Jobs Act: il governo ottiene la fiducia in Senato

di Redazione | 08/10/2014

Con 165 sì, 111 no e 2 astenuti il governo ottiene la fiducia per il Jobs Act.

JOBS ACT: LA SECONDA CHIAMA– Inizia la seconda chiama:

JOBS ACT: ALLA PRIMA CHIAMA ALCUNI SENATORI DISSIDENTI PD ASSENTI – Mentre si va verso la fine alcuni dem mancano alla chiama. Si parla di Ricchiuti, Mineo. E la gente twitta:

Tocci dà il suo ultimo sì prima delle dimissioni mentre Lorenzo Battista (ex 5 stelle) esprime il suo voto favorevole tra i commenti forti in aula.

JOBS ACT: INIZIA CHIAMA– Mentre Barbara Lezzi imposta ironicamente una finta dichiarazione di fiducia, c’è anche chi tra i membri per L’Italia esprime il suo no. Inizia il voto: da Conti. In diversi non partecipano. Ma l’astenersi equivale a un no a Palazzo Madama.

JOBS ACT: FORZA ITALIA NO A FIDUCIA – Forza Italia voterà ‘no’ alla questione di fiducia posta dal governo sul disegno di legge delega in materia di lavoro. Lo ha annunciato Anna Maria Bernini (Fi) in aula al Senato durante le dichiarazioni di voto.

strong>JOBS ACT: TOCCI LASCIA, I MOTIVI – Mi rimane il problema di conciliare due principi opposti: la coerenza con le mie idee e la responsabilita’ verso il mio partito e il governo. Ho trovato solo una via d’uscita dal dilemma: votero’ la fiducia al governo” sul Jobs Act “ma subito dopo prendero’ atto dell’impossibilita’ di seguire le mie idee e mi dimettero’ da Senatore della Repubblica. E’ una decisione presa di fronte alla mia coscienza, senza alcun disegno politico per il futuro. Pero’ continuero’ come militante in tutte le forme possibili il mio impegno politico. E’ stato e sara’ ancora la passione della mia vita”. Lo scrive il senatore del Pd, Walter Tocci, che sul suo blog conferma le sue dimissioni, non condividendo la legge delega di riforma del mercato del lavoro e non solo. “I margini di maggioranza al Senato sono esigui e non ho intenzione di causare una crisi politica”, sottolinea Tocci.

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JOBS ACT: SCELTA CIVICA, OK A FIDUCIA – “Il voto di pieno sostegno di Sc sulla legge delega non riguarda solo il suo contenuto – il maxiemendamento non altera il testo della Commissione nella sostanza – ma anche nella scelta di porre la fiducia”. Lo dichiara Gianluca Susta, capogruppo di Sc al Senato. “Per alcuni la fretta del presidente Renzi è frutto di sciatteria e guasconeria” ma questa è “una rappresentazione ridicola e caricatura che non possiamo accettare. Stiamo facendo ciò che i governi riformisti in Europa hanno fatto 15 anni fa. Assecondiamo ansia di premier di risolvere problemi non risolti. Adesso è il tempo di decidere”, spiega Susta.

JOBS ACT: INIZIO DICHIARAZIONI DI VOTO — Si è conclusa nell’Aula del Senato la discussione generale sulla legge delega di riforma del mercato del lavoro. Sono iniziate le dichiarazioni di voto.

JOBS ACT: “M5S NON HA LANCIATO LIBRI” -Arriva la smentita dei 5 stelle. Via tweet:

Taverna pubblica un video che riprende il lancio del regolamento del Senato da “parte del capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio”:

JOBS ACT: SEDUTA RIPRENDE ALLE 20 -La seduta sulla fiducia al jobs act è ripresa alle 19.40, ma solo per qualche minuto, il tempo di comunicare all’aula da parte del presidente di turno Roberto Calderoli che, non avendo la commissione Bilancio ancora concluso l’esame del maxiemendamento del governo sul jobs act, bisogna slittare ancora. Quindi la seduta è stata subito risospesa e riprenderà alle 20.

RENZI: OPPOSIZIONE SCENEGGIATA – “Non ho parlato molto dei contenuti del Jobs act durante il mio intervento in primis perché ne stanno parlando al Senato, parlando si fa per dire visto che le reazioni delle opposizioni fanno parte più di sceneggiate che non della politica, se si hanno idee diverse si spiegano”, ha commentato Matteo Renzi, nella conferenza stampa al termine della conferenza europea di Milano sulla disoccupazione, ha risposto a proposito della bagarre al Senato sul Jobs Act.

I 5 STELLE OCCUPANO I BANCHI DEL GOVERNO – E postano l’azione su social: “Noi non molliamo”, scrive la senatrice Nunzia Catalfo.

LANCIO LIBRI CONTRO GRASSO – La seduta viene interrotta per un lancio di libri contro Pietro Grasso. Alcuni 5 stelle – secondo quanto riportano alcuni media – avrebbero lanciato i regolamenti del Senato contro il presidente della seduta.

qui alcuni attimi prima del lancio:

(Repubblica Tv)

BRUNETTA: «GOVERNO RENZI NEL CAOS» – «Il governo Renzi e la sua maggioranza sono nel caos più totale. In queste ore, mentre al Senato è ancora in corso il dibattito sulla fiducia, si stanno scontrando in modo paradossale le diverse anime all’interno del Pd e della maggioranza». Lo dichiara in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. «Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro, esponente di spicco di Ncd in maggioranza, dice di avere vinto, e il testo del maxiemendamento sembra dargli ragione. La minoranza Pd strilla per il tradimento del voto in direzione, ma – sottolinea – sembra non avere il coraggio di votare contro il provvedimento in Aula al Senato, minacciando revisioni quando la delega passerà alla Camera».

POLETTI SU RISORSE JOBS ACT: 1,5 MILIARDI DI NUOVI AMMORTIZZATORI – «Per le risorse è vero, ne servirebbero di più per attuare la riforma del lavoro», spiega il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel discorso depositato in Senato dal ministro del Lavoro. «Intanto il governo si assume l’impegno a finanziare con 1,5 miliardi i nuovi ammortizzatori. Insieme a questo – si legge ancora – dovranno essere meglio utilizzate le risorse attualmente disponibili».

CUPERLO: «CHIEDERE FIDUCIA GRAVE ERRORE» – Gianni Cuperlo attacca: «Mettere la fiducia sulla riforma del lavoro è stato un errore serio». Il leader di Sinistradem, commenta così il voto del Senato sul Jobs act: «Non mi rassegno. Sento che dobbiamo batterci fuori e dentro il Parlamento per innovare il mercato del lavoro su punti decisivi. La partita resta aperta. Non si fanno vere riforme puntando sulla divisione del Paese e ora la parola passa alla Camera che va messa nella condizione di discutere e migliorare il testo». «Servono risorse certe – aggiunge – perché l’impegno sacrosanto a estendere tutele e ammortizzatori abbia gambe per camminare. Mettere al Senato la fiducia sul Jobs Act è stato un errore serio e punto sventolato come un simbolo – le norme sul licenziamento – la delega non contiene una sola parola. Il che – sia chiaro – preclude l’intervento sulla materia attraverso i decreti attuativi. Se accadesse saremmo davanti a un evidente eccesso di delega. Tanto più che prevedere, al termine del triennio di prova, diritti differenti per lavoratori con lo stesso contratto potrebbe sollevare una questione di costituzionalità».
«Alcuni miglioramenti – precisa Cuperlo – sono stati il frutto anche delle proposte avanzate in queste settimane da noi e altri. Il metodo che annulla la ricerca di buone soluzioni non fa il bene di nessuno. Guardo con rispetto alle scelte dei senatori del mio partito. Come molti di loro resto convinto che la dignità di chi lavora sia un principio da tutelare sempre. La logica del ‘prendere o lasciare’ non fa parte del mio modo di concepire la politica e, per quanto mi riguarda, il giudizio di merito conta. Credo nella disciplina di partito. Nel senso che non c’e’ partito senza disciplina. Ma neppure può sopravvivere l’appello alla disciplina senza un partito. Con gruppi parlamentari posti dinanzi a diktat o a voti di fiducia. Adesso è tempo di battersi per cambiare le cose che vanno cambiate. Scelga il governo di non erigere totem e si concentri sulle soluzioni, a cominciare dal reperire le risorse necessarie e che risultano ancora insufficienti. Unire il Paese si può. Però bisogna volerlo, mentre procedere a colpi di fiducia è come camminare sull’acqua pensando di non bagnarsi. Che si sappia è riuscito a uno soltanto, ma non era di questo mondo».

JOBS ACT: COSA PROPONE LA MINORANZA PD E COSA IL GOVERNO – Durante la conferenza Cecilia Guerra del pd ha mostrano i punti in collisione con il maxiemendamento: «Il governo non raccoglie contenuti essenziali del documento approvato dalla direzione del Pd nella parte riguardante le tutele nei casi di licenziamenti per motivi disciplinari. Per noi un obiettivo fondamentale». Guerra inoltre, a nome della minoranza del suo partito stigmatizza «il testimone passa ora alla Camera dove ci batteremo con determinazione perché la delega faccia ulteriori significativi passi avanti». Nel maxiemendamento sono quattro i punti che la minoranza Pd accoglie con favore: “la volontà di superare le forme di assunzione precarie”; “la volontà di dare centralità al lavoro a tempo indeterminato rendendolo più conveniente rispetto alle altre tipologie contrattuali”; il fatto che “l’eventuale cambiamento delle mansioni debba tutelare anche la condizione economica dei lavoratori”; che “sia stata circoscritta l’estensione dell’uso dei voucher al fine di evitare l’aumento esponenziale di nuovo lavoro precario”.

JOBS ACT: PRIMA CHIAMA ALLE 21 -In base al calendario stilato in capigruppo (e approvato a larga maggioranza) ci saranno due ore di discussione generale, poi dichiarazioni di voto e alle 21 l’inizio della prima chiama.

JOBS ACT: POLETTI, “VIA REINTEGRO LICENZIAMENTI ECONOMICI” – “Il Governo intende modificare il regime del reintegro così come previsto dall’articolo 18”, “eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità”. Cosi’ il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel discorso sul Jobs act, a proposito del contratto a tutele crescenti ai neoassunti. “Sarà prevista la possibilità del reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmente gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie”.

JOBS ACT: LA PAROLA ALLA MINORANZA PD – Il documento è firmato anche da alcuni deputati della Direzione Pd. Firme- spiegano i 36 dem – critiche ma che continueranno il loro lavoro con ulteriori proposte di modifica. Cecilia Guerra parla a nome loro dicendo che alcuni punti sono stati accolti ma mancano ancora diverse cose. «Noi diamo un giudizio non positivo sul ricorso alla fiducia. Questo interrompe un dibattito parlamentare. La delega è un meccanismo attraverso cui il parlamento si spoglia di questa funzione». «Voteremo la fiducia» ha precisato la senatrice Cecilia Guerra. I 9 deputati firmatari del documento sono tutti membri della Direzione Pd: Stefano Fassina, Micaela Campana, Enzo Amendola, Cesare Damiano, Nico Stumpo, Davide Zoggia, Alfredo D’Attorre, Guglielmo Epifani, Roberta Agostini. I 26 senatori che hanno firmato il documento sono Guerra, Gatti, Fornaro, Chiti, Corsini, Gotor, Lai, Migliavacca, Pegorer, D’Adda, Albano, Broglia, Cucca, Dirindin, Filippi, Giacobbe, Lo Moro, Manassero, Manconi, Martini, Micheloni, Mucchetti, Puppato, Sonego, Tronti, Turano.

JOBS ACT: TOTI PARLA DI “BLUFF ACT” – «Più che un jobs act questo si sta trasformando in un bluff act». Così il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti, in conferenza stampa, definisce la la legge delega sul lavoro del governo, che sta per essere approvata dal Senato con il voto di fiducia. In conferenza stampa al partito per presentare la nuova Direzione del movimento giovanile azzurro, Toti spiega: «Sembriamo davvero essere il Paese delle occasione perdute. La riforma del lavoro poteva essere una grande occasione per superare la legge Fornero, che ha dato una mano a peggiorare la situazione. Invece Renzi sta buttando via questa opportunità: la delega non contiene niente e stiamo facendo solo l’ennesimo spot al premier, senza riformare alcunché perché il giorno dopo non cambierà nulla, come è successo con la delega sul fisco votata a marzo. Le riforme, del resto – conclude Toti – sono tali solo quando producono effetti e incidono sui cittadini».

guarda il video:

JOBS ACT: BARROSO SI CONGRATULA CON RENZI – «Mi congratulo con il presidente del Consiglio Renzi per l’iniziativa del jobs act, si tratta di una riforma importante che può avere un grande impatto» sulla competitività dell’economia italiana. Lo ha detto il presidente della commissione Ue Jose Manuel Barroso nel suo intervento, secondo quanto riferito da Fonti presenti al vertice sull’occupazione di Milano.

guarda la gallery:

(La protesta M5S/LaPresse)

JOBS ACT: PRONTO DOCUMENTO MINORANZA PD – Pronto un documento stilato dalla minoranza Pd sul Jobs Act. Il documento – spiega il senatore Democrat Miguel Gotor – presenta le firme di 26 senatori e 9 deputati, membri della Direzione Pd, e sarà presentato al Senato alle ore 17.

JOBS ACT: GOVERNO CHIEDE FIDUCIA – La seduta riprende alle 16: con richiesta della verifica del numero legale. Il ministro Boschi chiede la fiducia tra le urla dell’opposizione. Viene convocata la capigruppo per la calendarizzazione del voto.

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SENATO: PETROCELLI SI BARRICA IN AULA – Vito Petrocelli il capogruppo del M5s espulso dal presidente Pietro Grasso per le intemperanze contro Giuliano Poletti rifiuta di lasciare l’aula di Palazzo Madama. Il senatore rimane al suo posto, protetto dal cerchio dei membri del suo gruppo. Intanto nell’emiciclo i senatori litigano. Valeria Fedeli, vicepresidente del Pd, urla ai Cinque Stelle: “Voi dovete rispettare la mia storia. Non sapete chi sono io”. Com’è noto, Fedeli ha una lunga militanza nella Cgil.

POLETTI: SEDUTA SOSPESA -Si alza la tensione quando il ministro Poletti chiede «Come abbiamo fatto ad arrivare a tale situazione?». Piovono urla dai banchi dell’opposizione. Dopo i richiami torna la calma. «Abbiamo lasciato deperire il sistema della giustizia, meritocrazia e stare fermi in un mondo che corre non può che esser disastroso». «Non è urlando forte i numeri della crisi che si risolvono i problemi». Si risollevano le urla dai banchi 5 stelle. Viene sospesa la seduta ed è stato espulso il 5 stelle (capogruppo) Vito Petrocelli.

JOBS ACT, POLETTI: PRIMO OBIETTIVO CERTEZZA NORME – Il ministro Poletti introduce a Palazzo Madama il maxiemendamento. «L’incertezza è il veleno che uccide gli investimenti» e poi «estendere i diritti attraverso l’indeterminato a tutele crescenti». E ancora «estendere gli ammortizzatori riformandoli».

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JOBS ACT: SU ARTICOLO 18 DECRETO ATTUATIVO – “Sull’articolo 18 faremo una norma di dettaglio in un decreto attuativo”. Così il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova risponde ai cronisti in Senato a margine dei lavori sul Jobs act. La norma sara’ fatta in base a quanto previsto dal ddl e ai “ragionamenti del Premier fatti in più occasioni, incluso il documento approvato in direzione”.

JOBS ACT: DEMANSIONAMENTO SOLO CON PARAMETRI OGGETTIVI – Prevedere il demansionamento del lavoratore solo in presenza di “parametri oggettivi”. È quanto prevede la bozza di maxiemendamento. Il tema era uno dei nodi da sciogliere posti dalla minoranza del Pd. La revisione della disciplina delle mansioni può avvenire “in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale individuati sulla base di parametri oggettivi, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento”, così come prevedeva lo stesso testo licenziato dalla commissione Lavoro al Senato. Tra le novità anche la previsione che “la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria possa individuare ulteriori ipotesi” di demansionamento.

JOBS ACT: INDETERMINATO CONVIENE-Il contratto a tempo indeterminato sarà la forma “privilegiata” e, quindi, sarà reso “più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti”. E’ quanto prevede il maxiemendamento alla delega lavoro, che sarà consegnato a breve dal governo in aula al Senato.

JOBS ACT: TAFFERUGLI A MILANO-Nel mentre a Milano è scattato qualche tafferuglio tra giovani del corteo e polizia:

Qui la diretta on line del Corrieretv:

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JOBS ACT: DISOCCUPAZIONE UNIVERSALE ANCHE PER I CO.CO.CO – L’Aspi, ossia l’indennità di disoccupazione, sarà estesa a tutti, anche ai co.co.co.Sarebbe questo quanto emerge dalla bozza di maxiemendamento al Jobs act su cui il governo chiederà la fiducia del Senato. Il testo è aggiornato a ieri sera ma non dovrebbero esserci modifiche sostanziali. Nel testo del ddl delega si legge: “Universalizzazione del campo di applicazione dell’Aspi, con estensione ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa”.

JOBS ACT, LA BOZZA IN RETE DEL MAXIEMENDAMENTO – La twitta Sarubbi sotto la voce “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”. Curioso che non figuri nessun riferimento letterale all’articolo 18 o al reintegro.

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JOBS ACT, CONTINUA LA DISCUSSIONE IN SENATO – Continua nel frattempo la discussione a Palazzo Madama in attesa dell’arrivo di Maria Elena Boschi.

JOBS ACT, LANDINI: PRONTI A OCCUPARE FABBRICHE – «Siamo pronti ad occupare le fabbriche»: lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, alla partenza del corteo contro il vertice Ue sul lavoro a Milano. «La precarietà non si combatte rendendo più facile il licenziamento ma con il tempo indeterminato e garantendo i diritti a tutti», ha aggiunto Landini. «Siamo pronti ad occupare le fabbriche perché ci chiedono di abbassare i salari. Se Renzi pensa di fare il figo dandoci ottanta euro e se pensa che noi siamo i coglioni che accettano di firmare la riduzione, si sbaglia di grosso».

JOBS ACT, PARLA BOSCHI: EMENDAMENTO PRONTO – «L’emendamento è pronto. Attendiamo la fine della discussione generale per presentarlo in Aula». Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, lasciando il convegno dell’Aiga per recarsi in Senato. Alla domanda dei cronisti sulla richiesta della minoranza interna del Pd di poter emendare la delega lavoro alla Camera, il ministro ha replicato sottolineando che quello che uscirà dal Senato «è comunque un buon testo, in cui ci sono delle modifiche che accolgono alcuni suggerimenti pur mantenendo l’impianto della richiesta». «Vediamo oggi il voto del Senato – ha aggiunto – ma teniamo anche conto se c’è l’esigenza di dare risposte rapide, immediate, così da attuare subito la delega con i decreti legislativi, per rispondere alle richieste di un miglior accesso al mondo del lavoro».

VOTO FIDUCIA: PALAZZO CHIGI PRECISA – Il voto di fiducia di oggi al Senato è un voto di fiducia sulla riforma dell’art-18 dello Statuto dei lavoratori. Lo hanno precisato fonti di palazzo Chigi, con riferimento ad alcuni articoli di stampa che hanno descritto il voto a palazzo Madama come un voto solo politico sul governo Renzi slegato dal merito della revisione dell’articolo 18.
A palazzo Chigi, infatti, sottolineano come «contrariamente a quanto riportato oggi da notizie di stampa, come il voto di oggi sulla fiducia riguardi evidentemente l’articolo 18». E che questo «lo si è spiegato per mesi ovunque, persino nelle sedi di partito». Infatti «la delega attribuisce al governo il dovere di superare l’attuale sistema e il presidente del Consiglio ha indicato con chiarezza la direzione». E pertanto «chi vota la fiducia vota la fiducia al presidente del Consiglio e al governo che sostengono la necessità di riformare l’intero mercato del lavoro, come esplicitato dalla delega». La quale «essendo una delega non può che avere la portata definita dal testo normato».

FIDUCIA JOBS ACT: POLETTI SALTA VERTICE – Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, non sarà presente oggi a Milano al vertice Ue sull’occupazione che sarà presieduto dal premier Matteo Renzi. Poletti rimane a Roma dove al Senato si voterà la fiducia sul Jobs act. Al posto del ministro interverrà Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro. Intanto è ripresa in Aula al Senato la discussione generale sul ddl delega lavoro. Al termine del dibattito è attesa la richiesta di fiducia da parte del governo sul maxiemendamento al provvedimento. Il voto si svolgerà nel pomeriggio.

VOTO FIDUCIA: DI CHE SI TRATTA – Sul Jobs Act il governo Renzi ha deciso di porre la fiducia, nonostante le critiche della sinistra Pd. La sfida si giocherà in serata in Senato, ma il testo dell’esecutivo arriverà soltanto in giornata. Questa mattina sarà presentato l’emendamento del governo, con le modifiche «suggerite dal Pd e dalla parta che non sta con me», ha anticipato il premier. In realtà, sul nodo principale dell’articolo 18, sul quale si è lacerato il Pd, deciderà l’esecutivo: il suo superamento sarà definito quando si scriveranno i decreti attuativi. Nonostante i numeri risicati della maggioranza (168 voti, appena 7 in più del quorum) e le resistenze dentro il partito sulla riforma del lavoro, Renzi ha spiegato però di «non temere agguati» a Palazzo Madama. Anche perché i “malpancisti” dem non si spingeranno fino a mettere in pericolo la vita dell’esecutivo.

 

Prime Minister David Cameron Welcomes Italian Prime Minister Matteo Renzi To Downing Street

 

JOBS ACT, PROVA FIDUCIA A PALAZZO MADAMA – Eppure, le minoranze sono divise: se l’ex segretario Pier Luigi Bersani ha raccomandato ai suoi fedelissimi «responsabilità e lealtà, anche di fronte alla forzatura della fiducia», l’area più a sinistra vicina a Giuseppe Civati resta la più intransigente. E lo stesso ex candidato alle primarie per la segreteria Pd si è appellato al capo dello Stato, chiedendo al Colle di «richiamare a un maggior rispetto di ruoli e prerogative istituzionali», di fronte alla «prassi deprecabile» del frequente ricorso dell’esecutivo allo strumento della fiducia. Entro questa sera la sfida del voto, l’esecutivo non sembra correre rischi concreti. Sono pronti a uscire dall’aula i senatori civatiani, come Corradino Mineo, Walter Tocci, Lucrezia Ricchiuti e Felice Casson (quest’ultimo ha deciso ieri di sospendersi dal gruppo Pd, protestando contro la decisione del partito di votare “no” in giunta per l’immunità alla richiesta di utilizzo delle intercettazioni del senatore Ncd, Antonio Azzollini, nell’inchiesta su una presunta truffa da 150 milioni). Certo, si riservano ancora di leggere il testo: «Se ci fosse nell’emendamento del governo il 10% di quello che Renzi ha promesso in Direzione lo voterei», ha chiarito Mineo a “Repubblica“. Ma tra le minoranze non c’è grande ottimismo. 

LE MODIFICHE: SGRAVI FISCALI PER CHI ASSUME A TEMPO INDETERMINATO – Se nella legge delega non ci sarà spazio per le norme sui licenziamenti – la questione reintegro, rinviata ai decreti attuativi, resterà soltanto nei casi di licenziamento illegittimo discriminatorio e in gravissimi e selezionati casi di licenziamento disciplinare), tra le modifiche ci sarà invece quella che Renzi considera una contropartita al superamento sostanziale dell’articolo 18. Ovvero, la possibilità di concedere sgravi fiscali al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Questo lo strumento con il quale l’esecutivo intende trasformare questa forma di contratto in quella privilegiata e più conveniente per le aziende, attraverso «vantaggi su oneri diretti e indiretti». Si chiarirà nell’emendamento anche come i risparmi che derivano dalla ridiscussione degli ammortizzatori sociali dovranno essere destinati alla loro riforma complessiva e per potenziali i servizi per l’impiego. Ma il nodo resta quello delle coperture: non ci sarà alcun riferimento alle risorse aggiuntive promesse dal premier, ovvero il miliardo e mezzo di euro in più dal 2015.

Senza sorprese previste in aula, Renzi sarà impegnato a Milano per una conferenza congiunta con Merkel e Hollande dopo il summit europeo sul lavoro. Così come la Francia – che ha scelto in modo provocatorio di sfidare il rigore Ue e tedesco non rispettando il vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil – anche l’Italia teme l’apertura di un rischio d’infrazione, come ricorda “La Repubblica”. Questo perché il nostro Paese ha deciso di rinviare di due anni il pareggio di bilancio e il debito pubblico continua a crescere. La possibile procedura, che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intende evitare, non spaventa invece Renzi. «Il caso francese e quello italiano sono differenti: Parigi ha una situazione più grave», è la linea. C’è poi una questione di tempi: non ci saranno effetti immediati, dato che un’eventuale procedura d’infrazione verrebbe aperta soltanto ad aprile.

Prima, però, per Renzi c’è da ottenere la fiducia in aula a Palazzo Madama. Un passaggio considerato uno “spartiacque”, soprattutto nei rapporti interni del partito: incassato il “sì”, Renzi vincerà la sfida con le minoranze dem.

Copertina Foto Fabio Cimaglia/ LaPresse