Giuntella: “Lo stadio della Roma si farà, e presto”

di Tommaso Caldarelli | 29/08/2014

“Lo stadio della Roma si farà, presto e secondo i piani”: Tommaso Michea Giuntella non nasconde amarezza per l’editoriale del Messaggero uscito oggi sulla cronaca di Roma, un articolo durissimo a firma Mario Ajello che lo prende di mira in prima persona proprio nell’ambito della polemica estiva sullo stadio a Tor di Valle; un match che sembra tutto interno all’ambiente dei costruttori e del cemento romano.

L’INTERVISTA – Nell’editoriale, dove viene definito “presidente Junior”, a Giuntella viene consigliato di tornare a suonare il banjo nel suo gruppo di musica irlandese, piuttosto che “continuare a fare i capricci intorno alla palla del campo virtuale di Tor di Valle” – in risposta alle recenti prese di posizione del presidente del Pd sulla questione dello Stadio della Roma. Molti organi di informazione hanno sottolineato il “curioso interessamento ambientalista” del Messaggero, edito da Caltagirone, che ha passato l’estate a schierarsi apertamente contro il progetto dello Stadio della Roma: “Fermate l’Ecomostro”, ha titolato settimane fa il quotidiano della Capitale. Abbiamo raggiunto il Presidente del Pd romano per un commento sull’editoriale uscito oggi, commento che Giuntella ci ha rilasciato dopo essersi confrontato con il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Giuntella, che interessi poteva avere il Messaggero nel demolire la sua immagine?

Spero che non ci fossero interessi personali. Da parte di chi fa politica il compito è quello di fare chiarezza, se ci fossero conflitti di interesse fra persone e fra gruppi: io spero che non sia così. Rimango sorpreso dai toni totalmente rivolti al mio aspetto personale, però sono costretto a far notare che attaccando una persona che rappresenta il Partito Democratico, si attacca il partito che sostiene il sindaco di Roma, e dunque il sindaco e il progetto che si sta portando avanti. Per me la politica non è questo, e per parlare politicamente di una grande opera non è questo il modo.

Tornando appunto sull’opera, da parte di esponenti del Partito Democratico abbiamo sentito una serie di posizioni differenti, distinguo e prese di distanza durante l’estate. Può dirci qual’è la posizione del Pd Roma riguardo la costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle? 

Con molta chiarezza: lo stadio si farà, si farà presto, sarà a Tor di Valle e si farà secondo le linee stabilite nell’incontro fra il sindaco di Roma Ignazio Marino e James Pallotta, nel quale il sindaco ha ottenuto una serie di garanzie. La linea del Pd è che si faccia questa grande opera e che sia veramente nell’interesse dei cittadini, siamo ovviamente aperti ad ulteriori riflessioni su questioni quali ridurre al minimo i mezzi privati di accesso alla struttura e rimettere in sesto la via del Mare; parliamo di un investimento di un miliardo e mezzo di dollari  e vogliamo che sia la prima tranche di una grossa partita di investimenti stranieri per la città. Mi dispiace vedere interviste e interventi personali che vanno ad inserirsi in beghe che non ci riguardano, in questo modo diamo l’idea di un paese in cui non è il caso di investire, di una capitale povera e di un paese povero.

nuovo stadio roma 1

Parliamoci chiaro, quindi esponenti del Pd che hanno esternato sull’argomento hanno sbagliato, c’è stato un errore di comunicazione. 

Quando si rappresenta il Pd non si rappresentano solo i voti di preferenza che si sono presi nel Pd, ma si rappresenta tutto un partito e tutti quelli che hanno votato questo partito, e il mandato di cambiamento che è stato dato allo stesso partito. Non contesto le posizioni politiche ma l’opportunità di farsi strumentalizzare dall’operazione che poi c’è stata. Se tutti i giorni escono dichiarazioni che prendono distanze dal sindaco, gli investitori scappano. Partecipando a campagne di stampa tese a dimostrare che quest’opera non si farà, che ci sono continui problemi, si contribuisce a far sì che non ci sia chiarezza,  e sono cose che fanno male alla città; anche qui bisogna “cambiare verso”, e spero che questo motto del nuovo corso renziano sbarchi anche a Roma. A Roma non ci sono poteri forti, ci sono grandi gruppi imprenditoriali anche molto seri che hanno fatto della loro opera un prestigio internazionale: noi vogliamo che la città sia aperta al mercato, un mercato in cui non ci siano facilitazioni, non ci siano intralci e in cui la concorrenza si svolga sulla concorrenza pulita.

Foto: Daniele Leone/LaPresse
Foto: Daniele Leone/LaPresse

Lei ha parlato col Sindaco, arriva settembre e la città riparte. Quali sono le priorità dell’amministrazione e del Partito Democratico per questa città? Su cosa possiamo rassicurare i cittadini? 

Io penso che le priorità per questa città siano la mobilità, i servizi, come la città mette a disposizione i propri mezzi per far muovere le persone compresi i mezzi di mobilità alternativa. Con il sindaco si sta lavorando in questo senso: Roma deve cambiare faccia sulle inefficienze nelle aziende municipalizzate su quelle del comune stesso. Finora abbiamo incontrato difficoltà perché abbiamo messo mano a delle incrostazioni, dobbiamo continuare e riuscire a rivoltare definitivamente questa città, il modo in cui si muove e in cui si sviluppa. Poi bisogna lavorare sul bilancio perché una città povera è una città che ha meno mezzi per intervenire sulle sue emergenze fisiche e sociali: abbiamo pochi vigili per le zone della movida, e poche risorse per intervenire sulle zone di sofferenze delle periferie.

Nell’editoriale le viene consigliato di tornare a suonare il banjo…

Confermo tutte le accuse fattemi: amo il banjo, lo scoutismo, e sono un fiero studente del Dante, anche se tutti i miei migliori amici hanno fatto il Mamiani, non ho un padre-padrone e forse per questo si son sentiti liberi di attaccarmi cosi’; ma non sono intimidito, anzi più forte e convinto che solo la malafede può giustificare un attacco tanto gratuito. Amare la musica, stare con i più piccoli, e avere altri interessi aiuta a non farsi contagiare dal pessimo clima dei palazzi di questa città.