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L’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa

L’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa secondo l’indice sulla corruzione percepita realizzato dall’organizzazione non governativa Transparency International, TI. Nella graduatoria che comprende 175 Nazioni il nostro Paese si trova al 69esimo posto, insieme a Bulgaria e Grecia. TI assegna un valore di 43 all’Italia, in una scala di valori che va dallo 0 di totalmente corrotto al 100 di sistema completamente pulito.

L’ITALIA E LA CORRUZIONE – La corruzione del settore pubblico italiano è particolarmente elevato, come potrebbe affermare qualsiasi persone dopo aver letto le cronache delle ultime settimane. Solo nella giornata di ieri è scoppiato un maxi scandalo relativo alle infiltrazioni criminali a Roma, mentre solo pochi giorni fa gli indagati sul sistema di appalti truccati legati all’Expo 2015 di Milano avevano patteggiato le loro pene. I continui scandali che caratterizzano la nostra vita pubblica sono e uno dei motivi per cui l’organizzazione non governativa Transparency International ha rilevato l’Italia come uno dei Paesi più corrotti a livello europeo. Nella graduatoria complessiva realizzata da TI si nota come l’Italia si collochi al 69esimo posto su 175 nazioni osservate, con un indice di corruzione pari a 43. Un valore di 100 significa che il sistema pubblico sia esente da fenomeni di corruttela, mentre 0 rappresenta l’esatto contrario. L’Italia si trova a centroclassifica a livello mondiale, ma considerando i Paesi europei e quelli industrializzati la nostra posizione evidenzia una forte arretratezza. Al 69esimo posto siamo stati raggiunti da Grecia e Bulgaria, che l’anno scorso si trovavano in una posizione peggiore, mentre la palma di peggiore sul Vecchio Continente va all’Ucraina, nazione però completamente collassata negli ultimi mesi.

L’ITALIA E LA CORRUZIONE IN EUROPA – L’indice di corruzione percepita è realizzato in diversi modi. Transparency International si è basata su numerose ricerche di istituzioni indipendenti e organizzazioni economiche per realizzare questa graduatoria, e i dati ottenuti sono stati rielaborati grazie al parere fornito da numerosi esperti attivi nei settori economici così come sul giudizio di analisti di politiche pubbliche. Da questo insieme di valutazioni è emerso come il Paese meno percepito come corrotto è la Danimarca, seguita da Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia, Norvegia, Svizzera, Singapore, Paesi Bassi, Lussemburgo e Canada. La nazione più grande dell’UE, la Germania, si trova al 12esimo posto, mentre gli Stati Uniti sono collocati al 17esimo. Tra i primi 20 Paesi i valori dell’indice di corruzione percepita oscilla tra il 92 della Danimarca e il 74 degli Usa, un dato ben superiore rispetto al 43 italiano. Tra gli altri grandi Paesi UE si nota come il Regno Unito sia 14esimo, la Francia 26esima mentre la Spagna, nonostante i recenti scandali, sia ancora in una discreta posizione, al numero 37, con un indice ancora positivo di 60.

LA CORRUZIONE NEL RESTO DEL MONDO – I Paesi che sono indicati come più corrotti da Transparency International sono Corea del Nord e Somalia, che precedono nelle retrovie della classifica mondiale Sudan, Afghanistan, Sudan del Sud e Iraq. Il comunicato stampa di Trasparency International riferito da Der Spiegel rimarca come la crescita economica dei Paesi emergenti abbia aumentato il grado di corruzione percepito in queste società. La Cina si trova al 100esimo posto, mentre il Brasile è collocato al 69esimo, proprio come l’Italia. Secondo il presidente di TI José Ugaz i governi che negano la trasparenza creano un clima di impunità in cui fiorisce la corruzione, un fenomeno che però minaccia la crescita nel lungo periodo. Transparency International sottolinea come le multinazionali finanziarie abbiano un ruolo rilevante nel favorire la corruttela. Molte di questi istituzioni hanno sede in Paesi dove l’indice di corruzione è basso, ma riescono a movimentare i capitali ottenuti grazie a comportamenti illeciti con facilità, grazie anche alla presenza dei paradisi fiscali che non indagano quasi mai sull’effettiva provenienza del denaro.

Photo credit: DENIS CHARLET/AFP/Getty Images