L’inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari continua ancora

di Stefania Carboni | 25/08/2014

Dovevano sparire nel 2013 ma la data della loro fine è slittata al 2015. La Stampa oggi, in un lungo pezzo a cura di Giacomo Galeazzi, torna sulla vicenda degli ospedali psichiatrici giudiziari ancora vivi e vegeti nonostante le inchieste in Parlamento e i fondi già messi a disposizione per le opere strutturali. Secondo quanto riporta il quotidiano non sono ancora pronti gli spazi sostitutivi per 1051 ospiti.

opg non chiudono

IN PIEDI NONOSTANTE I FONDI PER CAMBIARLI – Gli OPG sono attivi in diverse città: da Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino, da Secondigliano a Reggio Emilia. Il quotidiano ricorda le visite di Ignazio Marino, oggi sindaco di Roma e un tempo senatore e presidente dell’inchiesta sul sistema sanitario nazionale:

Un’inchiesta che prima dell’orrore degli Opg ha portato alla luce scandali come quello di alcune cliniche in Abruzzo dove i degenti venivano lasciati a vivere in condizioni disumane: nei giorni scorsi a Chieti, Antonella Redaelli, ne ha rinviato a giudizio i responsabili. Ogni ispezione per Marino è stata una ferita. «Nel caso dell’inchiesta a Chieti, ricordo la prima volta che ho messo piede in una di quelle strutture: le suole delle scarpe si appiccicavano al pavimento coperto d’urina – racconta -. Quando si parla di Opg, invece dobbiamo tener conto che la legge Basaglia ha eliminato i manicomi nel 1978. Ma le regioni non sono ancora in grado di far funzionare delle strutture sanitarie degne di questo nome che sostituiscano i manicomi criminali».

Eppure, come rivela il quotidiano, con una legge del 2012 la regioni hanno disponibili 180 milioni di euro per le opere strutturali e 55 milioni l’anno per la spesa corrente. Eppure diverse strutture sono ancora in mano al ministero di Giustizia.

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DIETRO LA LENTEZZA SUGLI OPG – Perché questi ritardi? A chiarire le idee a fine luglio è stato il comitato Stop Opg che ha segnalato ritardi e poca chiarezza nell’attuazione della 81/2014. «Una buona legge rischia di esser vanificata da mancati adempimenti», riassume Stefano Cecconi, portavoce del comitato Stop Opg. Entro il primo luglio, ovvero entro a 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, doveva essere attivato presso il ministero della Salute un organismo di coordinamento per il superamento degli Opg. «Ci risulta sia stato emanato il decreto ministeriale, ma l’organismo non è ancora operativo perché le Regioni non hanno nominato i loro rappresentanti».
Il 15 giugno 2014 scadeva il termine per la modifica dei programmi regionali per ridurre le Rems e riqualificare i dipartimenti di Salute Mentale. «Ci risulta – ha commentato Cecconi – che solo poche regioni si sono mosse in questo senso, ma è anche vero che non hanno ancora ricevuto i finanziamenti previsti». Il 15 luglio 2014 scadeva il termine per la presentazione dei percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione per ogni ospite.

L’inchiesta parlamentare sugli Opg:

LA PROROGA DI APRILE – Bottiglie al fresco nei bagni alla turca di Anversa (perché non ci sono frigo), materassi maleodoranti sono solo alcune delle tristi cartoline dipinte da Ignazio Marino. Così capita che un incensurato di Catania sia rinchiuso a Barcellona Pozzo di Gotto da oramai 22 anni. La sua colpa? Aver rubato 7 mila lire nel 1992 in un bar, racconta La Stampa che oggi riporta anche la voce di Gaetano, disturbo bipolare peggiorato dopo la fine del suo matrimonio. Lui, sulla quarantina con due figli, non pensava mai di finire nel “girone” dei pazzi. «Io facevo teatro e giardinaggio e queste attività mi hanno salvato, erano gli unici momenti in cui riuscivo a pensare ad altro e svuotare la mente. Se non sai prendere le misure e capire come fare per sopravvivere, in Opg rischi di restarci per sempre». E così ad aprile il presidente della Repubblica, davanti ai rallentamenti, si è visto costretto a firmare la proroga, ennesima, fino al 2015.