Manuela Bottamedi, lo sfogo su Facebook: «Hanno trasformato il M5S in una setta di fanatici»

di Redazione | 04/08/2014

La consigliera provinciale Manuela Bottamedi si è sfogata su Facebook dopo l’uscita dal M5S: «Dopo la mia uscita dal Movimento, mi sono silenziata per una settimana. Non ho risposto alle accuse, non ho scritto su Facebook. Non volevo dare fiato alle polemiche, non volevo gettare benzina sul fuoco. Nel mio comunicato di addio, avevo auspicato che non si arrivasse ad una guerra, convinta che non giovasse a nessuno. Ma purtroppo il mio invito e il mio auspicio è rimasto inascoltato, e ogni giorno mi trovo invasa di post calunniosi e infamanti su Facebook da parte dei “soliti noti”, ossia il gruppo di facinorosi che hanno preso le redini del Movimento trentino e che mi hanno impedito di lavorare in questi mesi. Da ultimo, mi ritrovo protagonista di un’assemblea del Meetup in cui, per l’ennesima volta, si parla di punizioni e mi si processa per via sommaria»

Foto: screenshot via Facebook/Manuela Bottamedi
Foto: screenshot via Facebook/Manuela Bottamedi

«LE MENTI DELLO SFASCIO TRENTINO A 5 STELLE» –  Per Manuela Bottamedi si è trattato di «Una vera e propria “caccia alle streghe”, che mi conferma la bontà e l’inevitabilità della scelta di andarmene dal Movimento. Movimento in cui ho creduto moltissimo negli ultimi due anni, ma che alcune persone hanno completamente rovinato e distrutto, trasformandolo in una setta di fanatici. Queste persone non avrei mai voluto citarle, ma visto che in questa settimana hanno detto di me qualsiasi cosa gli passasse per la parte del corpo che sta sotto la cintura, è ora che rispondano di quello che hanno fatto e di quello che hanno detto in questi mesi, costringendomi infine a lasciare il gruppo. Riccardo Fraccaro, Cristiano Zanella, Paolo Vergnano e Andrea Fogato: queste le vere “menti” dello sfascio trentino a 5 stelle. Persone che hanno agito spesso in antitesi con lo spirito vero del Movimento, attraverso comportamenti e dichiarazioni anche molto gravi, lesive dei valori e dei princìpi del Movimento».

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LA RISPOSTA ALLE ACCUSE – La Bottamedi ci ha tenuto poi a difendere il suo operato in consiglio provinciale «Riguardo alle accuse che mi rivolgono quotidianamente, voglio chiarire una volta per tutte quanto segue: ho sempre rendicontato le mie restituzioni sulla mia pagina facebook. Ogni restituzione è stata accompagnata da un comunicato stampa, regolarmente pubblicato dai giornali locali. Non ho mai cancellato con il bianchetto alcun dato. Le spese del gruppo sono registrate e gestite con la massima precisione dalla segretaria del gruppo consiliare. Alla fine dell’anno verranno controllate minuziosamente dalla Corte dei Conti. Le accuse che mi si rivolgono sono sempre le stesse: la firma apposta al ddl sulle quote rosa, il post su Farage, il post sulla lista civica alle comunali di Trento, la lettera a Faustini sul lavoro dei consiglieri, eccetera. Nulla che abbia a che fare con il mio lavoro in Consiglio, ritenuto sempre positivo. Sul ddl quote rosa, oggetto anche di una lettera di alcune donne del Meetup, chiarisco che prima di apporvi la firma erano state lanciate due discussioni sul Meetup, tutte andate deserte. A nessuno interessava l’argomento, evidentemente. Salvo farne una questione di Stato quando a fine marzo ho firmato il ddl, in piena coerenza con quanto ho sempre sostenuto (anche in campagna elettorale). Chiedo per l’ultima volta che si ponga fine a queste inutili e sterili polemiche, e che ognuno prosegua per la propria strada, rimboccandosi le maniche e rimettendosi al lavoro, per il bene del Trentino, che attende da noi risposte serie e concrete ai problemi veri della nostra terra. La politica non è un gioco. La crisi economica e sociale che stiamo attraversando ci chiede di essere all’altezza della drammatica situazione».

(Photocredit: Facebook/ManuelaBottamedi)