Hanno sparato contro la Casa Bianca e nessuno se n’è accorto

Usa, nel 2011 qualcuno ha sparato dei colpi d’arma da fuoco in direzione della Casa Bianca, residenza del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e nessuno se n’è accorto: certo non il servizio segreto che ci ha messo giorni per accorgersi che qualcuno aveva aperto il fuoco contro il numero 100 di Pennsylvania Avenue,  mentre all’interno c’erano Sasha Obama, la figlia del presidente, e Marian Robinson, la madre di Michelle Obama.

BARACK OBAMA, SPARI CONTRO LA CASA BIANCA – Scrive il Washington Post, che sulla storia ha un reportage esclusivo scritto grazie all’analisi di documenti, testimonianze e risultanze estratte dall’inchiesta dei servizi segreti arrivata inaccettabilmente tardi, giorni dopo il fatto e sopratutto dopo giorni in cui il Secret Service aveva negato che gli spari esplosi vicino alla Casa Bianca fossero da attribuire ad attentatori. I colpi hanno “spaccato la finestra del secondo piano, a pochi passi dal salone della famiglia presidenziale; un altro ha colpito il telaio della finestra e altri colpi sono finiti sul tetto, facendo cadere pezzi di cemento e di legno sul pavimento. Almeno sette colpi di pistola hanno colpito la residenza superiore della Casa Bianca”, scrive il giornale della capitale statunitense. E dire che la White House era zeppa di personale del servizio segreto: una in servizio al secondo piano, cecchini sul tetto, e nessuno fu in grado di capire cosa stesse succedendo.

“TUTTO A POSTO” – “Nessun colpo è stato sparato. Tutto a posto”, avrebbe detto un supervisore dalla radio. “Il rumore arriva da un veicolo da costruzione qui vicino”, ha continuato il responsabile del servizio. In seguito il Servizio Segreto si rese conto “che una sparatoria era effettivamente avvenuta” ma negò che fosse diretta verso la Casa Bianca: “Ci vollero quattro giorni per realizzare che i colpi avevano colpito la residenza, una scoperta che arrivò solo grazie al fatto che un cameriere aveva notato vetro rotto e pezzi di cemento sul pavimento”. A sparare era stato Oscar R. Ortega-Hernandez, “ventunenne disoccupato” e convinto di alcune “teorie del complotto” riguardanti Barack Obama, che è stato in grado di “parcheggiare l’auto su una strada pubblica, sparare e andare via senza essere individuato”; le forze dell’ordine sono riuscite a catturarlo “solo perché la sua auto si è schiantata sette isolati più in la e perché ha lasciato la pistola dentro l’auto”. Mentre tutto questo avveniva, Barack Obama e Michelle erano su una portaerei a guardare una partita di Basket e poi si imbarcarono su un volo per Honolulu, dove parteciparono “ad un meeting commerciale”.

CATTURATO E CONDANNATO – Nel frattempo, l’attentatore, era libero per il paese: “Gli inquirenti non diramarono ordini di ricerca a livello nazionale per Ortega. Se l’avessero fatto, l’uomo sarebbe stato arrestato quel sabato ad Arlington, dove la polizia rispose ad una chiamata riguardo un uomo che si comportava stranamente in un parco locale”. Era Ortega, che venne interrogato ma poi “lasciato andare”. Ma come è potuto succedere che il Servizio Segreto non sia stato in grado di proteggere la famiglia del Presidente? I problemi, scrive il rapporto, sarebbero vari: primo fra tutti il fatto che il Servizio Segreto alla Casa Bianca non aveva, allora, pieno accesso alle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso che circondano la residenza presidenziale. Inoltre, gli ufficiali di guardia presso la Casa Bianca comunicano su una frequenza radio differente rispetto a quella usata dagli agenti che proteggono la famiglia presidenziale, e dunque “gli agenti assegnati a Sasha hanno appreso degli spari solo minuti dopo, da un ufficiale appostato lì vicino”. In ogni caso, nonostante il ritardo, Ortega è stato successivamente trovato, catturato e condannato a 25 anni di galera senza che l’opinione pubblica fosse a conoscenza del fallimento, grave, dell’intelligence americana.

 

 

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