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Jobs Act: via libera dalla Camera

Ora il Jobs Act tornerà in Senato per il via libera definitivo dal momento che il testo è stato modificato. Il provvedimento è passato con 316 sì e 6 no. La commissione Lavoro ha infatti approvato gli emendamenti che recepiscono l’accordo tra il governo e la minoranza del Pd sullo Statuto dei lavoratori.

JOBS ACT: LA GRANDE ASTENSIONE – Ma i malumori interni dentro il Pd rimangono. Ieri, 17 parlamentari democratici hanno votato con Sel un emendamento per ripristinare l’articolo 18 e oggi, in occasione del voto finale, la sinistra dem è uscita dall’aula (con le opposizioni come Forza Italia e Movimento 5 Stelle) non partecipando al voto, mentre i civatiani e il deputato PD Stefano Fassina sono rimasti in aula per ribadire il loro no alla riforma.

JOBS ACT: ECCO CHI HA VOTATO NO – Sono 29 i dissidenti che non hanno votato il Jobs Act. Lo spiegano nero su bianco dove “l’impianto complessivo del provvedimento rimane non convincente”. «Riteniamo non ci siano le condizioni per un nostro voto favorevole e non parteciperemo al voto finale sul provvedimento», hanno dichiarato nel documento “Perché non votiamo il Jobs act”. Questi i nomi dei dissenzienti: Agostini, Albini, Argentin, Bindi, Bray, Boccia, Carra, Capodicasa, Cenni, Cimbro, Cuperlo, D’Attorre, Farina, Fassina, Fontanelli, Fossati, Galli, Gregori, Iacono, Laforgia, Malisani, Miotto, Marzano, Mognato, Pollastrini, Rocchi, Terrosi, Zappulla, Zoggia.

RENZI: “GRAZIE A DEPUTATI CHE HANNO SOSTENUTO JOBS ACT” – Più tardi il premier si è congratulato con chi ha sostenuto Jobs Act. Con un tweet:

(Copertina Foto Roberto Monaldo / LaPresse)