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Iraq, Isis decapita un giornalista americano. Il boia sarebbe un britannico

Iraq, il Califfato dello Stato Islamico della Siria e dell’Iraq del Levante, o Isis, ha diffuso ieri un video in cui mostra l’uccisione, o meglio l’esecuzione, del reporter americano James Foley, freelance in forza all’AFP e che collaborava con il media americano GlobalPost. I militanti, nel video, affermano che l’esecuzione è diretta conseguenza dei raid aerei contro l’Isis comandati da Barack Obama; la famiglia ha già confermato la notizia della morte. In un primo momento vi erano alcuni dubbi sulla veridicità del video, ora l’Fbi ritiene che il filmato sia autentico.

James Foley

IRAQ, UCCISO UN GIORNALISTA RAPITO? – James Foley è scomparso dal novembre 2012, quando è stato rapito in Siria; con ogni probabilità è da allora nelle mani dei miliziani dell’allora nascente Isis. Nel video, spiega l’Independent, “l’uomo che si ritiene essere Foley appare in ginocchio in un vestito arancione vicino ad un uomo mascherato di nero che tiene un coltello. E’ costretto a pronunciare quello che sembra essere un discorso preparato, nel quale chiede agli americani di “sollevarsi contro i suoi veri assassini, il governo americano. Magari avessi la speranza della libertà per vedere la mia famiglia di nuovo. Ma quella nave è salpata. Immagino che tutto sommato vorrei non essere americano”. Dopo di lui parla il suo boia, vestito di nero: “Ogni tentativo da parte tua, Obama, di negare ai mussulmani il diritto di vivere in sicurezza nel Califfato islamico
diventerà lo sterminio della vostra gente”.

“STIAMO VERIFICANDO” – Dopo aver ucciso in diretta video il presunto James Foley, il boia islamico fa inginocchiare un secondo prigioniero, che viene presentato come Steven Sotloff, altro giornalista americano rapito nell’agosto 2013: “La vita di questo cittadino americano dipende dalla tua prossima decisione, Obama”. La famiglia di Foley ha diffuso un comunicato attraverso Twitter, in cui si sente di confermare la morte del proprio parente e chiede a tutti i media privacy e rispetto del proprio lutto. Tuttavia dal governo arriva un freno all’ufficializzazione della morte del giornalista. Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha dichiarato: “La comunità dell’intelligence sta lavorando il più velocemente possibile per determinare l’autenticità del video. Se sarà genuina, saremo costernati dalla brutale uccisione di un giornalista americano e esprimiamo le nostre più profonde condoglianze alla famiglia e agli amici”. Tutto sembra far pensare che la persona nel video sia proprio James Foley ma per l’ufficialità bisognerà dunque attendere.

IL BOIA E’ UN BRITANNICO? – Il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, ha riconosciuto che il giustiziere del reporter americano James Foley “apparentemente sembrerebe di una persona britannica”. Una delle tante, purtroppo, presenti in quel teatro di guerra, e che siano presenti un “significativo numero” di britannici che combattono nelle file dell’Isis (lo Stato Islamico) in Siria e in Iraq, lo ha confermato proprio il capo della diplomazia della Gran Bretagna alla BBC Radio, che ha, alla fine dell’intervista, espresso il suo sentimento di “orrore assoluto, davanti a quella che sembra essere una brutale esecuzione”.

EGITTO, 4 CIVILI DECAPITATI – Come riporta infine l’agenzia Asca, che ha raccolto l’informazione da una fonte Afp, ci sarebbero state ben altre quattro decapitazioni in Egitto. La polizia egiziana, infatti,  nella penisola del Sinai ha rinvenuto i corpi di quattro persone decapitate, vittime probabilmente dei gruppi jihadisti che operano nella zona: così si apprende da fonti della sicurezza del Cairo. L’esercito egiziano sta conducendo un’offensiva su grande scala contro i gruppi jihadisti che agiscono nel Sinai, dove – a causa anche della smilitarizzazione della zona prevista dal Trattato di pace fra Egitto ed Israele – la presenza militare del Cairo e’ limitata. Le vittime erano civili, rapiti qualche giorno fa a sud di Rafah: secondo la polizia i jihadisti potrebbero averli ritenuti dei collaboratori delle forze di sicurezza

(Photocredit: Getty Images e La Presse/Ap)

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