Giovani, carini e occidentali: come l’ISIS recluta i suoi militanti

di Stefania Carboni | 26/08/2014

Da Londra a Raqqa, da Brescia alla jihad in Siria. L’ISIS recluta donne, laureati ma sopratutto leve occidentali. Anche a casa nostra. Così, se da una parte non si riesce a dare un identikit preciso al militante dello Stato Islamico, dall’altra si iniziano a formare le giovani menti siriane in “campi estivi” dedicati alla guerra santa. Come muoversi? In rete e se i canali “mainstream” come Twitter e Youtube iniziano a censurare ci sono altri spazi virtuali (con risorse in più).

UNA DONNA PER LA JIHAD – Khadijah Dare ha dichiarato su Twitter di voler essere la prima donna a decapitare un occidentale. Fa parte delle “quote rosa” dentro il movimento islamico. Sposata con Abu Bakr, jihadista, membro della milizia nota come Katiba al Muhajireen, Khadijah, poco più che ventenne, è originaria di Lewisham, nel sud di Londra. Ha un bimbo di quattro anni che ha immortalato su Twitter mentre imbracciava un fucile. Si è “formata” al Lewisham Islamic Center. Sta diventando importante come Aafia Siddiqui ovvero lady Al Qaeda. Intervistata da Channel 4, lo scorso anno, Khadijah raccontava le critiche degli abitanti di Lewisham le dicevano di “tornare al suo paese” per via del suo velo integrale.

SE TWITTER CENSURA ESISTE G+ – Come spiega un pezzo a cura di Marta Serafini sul Corriere davanti alla censura di Twitter e Youtube la propaganda ISIS si sposta su altri canali:

Come spiega il sito Usa Vocativ, cinque sono i pilastri della nuova strategia. Nei forum officiali di Isis si trova un vero e proprio vademecum per punti. Nel primo e nel secondo viene teorizzata la necessità di reindirizzare le comunicazioni su altre piattaforme che non siano Twitter e YouTube. Al terzo punto si ipotizza addirittura la costruzione di un server alternativo che possa gestire le comunicazioni dello Stato Islamico. Poi, l’invito a sabotare i canali televisivi occidentali perché immorali e a trovare un mezzo alternativo alla piattaforma JustPaste per la pubblicazione dei comunicati. Morale, la jihad 2.0 si è spostata su Google+ e su Linkedin, altri social network molto utilizzati ma meno sotto i riflettori.

Come chiarisce la statunitense Vocativ c’è perfino il Google Calendar per chiamare le truppe alle “armi”.

BAMBOLE E SELFIE CON FUCILE – Lo raccontava già Vice in un lungo reportage sulla nascita dell’ISIS. Le milizie si preoccupano di formare giovani menti e futuri soldi per la realizzazione dello Stato islamico. In Sira sono già attivi campi scuola dove avvicinare i più piccoli al sogno del Califfo.«Vuoi esser un martire o combattereper la jihad?», chiede uno dei militanti davanti alla telecamera del reporter statunitense. «Jihad», pronuncia il piccolo. Intanto in rete spuntano video-tutorial per minori dove ai piccoli si insegna come “decapitare” una bambola. “Le procedure e le lezioni applicative” con tanto di illustrazioni per spiegare alle “future generazioni” come “tagliare le teste ai nemici”. La tv satellitare al Arabiya ha pubblicato ieri sul suo sito on-line il “cinguettio di sangue” sul proprio account twitter da parte di un militante dello Stato islamico che si fa chiamare “Tempi del Califatto” e si firma @Zklafa.

isis bambola

Fonte Tm News

Younes Abaaound ha invece 13 anni e sarebbe la più giovane recluta dell’Isis. Come racconta il Telegraph il bimbo si trovava a Bruxelles con la sua famiglia originaria del Marocco. Younes ha abbandonato la sua famiglia per unirsi ai jihadisti questo gennaio. Secondo il padre (che ha lanciato l’allarme) il minore  ha subito un “lavaggio del cervello” unendosi alle unità partite a combattere in Siria. Non è ben chiaro se il ragazzino sia in prima linea nella guerra del Califfo ma sui social viene immortalato mentre abbraccia un fucile.

Younes Abaaound

(Dal profilo Fb del ragazzo)

ISIS TRICOLORE – E in Italia? Un focus del Corriere della Sera ha tracciato un identikit generale…

Sono almeno cinquanta. Giovanissimi. Reclutati e indottrinati spesso via Internet. Vengono dalle città del Nord: soprattutto Brescia, Torino, Ravenna, Padova, Bologna, e diversi piccoli centri del Veneto. Ma anche Roma e Napoli. La gran parte, almeno l’80 per cento di loro, sono italiani convertiti all’Islam da poco. E di colpo. Ma ci sono anche figli di immigrati, di seconda generazione.

Hanno tutti tra i 18 e i 25 anni. E sono per lo più maschi. La rete aumenta le capacità di persuasione ma gran parte del lavoro di raccolta parte dalle moschee. Oggi con una novità: account social che stringono amicizia e video promo professionali con canzoni “pro IS”.

(Copertina Frame from Video Al Hayat Center)

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