Jihad e gattini

di Alessio Barbati | 26/08/2014

La jihad 2.0 si combatte anche sul web, ampio bacino di reclutamento dei miliziani e fonte primaria di pubblicità. I combattenti di Allah se ne sono accorti e stanno, da tempo, mettendo in atto un vero e proprio restyling d’immagine. Ma cosa c’entrano i gattini in tutto questo?

I GATTINI – Un conto è decapitare un prigioniero. Tutt’altra cosa è tagliare la stessa testa e coccolare un gattino. Almeno così pare. Sebbene la precedente sia una definizione un po’ semplicistica del fenomeno, i musulmani adorano i gatti e hanno trovato la quadratura del cerchio scegliendo i felini come punta di diamante della strategia di “umanizzazione” del terrorismo. Ma perché tutto questo amore? Perché lo ha detto Maometto.

MUEZZA – Forse non tutti sanno che il Profeta aveva una gatta, Muezza, protagonista di vari episodi tramandati nelle scritture. Si dice che la gattina avrebbe salvato il padrone da un serpente che gli si era intrufolato nella veste. Lo stesso Maometto, avrebbe tagliato la manica della sua veste per non disturbare Muezza che vi riposava sopra, alzandosi per la preghiera. La leggenda narra che dopo l’episodio del serpente, Maometto la accarezzò tre volte sul dorso, i “segni” rimasti furono all’origine dei manti striati. In più Maometto donò loro le nove vite, un posto in paradiso e la capacità di atterrare sempre sulle zampe.

COSA DICE IL CORANO – Il libro sacro dell’islam impone rispetto e bontà verso tutti gli animali del creato, anche quelli che lo stesso testo definisce “impuri” per questioni igieniche. Per i gatti viene fatto un discorso a parte: sono gli unici animali ammessi nelle moschee e nei diversi hadith si parla di ricompensa per chi se ne prende cura e di inferno per chi li tratta male. Sempre il Corano vieta il commercio dei gatti, si possono adottare e regalare ma ne è proibita la vendita.

LO STATO ISLAMICO FELINO – Tanto per rafforzare il concetto, su Twitter è stato creato il profilo dell’Islamic State of Cat che, in poco tempo, ha superato i 3000 seguaci. Nella foto profilo compare un bel gatto grasso circondato da pezzi di fucile. I tweet, aggiornati continuamente vedono alternarsi foto di cuccioli, armi, e notizie di Gaza. Non mancano le massime di Abu Hamza, imam con occhio di vetro e uncino al posto della mano che incita alla guerra santa suggerendo che “la cosa più importante da portare con sé in battaglia è un gattino”.