Siamo fritti! Di Breaking Bad e delle sue reazioni collaterali

Cucinare in Breaking Bad è molto più di quello che si sarebbe portati a credere, è forse anche per questo che un’analisi del ruolo del food in serie TV, film e libri di successo non può che partire da qui, Albuquerque, arida terra ricca di sapori e contraddizioni.

Non si tratta solo di unire materialmente e magistralmente gli elementi più disparati per dargli una nuova vita insieme, ma anche e soprattutto di una metamorfosi di materiali e forme, della distruzione di regole e credenze dentro e fuori Walter White, travolto dalla vita ed in perenne e dilaniante lotta con Heisenberg, l’altro se stesso.

“Mettiamo in chiaro le cose. Questo, la chimica, è il mio regno. Quando si cucina comando io”.

Nella cucina di Breaking Bad Walter e Jesse si trovano a sfruttare le conoscenze del primo, rispettabile ma insoddisfatto professore di chimica, per produrre metanfetamina purissima, successivamente venduta grazie a Jesse piccolo spacciatore suo ex-alunno, sintetizzando sapientemente lo sbando di Jesse, le frustrazioni di Walter per le crescenti difficoltà economiche, il suo profondo senso di inadeguatezza e la scoperta della malattia.
Proprio lei, la malattia, infida, incurabile, ingorda alleata dei loro piani criminali.
Tornare a cucinare è così la via di scampo, è la soluzione obbligata dal grande male di Walt che non gli salva la vita ma piuttosto gli permette di crearsene una nuova, cucinando e “cambiando di colpo” direzione.
Breaking bad, per l’appunto.
È proprio in occasione della maratona di cucina, organizzata per produrre il maggior numero di metanfetamine possibile, che fanno la loro comparsa i Funyuns.
Vere e proprie, ed uniche, provviste rappresentano un’autentica passione di Jesse Pinkman che li elegge cibo di sostentamento per la loro intensa quattro giorni nel deserto.

Walter: “Three entire bags of Funyuns?”
Jesse: “Funyuns are awesome”

Deliziosi anelli di cipolla aromatizzati, realmente in commercio negli Stati Uniti ed in Brasile, che abbiamo ricreato grazie alla complicità di una croccante ricetta, arrivata da lontano, che trovate di seguito.

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Dopo aver messo a scaldare l’olio a fiamma medio-alta, sbucciate le cipolle, tagliatele nel senso della larghezza in fette di un cm circa e dividetele nei vari anelli che le compongono.
Per la salsa dip al wasabi basterà che voi prendiate la maionese, aggiungiate wasabi e succo di limone e mescoliate lasciando riposare la salsa per almeno mezz’ora prima di utilizzarla.
Preparate poi la pastella amalgamando in una ciotola la farina, i bianchi dell’uovo, l’acqua gassata ed un pizzico di sale e pepe.
Quando la chimica degli ingredienti utilizzati avrà fatto il suo corso ed avrete così ottenuto una composto liscio ed omogeneo, passate gli anelli nella pastella e friggeteli non appena l’olio avrà raggiunto i 180°.
Fate dorare gli anelli per due minuti e poneteli su un foglio di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
Aggiustate di sale e serviteli accompagnandoli con la dip al wasabi.

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Non rispondiamo di indigestioni o altri effetti collaterali legati ad un’eccessiva assunzione di anelli fritti dorati.
Reazioni collaterali, quel concetto per cui ad ogni azione corrisponde una reazione.
Proprio come accade in chimica e, da oggi, qui nella cucina di Giornalettismo.

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