L’Economist affonda il M5S: «Quello che dicono Grillo e Casaleggio non è deciso da nessuno»

di Redazione | 10/12/2014

Il Movimento 5 Stelle «è nello stesso tempo il più e meno democratico tra i movimenti politici italiani. In teoria ogni cosa, dalla scelta dei candidati alle elezioni alla espulsione degli eletti, viene deciso dai militanti. In pratica, succede quello che dicono Grillo e Casaleggio, e che non è stato deciso da nessuno». È il severo giudizio espresso dal prestigioso settimanale britannico The Economist in un articolo che racconta le ultime turbolente vicende del partito di Beppe Grillo.

 

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(Foto da archivio LaPresse: AP Photo / Andrew Medichini)

 

M5S, THE ECONOMIST: «LEADERSHIP AUTOCRATICA» – «Grillo dice di essere stanco, e il suo movimento è stanco della sua leadership autocratica», titola The Economist, che poi decrive il caso delle espulsioni di parlamentari e del raduno a Parma di centinaia di attivisti organizzato dal sindaco 5 Stelle Federico Pizzarotti. Il settimanale parla di una protesta del Movimento «contro l’arroganza dei suoi cofondatori, Beppe Grillo, un ex comico, e il guru di internet Gianroberto Casaleggio», e sottolinea la proposta avanzata da «un parlamentare ostile» di «rimuovere il nome del signor Grillo dal simbolo del movimento».

 

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M5S, THE ECONOMIST: «VOTO ONLINE SENZA CONTROLLO INDIPENDENTE» – Vengono ricordate le espulsioni di 15 dei 54 senatori eletti alle Politiche del 2013 e di 5 dei 109 deputati. E viene ricordata anche l’ultima cacciata del 27 novembre, una «mossa che riassume il paradosso centrale del Movimento5  Stelle», quello della formazione contemporaneamente «più e meno» democratica. «In questo caso – si legge sul giornale britannico – Grillo ha ignorato la regola che la rimozione di un deputato può essere decisa da una votazione online solo dopo essere stata approvata dai colleghi parlamentari. E, come in altre occasioni, non c’è stato controllo indipendente del voto, organizzato dalla società del signor Casaleggio»

 

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M5S, THE ECONOMIST: «CONSENSO ALTO NONOSTANTE IL TRAMBUSTO» – Non mancano certamente riflessioni del The Economist, che evidenzia comunque anche il buon livello di consenso mantenuto dal partito nonostante il flop delle Regionali e le tensioni interne. «Ciò che colpisce in mezzo a tutto questo trambusto – si legge – è che il M5S non ha perso il supporto popolare. Ha ottenuto un misero 13% alle Elezioni Regionali del mese scorso, e solo il 5% in Calabria. Ma il tasso di astensionismo in entrambe le regioni era eccezionalmente elevato. Il M5S, come altri movimenti di protesta, ottiene gran parte del suo consenso da coloro che altrimenti non sarebbero nemmeno andati a votare. I sondaggi danno ancora il movimento di Grillo a quasi un quinto dei voti su scala nazionale».

(Foto di copertina di Roberto Monaldo da archivio LaPresse)