che abbia compiuto i 50 anni e goda dei diritti civili e politici. Come prescrive l’articolo 86 della Costituzione, «in caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica (sarà il caso di Napolitano, ndr) il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni». Quindi, è probabile che i primi giorni di febbraio il Parlamento si riunisca in seduta comune per cominciare a votare.

 

Quirinale - Consultazioni

 

ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LE MAGGIORANZE RICHIESTE – L’elezione del presidente della Repubblica avviene a scrutinio segreto all’interno dell’aula della Camera dei deputati. Nella cabina elettorale i grandi elettori devono scrivere la loro preferenza (nome e cognome, oppure solo il cognome, oppure si può votare scheda bianca o nulla), poi la scheda viene depositata nell’urna. Per consuetudine nell’ordine votano prima i senatori, poi i deputati, infine i delegati regionali. Nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza di due terzi (673 voti) dei componenti dell’assemblea, dal quarto scrutinio basterà la maggioranza assoluta (50% più 1, 505 voti) degli stessi.

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Il Presidente e l’Ufficio di Presidenza del Parlamento in seduta comune sono quelli della Camera dei deputati. Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, inoltre, viene applicato il Regolamento della Camera dei deputati.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune, secondo quanto prevede l’articolo 91 della nostra carta costituzionale. Il mandato al Quirinale dura sette anni (impossibile, quindi, che le stesse Camere possano rieleggere due volte lo stesso presidente, ndr). Prima del bis di Napolitano, non era mai successo che un capo dello Stato venisse rieletto.

I NUMERI DEI GRANDI ELETTORI –  Rispetto all’ultima elezione per la presidenza della Repubblica, il Partito democratico può contare su un numero maggiore di grandi elettori: diversi eletti hanno cambiato casacca in Parlamento, entrando tra le fila dem (come il gruppo di LeD, fuoriuscito da Sel). Senza contare l’aumento dei delegati grazie ai successi alle Regionali. Tradotto, il Pd dovrebbe poter contare su 446 “grandi elettori”. Dal quarto scrutinio ne servirebbero soltanto altri 59 per eleggere il presidente della Repubblica. Ma il condizionale è d’obbligo, considerato il rischio dei franchi tiratori. Una quarantina sono i voti a disposizione della minoranza Pd che potrebbe “contarsi” nel segreto dell’urna, nel caso non condividesse il candidato scelto da Renzi.