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Sinodo, gay e divorziati “non c’è consenso”. Voto a maggioranza, mancati i due terzi

Sinodo della Famiglia, Papa Francesco ha concluso i lavori dell’assemblea straordinaria dei vescovi della Chiesa Cattolica sui temi della famiglia con un’accorato discorso di ringraziamento. Nell’ora precedente i Padri Sinodali hanno votato per punti e approvata a maggioranza la Relatio Synodi, il documento finale dei lavori che viene ora affidato al Santo Padre che potrà utilizzarlo come base libera per la scrittura della Esortazione Apostolica post-Sinodo.

DIVORZIATI E RISPOSATI, NON C’E’ CONSENSO- La notizia è che sulle questioni più spinose e che hanno dominato le pagine delle cronache dal Sinodo nelle ultime due settimane, ovvero la pastorale per i divorziati risposati e l’accoglienza per le persone con orientamento omosessuale, il Sinodo si è espresso in maniera chiara: i Padri hanno approvato a maggioranza i punti in questione, ma il voto non ha superato la maggioranza dei due terzi oltre la quale si può ritenere formato il consenso del Sinodo. La Chiesa Cattolica non funziona come un’assemblea parlamentare, non basta che la maggioranza degli intervenuti voti a favore: se il Sinodo significa “camminare insieme”, è necessario che una maggioranza qualificata ritenga condivisibile il contenuto dei punti in questione. E, leggendo i risultati della votazione per punti lodevolmente distribuita dalla Sala Stampa, per la possibilità di ammettere i divorziati alla comunione sacramentale e l’accoglienza riguardo le persone omosessuali il voto dei padri si è fermato sotto quota 123, necessaria per la formazione del consenso: sui divorziati la posizione passa per 104 a 52 e per 112 a 53; sugli omosessuali 118 contro 62.

OMOSESSUALI E ACCOGLIENZA – Si forma per un soffio il consenso, invece, sul punto che invita la Chiesa Cattolica a riconoscere “elementi di santificazione” e dunque di positività nelle unioni civili e nei matrimoni non religiosi: 125 contro 54. Viene così manifestata l’assenza di consenso su punti che sono stati comunque grandemente ammorbiditi rispetto alle parole di grande apertura contenute nella Relatio Post Disceptationem. Sugli omosessuali, ad esempio, la Relatio finale si limita a ribadire il tradizionale orientamento della Chiesa Cattolica: nessuna equiparazione fra queste unioni e il matrimonio fra uomo e donna, ma accoglienza con “rispetto e delicatezza” con tanto di citazione di testi della Congregazione per la Dottrina della Fede; il punto non ha comunque raggiunto il consenso. Anche per quanto riguarda le persone divorziate e risposate gli estensori della Relatio finale hanno voluto mostrare nella sua interezza la diversità di vedute dei Padri: “Diversi padri hanno insistito a favore della disciplina attuale; altri si sono espressi per un’accoglienza non generalizzata alla mensa eucaristica, in alcune situazioni particolari e a situazioni ben precise“; il consenso è mancato.

matrimonio a sorpresa

UNIONI CIVILI – Su unioni civili e matrimoni non religiosi si raggiunge per pochissimo, come dicevamo, il consenso: “Ci sono elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano – comunque fondate sulla relazione stabile e vera di un uomo e una donna – che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate”. Insomma, al Papa viene consegnata una relazione che propone su certi punti apertura, approfondimento, riflessione e allo stesso tempo la certificazione che su quei punti il consenso non c’è. Sarà molto difficile per il Pontefice trarre una sintesi riguardo un documento che è molto cambiato rispetto alla Relatio Post Disceptationem che tanto aveva fatto discutere. Importante il paragrafo, uno dei tanti votati praticamente all’unanimità, sul rapporto fra difficoltà economica e problemi familiari: “Eccessivo lo spazio dato nella società alla logica del mercato che impedisce un’autentica vita familiare determinando discriminazioni, povertà, esclusioni,  violenza”.

ACCOGLIENZA PER I RISPOSATI – Qui e lì si trovano elementi che ribadiscono come su divorziati e risposati secondo i vescovi pochissime dovrebbero essere le aperture: “Mosè concesse la possibilità di rilasciare un attestato di divorzio. Tale forma era prevalente ai tempi di Gesù, ma con il suo avvento e la riconciliazione del mondo caduto grazie alla redenzione da Lui operata, terminò l’era inaugurata con Mosé”. Dunque a chi si trova in una seconda unione va ricordato che “per i battezzati non esiste altro vincolo nuziale che quello sacramentale e ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio”; certo, “molti fedeli faticano nel cammino della fede” e vanno accompagnati, ma è esclusa la possibilità che essi si riaccostino all’Eucarestia. Confermato, prevedibilmente, il nuovo impulso alle procedure di nullità matrimoniale che dovranno essere “completamente gratuite” e dovrà essere valutato anche il ruolo della fede dei nubendi: chi si sposa per gioco, tradizione o costume in realtà non si sta sposando davanti alla Chiesa e il suo matrimonio è nullo.

 Sinodo

LE TENTAZIONI DEI VESCOVI – Il calo demografico viene attribuito “alla mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva”, con ciò ribadendo integralmente e senza aperture l’insegnamento dell’Humanae Vitae: la comunione fra i coniugi viene associata alla “responsabilità generativa”. Domani il Papa presiederà la Messa di beatificazione di Paolo VI, che dell’enciclica è stato estensore; e poi inizierà il lavoro di composizione dell’Esortazione Apostolica. Quel che vi si troverà scritto è del tutto imprevedibile, ma l’atteggiamento del Papa può essere interpretato a partire dal discorso di ringraziamento pronunciato alla fine del Sinodo: secondo il Santo Padre, i Padri Sinodali nel corso dell’assemblea hanno fatto l’esperienza di vere e proprie “tentazioni“. Quella dell'”irrigidimento ostile”, propria dei “tradizionalisti e degli intellettualisti”; quella del “buonismo distruttivo”, propria dei “progressisti e liberalisti” che “in nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle”.

DECIDE IL PAPA – Ancora, quella di “trasformare la pietra in pane” per rompere il digiuno, e quella di trasformare il “pane in pietra” e “scagliarla contro i peccatori” trasformando il pane “in fardelli insopportabili” – espressione già usata dal Pontefice per ammonire i preti a che non caricassero sui fedeli pesi che a loro non è chiesto di portare; la tentazione di “scendere dalla croce” per accontentare la gente, di “piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo spirito di Dio”; infine, la tentazione di “considerarsi non custodi della Fede, ma padroni” e quella di “trascurare la realtà” e di perdersi in bizantinismi. Il senso delle parole del Papa appare chiaro: la Sinodalità è importante e si svolge “sub Petro e cum Petro”. Come a dire che adesso, finito il Sinodo, ascoltati tutti i Padri, la parola torna alla cattedra del primo degli apostoli.