Dramma Balzaretti: «Ho pianto, per i medici non potrò tornare a giocare»

di Redazione | 10/09/2014

Dopo la conferenza stampa fiume di martedì scorso, Federico Balzaretti torna a raccontare il suo dramma sportivo. E le sue parole pesano come macigni: “Lo ammetto: ho pianto. L’ho fatto dinanzi ai miei compagni, al telefono con mia moglie. Ma non ho pianto davanti alla mie figlie, quello no” dice a Chi.

Alfredo Falcone - LaPresse
Alfredo Falcone – LaPresse

INCUBO – Balzaretti non gioca una partita ufficiale da Roma-Sassuolo, 10 novembre 2013; è passato quasi un anno. Si ferma per un risentimento muscolare che si trasforma in un’infiammazione, poi ecco l’ipotesi pubalgia e allora Balza vola negli States a farsi operare – scoperta una ‘sports hernia‘ – e con l’anno nuovo tutto sembra superato. Gli allenamenti con il gruppo, anche quindici minuti di amichevole contro la Primavera. Poi la ricaduta: ancora riposo e fisioterapia, un altro intervento chirurgico stavolta a Monaco di Baviera, senza risolvere. E un’altra stagione che non inizia: “È stato riscontrato un problema alla sinfisi pubica: dovrebbe esserci una cartilagine, ma ora non c’è più. Le operazioni mi hanno martoriato, risultati zero”.

ADDIO? – Eppure l’ex terzino della nazionale non molla: “Sto lavorando duramente per tornare a giocare, ma voglio tornare a correre, in futuro, anche per abbracciare i miei figli al parco, per giocare con loro. Non posso pensare che questo non potrà mai più succedere” – afferma al noto settimanale Balzaretti, 220 presenze in A – “Per i medici forse non potrò più giocare, ma io annullo il pensiero dell’addio, mi fa troppo male. Mi manca la stanchezza del post partita, mi manca la sensazione di gratificazione di chi svolge la sua professione”

LA ROMA E LA FAMIGLIA – Tanti i messaggi di affetto giunti da tifosi e compagni di squadra. E Balza non può che ricambiare: il presidente della Roma Pallotta, racconta, si è comportato “da vero signore. Poteva mandarmi via. Che se ne fanno di un Balzaretti rotto? Invece lui ha scelto di sperare”. Speranza sì, perché il calcio “è una fetta importante della mia vita. Per forturna c’è la mia famiglia, che è la luce”.

 

Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images