IIl M5S vuole “comprendere” il fenomeno l’Isis: «Ci vuole rispetto». E bocciano i raid Usa

di Redazione | 13/08/2014

Secondo il Movimento 5 Stelle non bisogna intervenire militarmente, in nessun modo, per fermare il genocidio in atto in Iraq. A spiegarlo, in un’intervista rilasciata a Francesco Grignetti per La Stampa, è il deputato Manlio Di Stefano, capogruppo 5 Stelle alla Commissione Esteri della Camera, il quale ribadisce la linea del no assoluto ai raid americani. «Noi – spiega Di Stefano – siamo contro ogni intervento armato in Iraq. Anche indiretto. Noi restiamo pacifisti senza se e senza ma».

 

Ecco gli aerei che gli USA stanno usando per attaccare ISIS in Iraq: i Boeing F-18(Foto da archivio LaPresse. Credit: AP / Hasan Jamali)

 

«ISIS? FENOMENO DA APPROFONDIRE» – Insomma, il partito di Beppe Grillo non si piega davanti alle foto drammatiche che giungono dal paese che fu di Saddam Hussein e alla notizia di fosse comuni dove i miliziani dell’Isis hanno seppellito almeno 500 Yazidi. «Fenomeni radicali come l’Isis sarebbero da approfondire con calma e rispetto – fanno sapere i 5 Stelle -. Rispetto delle cause che sono dietro la situazione attuale». Insomma, per i pentastellati è inaccettabile l’autorizzazione del presidente Usa Barack Obama ai bombardamenti mirati nel nord dell’Iraq, giunta lo scorso 8 agosto. «Noi occidentali – dice ancora Di Stefano a La Stampa – abbiamo dato per scontato che la nostra fosse l’unica democrazia possibile. Affrontare le cause con rispetto significa interrogarsi se con ci siano altre forme di governo e di democrazia che vanno bene per i posti dove sono».

 

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«COSA HANNO FATTO GLI USA IN PALESTINA?» – I 5 Stelle dicono a chiare lettere di non gradire il fatto che in Iraq «gli Stati uniti sono intervenuti di testa loro senza coinvolgere le realtà internazionali» e sostengono che in Palestina gli Usa nulla hanno fatto per risolvere il conflitto. «Anche in Palestina – continua il capogruppo M5S in commissione Esteri – muoiono in questo momento. Hanno fatto qualcosa gli Stati Uniti? Ci mancherebbe altro che non avessimo a cuore i morti, che siano da una parte o dall’altra, però vedo sempre un interventismo accanito quando si parla di alcuni territori e il totale oblio di altri territori, se non addirittura l’appoggio ad alcune realtà nemiche. È una situazione incredibile».

 

Iraq, bombardate postazioni Isis dopo il via libera di Obama(Foto da archivio LaPresse. Credit: AP / Hasan Jamali)

 

«INTERVENIRE CON CORPI NON ARMATI» – La soluzione, dunque, sarebbe solo quella diplomatica. «Ci vorrebbe – conclude Di Stefano – un intervento diplomatico forte. O anche intervenire con corpi non armati. Interventi umanitari. Invece abbiamo bombardamenti veri e propri: ma così si polarizzano ulteriormente le divisioni. Noi andiamo a gettare bombe contro i terroristi. È vero, sono terroristi. Ma siamo sicuri che per ogni terrorista morto non ne nascono altri cento? Quella provocazione del Califfato di arrivare fino a Roma significa questo: più voi intervenite, più noi reagiremo».

(Foto copertina di Mauro Scrobogna da archivio LaPresse)