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Matteo Renzi e il Jobs Act, come funziona il modello tedesco

Matteo Renzi sul Jobs Act ha le idee chiare: “La Germania non è un concorrente, sul lavoro è il nostro modello”. E’ il JobWunder tedesco, il miracolo del lavoro che ha consentito al gigante europeo di passare dal 10% di disoccupazione prima della crisi al 4% di oggi: un tasso di senza lavoro lavoro più che dimezzato proprio durante gli anni della più grande difficoltà economica mondiale dal 1929.

MATTEO RENZI E IL MODELLO TEDESCO – Come hanno fatto i tedeschi a salvarsi dalla crisi? C’è stato un concorso di cause, ma certo le riforme del mercato del lavoro approvate dai governi di Gerard Schroeder hanno tirato la volata ai dati occupazionali; alcuni lati delle cosiddette leggi Hartz hanno delle criticità importanti e sono poco stimate anche in patria, ma i dati parlano e hanno un peso. Peter Hartz, già capo del personale alla Volkswagen venne incaricato da Schroeder di riformare il mercato del lavoro, attraverso quattro leggi (Hartz I, II, III, IV, approvate fra il 2003 e il 2005) che hanno modificato l’ordinamento tedesco in profondità. Il lavoro precario esiste ed è molto utilizzato (troppo, secondo alcuni tedeschi, sopratutto ultracinquantenni letteralmente “intrappolati” in forme contrattuali del genere): si tratta dei cosiddetti contratti di MiniJob e di MidiJob, “dipendenti marginali” che guadagnano massimo 400 euro al mese e che sono particolarmente convenienti per i datori di lavoro che pagano un importo forfettario del 2% della retribuzione lorda allo stato in tasse e che anche sul lato contributivo se la cavano con un importo forfettario per l’assicurazione sanitaria.

AMMORTIZZATORI SOCIALI E FORMAZIONE – Lo stato circonda poi il dipendente, il disoccupato o il cittadino in cerca di lavoro, di una serie di garanzie che vanno a costituire sostanzialmente un reddito di cittadinanza: sussidio all’affitto, sussidio per le spese e per l’alimentazione; inoltre la vera forza del sistema tedesco è il sistema di placement. Scrive la Stampa: “I sussidi di disoccupazione sono universali, estesi cioè a tutti, purché ci si dimostri in ricerca attiva di lavoro. I disoccupati vengono sollecitati con proposte di lavoro che, se non vengono accettate, decurtano progressivamente l’indennità. L’indennità è maggiore, e proporzionata allo stipendio, per chi aveva un posto di lavoro e l’ha perduto”. La formazione professionale è strutturata e continua, centralizzata a livello statale, ci sono “buoni per la formazione, job center e agenzie interinali – con misure mirate sugli over-50 anni espulsi dal mercato del lavoro”. Inoltre, scrive il Corriere della Sera, parte della fortuna del sistema tedesco sta nel consolidato assetto delle relazioni industriali: il sistema contrattuale è “assolutamente decentrato, azienda per azienda”, cosa che ha permesso “moderazione salariale e forti tagli del costo del lavoro, favorendo la competitività”.