La sentenza che farà più contenti i Fiorito delle Regioni

di Tommaso Caldarelli | 04/08/2014

Franco Fiorito detto Batman, da Anagni, ce lo ricordiamo tutti: protagonista della “Rimborsopoli” dei fondi regionali della Regione Lazio, l’ex consigliere regionale del PdL accusato e condannato a tre anni e mezzo con l’accusa di peculato ha sottratto secondo i giudici ai fondi pubblici qualcosa come un milione di euro, utilizzati per comprare, fra le altre cose, addirittura un Suv. Sulla base di quello scandalo, l’allora governo di Mario Monti mise a punto una nuova normativa: le sezioni regionali della Corte dei Conti avrebbero dovuto mettere il naso nei bilanci dei gruppi regionali per evitare nuovi casi di rimborsi pazzi.

LA CORTE DA RAGIONE ALLA CASTA – Oggi sul Corriere della Sera Sergio Rizzo spiega però come sia stato il vertice della stessa magistratura contabile a precisare che quel che il giudice può sindacare del comportamento degli esponenti regionali è limitato. Il caso proveniente dalla Regione Emilia Romagna, in cui i giudici hanno iniziato a “ficcare il naso” nei bilanci di tutti i gruppi regionali, dal Popolo delle Libertà a quello del Movimento Cinque Stelle, come d’altronde legge gli imponeva. “Inevitabile il diluvio di ricorsi”, dice il giornalista, “in un’inedita formazione: tutti insieme, compreso il Movimento Cinque Stelle, contro la Corte dei Conti”. E le Sezioni Unite della giurisdizione contabile “hanno dato loro ragione in pieno” con una sentenza depositata lo scorso 30 luglio che potrà “far tirare un profondo respiro di sollievo a tanti politici locali e agli altri consigli regionali alle prese con queste contestazioni”.

QUESTIONE DI DISCREZIONALITA’ – Le Sezioni Unite della Corte dei Conti hanno posto, per l’applicazione della normativa Monti, il limite della discrezionalità politica. “Le norme oggi in vigore”, scrive Rizzo, “vietano per esempio le spese personali, come le mutande verdi che sarebbero state comprate dall’ex governatore del Piemonte Roberto Cota, e l’acquisto di automezzi: per esempio la Jeep comprata da Franco “Batman” Fiorito per affrontare le strade innevate al Circeo. Ma ammettono le spese di rappresentanza, come pure quelle per l’accoglienza e l’ospitalità, o di missioni“. Ecco, queste, secondo i giudici, sono spese insindacabili, perché coperte dalla “discrezionalità politica”: è piuttosto difficile affermare che sia illegale comprare un giornale in più o in meno “perché c’è una mazzetta centralizzata“, o impedire a un gruppo in un consiglio regionale di farsi “una propria rassegna stampa“, o ancora di “pagarsi un collaboratore per una questione specifica“.

LE SPESE NECESSARIE – Non solo, e qui il punto rischia di essere piuttosto interessante: “Un gruppo assembleare di un consiglio regionale, contrariamente a quanto avviene per i gruppi parlamentari, ha un rapporto più stretto con il territorio e l’attività politica è contraddistinta da una dialettica costante con gli elettori”. E dunque “l’attività di studio e ricerca, nonché quella convegnistica, ha anche la funzione di intercettare e segnalare le emergenze e le criticità socio-economiche”. Tradotto: giornali, collaboratori, ospitate, convegni vari e spese connesse non solo non sono censurabili dal giudice, ma sono funzionali e collegate con l’attività politica locale e quindi il giudice deve tenersene alla lontana. “Come il giudice”, scrive la Corte, “non può valutare il merito delle scelte dell’amministratore, altrimenti finendo per sostituirsi ad esso, così la sezione regionale non può sindacare lo stretto merito delle scelte se non verificandone il limite costituito dalla irragionevole non rispondenza ai fini istituzionali”. Come dire, insomma: alcune spese devono essere lasciate libere.