“Ecco le lobbies che bloccano l’Italia con i commi ad-personam”

di Tommaso Caldarelli | 12/08/2014

L’Italia è bloccata da lobby e da veti incrociati, da gruppi di potere che bloccano o quantomeno rallentano le riforme di cui ha bisogno il paese: Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei Ministri, lo ripete come un mantra ogni volta che può. Anche ieri, l’ultima volta, nella sua intervista al Financial Times in cui ha affermato che il ritmo delle riforme non rallenta “per nessuno”, nonostante i pessimi dati economici che vedono l’Italia di nuovo in recessione.

L’ITALIA E LE LOBBY – Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di oggi elenca, come in una devastante serie di episodi, alcuni esempi che non fanno che confermare l’assunto: per ogni legge, o progetto di riforma, c’è un inciampo. C’è un emendamento che spunta in Parlamento a tutela di alcune categorie, di alcuni privilegiati; persino di alcune singole persone, come dei veri e propri commi ad-personam. In Italia, ricorda Rizzo, manca del tutto una legge che regolamenti i gruppi di pressione, le cosiddette lobby: “Non che in altri paesi i condizionamenti siano minori, ma almeno”, come negli Stati Uniti, “si sa da che parte arriva il colpo”. Colpi che stupiscono per la sfacciataggine con cui creano situazioni di privilegio, disuguaglianze e prebende, che possono essere fermate solo da chi, saggiamente, sceglie di non tirare la leva anche se così gli si chiede.

IL CASO BUONITALIA – ICE – L’esempio è quello del sottosegretario Carlo Calenda, che ha interrotto l’assorbimento di 19 dipendenti di BuonItalia nell’Ice, l’Istituto per il Commercio Estero. La storia: “Nata per promuovere il nostro agroalimentare all’estero (ma non c’era già l’Ice?) manifestò bontà nel campo delle consulenze. Nel 2004-2005 ne aveva distribuite, per 273 mila euro. I nomi? Quelli dei futuri deputati del centro-destra Barbara Saltamartini e Aldo Di Biagio, quello della futura segretaria particolare del sindaco di Roma Alemanno e dell’animatore del Movimento Area Destra”. Nel 2011 il collasso, ma i 19 dipendenti che fine fanno? Il 28 febbraio 2013, tre giorni dopo le elezioni, viene firmato il decreto di assorbimento nell’Ice, scavalcando i vincitori di concorso: “Noi, che l’unica chiamata diretta l’abbiamo avuta per presentarci al concorso, durato quasi due anni, con 17 mila partecipanti, una prova prese-lettiva, due scritte, una orale, all’Ice non abbiamo ancora messo piede”. Calenda, sotto il governo Monti, si rifiuta di firmare i trasferimenti.

Festa della Repubblica - Parata Militare

PRIVILEGI E PREBENDE – Ma gli esempi non terminano certo qui. “Il governo (Monti, in questo caso) stabilisce di impedire ai consiglieri regionali di incassare il vitalizio se non a 66 anni di età e con almeno due mandati alle spalle? Spunta provvidenziale un emendamento all’apparenza inutile, che in realtà smonta tutto. Risultato: nel Lazio c’è oggi chi becca il vitalizio a 5o anni, e in Sardegna a 41”. Ancora: “Renzi decide di tagliare lo stipendio ai manager delle aziende pubbli-che? Ecco un emendamento con cui si salvano dal taglio le società che hanno emesso un bond su qualche mercato. Tipo Cassa depositi e prestiti, Poste, Ferrovie. Se ne esce col compromesso: deciderà il governo entro tre mesi”. Non è finita: “Nella riforma della Pubblica amministrazione spunta l’abolizione della cosiddetta ausiliaria, meccanismo che consente agli alti gradi militari di permanere in posizioni di comando pur avendo superato l’età pensionabile? Salta come un tappo di champagne”.

IL COMMA VOLPE – Il tutto raggiunge le dimensioni del grottesco quando si tenta di tutelare non solo una categoria, ma la singola persona: “Capita così che nello stesso decreto venga reintrodotta una norma con la quale, stabilendo per i magistrati l’obbligo di mettersi fuori ruolo ricoprendo altri incarichi anziché restare in aspettativa, si facevano salve le aspettative attualmente in essere. Quello che è stato da alcuni chiamato «comma Volpe»: avendo individuato in Italo Volpe, magistrato del Tar e direttore delle Dogane con delega sui Giochi, il pressoché unico beneficiario”. Insomma, il paese si cambia, sì: ma solo facendo salve le prebende e i privilegi attuali. Una sorta di accordo tra generazioni ma al contrario: tutti salvi i privilegiati, per i giovani e per il futuro si dovrà lavorare e sgobbare.