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Iraq, ecco gli italiani che combattono per Isis

Iraq, sono una cinquantina gli italiani che si sono arruolati nelle fila del Califfato Islamico della Siria e dell’Iraq del Levante, o Isis: ne aveva parlato ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano intervistato al Corriere della Sera, dove il titolare del Viminale aveva sottolineato i rischi dei cosiddetti “Foreign Fighters”, i combattenti stranieri che decidono di votare la propria vita alla causa della Sharia.

ISIS, I COMBATTENTI ITALIANI – “I combattenti italiani attivi in Siria sono alcune decine, con un nucleo molto ristretto di ideologi e reclutatori. Ne sono morti già una decina”, aveva detto ieri Alfano: “Siamo in possesso di una lista consolidata dei combattenti di nazionalità italiana”. Secondo sempre il giornale di via Solferino, che torna sull’argomento oggi, i combattenti sarebbero “almeno cinquanta”, tutti attualmente in Siria e Iraq. Accanto a questi combattenti veri e propri, ci sarebbe una rete logistica più ampia da duecento persone, pronta a sostenere, favorire e organizzare gli arruolamenti terroristici: “Un gruppo più consistente di residenti in Italia che fungono da «ufficiali di collegamento» tra il nostro territorio e il terrorismo islamico” che sarebbe composto da “circa 200 persone già attenzionate”. Cellule sopite per ora dedite “alla raccolta fondi e al reclutamento”, secondo gli esperti “sarebbero pronti, nel momento in cui arrivasse l’ordine, a trasformarsi in micro-cellule terroristiche. O a fornire supporto logistico per l’organizzazione internazionale di eventuali attentati”.

LE PROVINCE DI RECLUTAMENTO – I fanatici della Jihad italiana sono tutti praticamente uomini – “non si ha notizia di donne già partite” – e hanno fra “i 18 e i 25 anni”. “Molti combattenti nel nostro Paese sono stati reclutati al Nord. È in fermento la zona di Brescia, assieme alle città di Torino e Milano. Ma anche Ravenna e Bologna, l’area di Padova, la Valcamonica, oltre a Napoli e Roma. Mentre a Cremona era attivo Adhan Bilal Bosnic, ritenuto uno dei principali reclutatori dell’Isis”, scrive ancora il Corriere: i basisti italiani sanno riconoscere con facilità i giovani reclutabili e mettono in atto tecniche di reclutamento rapide ed efficaci: “In poco tempo fanno i ragazzi fanno il passo decisivo della partenza verso i teatri di guerra. Tecniche psicologiche manipolative potenti, sperimentate in Pakistan, nei campi di addestramento per giovani kamikaze”.

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