Elezioni in Svezia: boom della destra anti stranieri

di Andrea Mollica | 15/09/2014

In Svezia la socialdemocrazia tornerà al governo, ma il vero vincitore delle elezioni nazionali è la destra radicale di Swerigedemokraterna, i Democratici della Svezia, alleata con Grillo al Parlamento europeo. Le loro posizioni anti europee e anti stranieri hanno vampirizzato il centrodestra del premier Fredrik Reinfeldt, uscito sconfitto dopo aver esser stato il primo leader moderato ad aver ottenuto la riconferma nel paese simbolo della socialdemocrazia scandinava. In Germania i no euro di Alternative für Deutschland sfondano la soglia psicologica del 10% in due Bundesland dell’Est, Brandeburgo e Turingia, cementandosi come nuova forza del sistema politico tedesco.

ELEZIONI IN SVEZIA: SINISTRA VINCE A METÀ – La Svezia avrà un nuovo governo. L’Alleanza di centrodestra che ha governato il paese dal 2006 è uscita sconfitta alle elezioni di domenica 14 settembre. Il nuovo primo ministro sarà il leader dei Socialdemocratici svedesi, Sap, Stefan Löfven, anche se la composizione del nuovo esecutivo appare piuttosto problematica. Le forze progressiste, formate da socialdemocratici, verdi e sinistra radicale, hanno infatti ottenuto il 43,7%, contro il 39,3% di Alleanza , la coalizione conservatrice che ha sostenuto il governo di Fredrik Reinfeldt dal 2006 ad oggi. Il Partito socialdemocratico svedese dei lavoratori tornerà così ad esprimere il primo ministro del paese scandinavo, come ha fatto per circa 60 degli ultimi 80 anni di storia. Per la prima volta da diversi decenni però Stefan Löfven sarà costretto ad allearsi con un’altra formazione per creare una maggioranza all’interno del Riskdag. Il partner preferito di governo, i Verdi, hanno ottenuto un risultato deludente rispetto alle aspettative, ed anche un’intesa con la sinistra radicale non permetterebbe la creazione di un nuovo esecutivo. Gli scenari più probabili appaionoun’intesa di governo tra i rosso-verdi con esclusione della sinistra radicale, alleata con i partiti centristi che hanno sostenuto Reinfeldt, oppure un esecutivo progressista di minoranza, appoggiato su singoli provvedimenti da formazioni moderate. Una sorta di mini grande coalizione in salsa scandinava, non distante dalla formula con cui oggi viene governata la Finlandia, che però esprime un premier conservatore.

ELEZIONI IN SVEZIA: BOOM DELLA DESTRA ALLEATA DI GRILLO – Il vero vincitore delle elezioni svedesi è però un partito che non andrà al governo, i Democratici della Svezia. Swerigedemockraterna, SD, ha superato il 13%, quasi triplicando i voti che nel 2010 gli permisero di entrare per la prima volta nel Riskdag. I Democratici della Svezia sono una formazione nata dall’estrema destra, vicina alla galassia neonazista, poi evolutasi in una formazione di stampo lepenista o haideriano con posizionamenti nettamente anti europee ed anti stranieri. L’estremismo contro l’immigrazione e l’UE di Democratici della Svezia ha però convinto una fetta consistente dell’elettorato conservatore. Secondo gli exit poll il partito più penalizzato dall’esplosione di SD sono stati i Moderati di Reinfeldt, che hanno perso oltre 7 punti percentuali rispetto a 4 anni fa. Il centrodestra di governo aveva già escluso qualsiasi ipotesi di alleanza con i Democratici della Svezia, formazione che al Parlamento europeo ha favorito la nascita del gruppo di Nigel Farage e Beppe Grillo. In vista delle elezioni nazionali, e date le ricorrenti accuse di estremismo, il leader di SD, il 35enne Jimmie Åkesson, ha preferito evitare un’associazione con Marine Le Pen per non penalizzare le chance di attrazione dei segmenti moderati o centristi sempre più ostili all’immigrazione.

ELEZIONI IN SVEZIA E GERMANIA: L’ESPLOSIONE DEI NO EURO – A poche centinaia di chilometri dalla Svezia le elezioni statali in due Bundesland tedeschi, Brandeburgo e Turingia, sono stati caratterizzati da un simile rafforzamento della destra anti UE e anti stranieri. Alternativa per la Germania, la formazione no euro fondata nel 2013 e che ha mancato di pochissimo l’ingresso al Bundestag alle federali dell’anno scorso, è entrata nei parlamentini statali di due Länder dell’ex Germania dell’Est, superando in entrambi i casi il 10%. Un grande successo che segue l’ottimo risultato ottenuto alle statali della vicina Sassonia, anch’esso Bundesland dell’ex DDR. Come in Svezia, anche in Germania il rafforzamento della destra più radicale appare trainata da una torsione conservatrice dell’elettorato. I Democratici della Svezia come Alternativa per la Germania sono formazioni collocate a destra del sistema politico tradizionale, ma la loro carica anti establishment così come le loro posizioni di aperta ostilità agli stranieri li rendono attraenti anche per gli elettori progressisti. In Svezia il boom elettorale di SD ha terremotato il sistema politico, caratterizzato dal duello tra la socialdemocrazia e partiti liberali e conservatori. In Germania AfD sembra potersi consolidare, sostituendo l’ormai scomparsa destra liberale, al fianco dei quattro partiti ora rappresentati al Bundestag, la Cdu della Merkel, i socialdemocratici, i verdi e la sinistra ex comunista. Una minaccia in prospettiva per la cancelliera, che finora appare subire sconfitte, per quanto relative, solo dai no euro. La strategia dell’isolamento dei no euro perseguita da Angela Merkel è stata fallimentare, e all’interno del suo partito diversi esponenti conservatori chiedono di aprire un dialogo con Alternativa per la Germania.

Photocredit: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images