Casey Stoner all’attacco di Valentino Rossi

di Redazione | 01/08/2014

Casey Stoner all’attacco di Valentino Rossi dalle pagine della sua autobiografia, dal titolo «Oltre ogni limite», in uscita in Italia ad inizio settembre per Mondadori. Come riportato da Repubblica, e ripreso da Dagospia, lo scontro passa quindi dalla pista, abbandonata dall’australiano nel 2012, alle librerie. E Stoner non fa nulla per nascondere l’aspra rivalità tra i due, tanto da dire chiaramente di aver nutrito simpatia e stima per tutti i suoi avversari ma non per il numero 46.

Valentino Rossi (AP Photo/Jens Meyer)
Valentino Rossi (AP Photo/Jens Meyer)

L’AUTOBIOGRAFIA – Nelle oltre 200 pagine della sua autobiografia, Stoner, ex pilota di Honda e Ducati, ripercorre la sua carriera dalle corse sugli sterrati della pista sterrata di casa a Wongawallan, in Australia, fino ai successi con Honda e Ducati, senza mancare di parlare dei suoi colleghi, tra poi appunto Valentino Rossi. E per farlo Stoner evoca quello che per lui è stato l’evento più sgradevole, Laguna Seca 2008:

la famosa bagarre tra me e Valentino nella tappa successiva a Laguna Seca, una gara che probabilmente sarà sempre ricordata per il sorpasso di Rossi su di me nel Cavatappi. Naturalmente non fui felice di quella manovra in particolare, ma accaddero cose peggiori che non furono riprese dalle telecamere

IL VIDEO DELLA BATTAGLIA DI LAGUNA SECA, 2008

IL RICORDO DI LAGUNA SECA – Stoner cerca di contestualizzare il duello parlando anche delle difficoltà trovate da Rossi nel guidare una Ducati, difficoltà che quindi apparivano evidenti anche ai tempi dell’australiano ma che venivano mitigate dal suo talento:

La mia moto non era molto agile e avevo soltanto una traiettoria da seguire su quel tracciato, e lui fu così sveglio da accorgersene. Oggi l’ha capito fin troppo bene, ma quando ti trovi ad affrontare una curva su una Ducati non hai molte possibilità. Valentino sapeva che mettendosi davanti a me ogni volta che ne aveva l’occasione poteva rendermi molto difficile invertire le posizioni. Quando ero io a prendere il comando, la sua unica possibilità era contrattaccare immediatamente per impedirmi di prendere il largo.Fu per lo più una gara pulita: mi superò in frenata all’interno e si comportò meglio di me su gran parte del tracciato. Se si fosse limitato a quello, l’avrei presa bene, ma un paio di manovre sfuggite alle telecamere non furono affatto corrette. Valentino cercò di buttarmi fuori pista mettendo seriamente in pericolo la mia sicurezza, e ciò mi deluse molto

IL GIUDIZIO POCO LUSINGHIERO SU ROSSI – Stoner, nonostante sia felice del suo presente fatto di Australia e di pesca, ha ancora qualcosa da dire sulla Motogp e questo qualcosa coinvolge ancora Valentino Rossi:

Mi ero accorto di questo lato subdolo di Valentino già nel 2006 quando sia in gara, sia durante le prove, aveva tentato qualche manovra di sorpasso che mi era parsa quantomeno azzardata. Fino a quel momento l’avevo sempre rispettato, ma quelle scelte mi resero sospettoso e mi portarono a dubitare della sua vera natura. È difficile capirlo dalla televisione, come è difficile rendersi conto di quanto andiamo veloci, ma per correre così vicini a quella velocità bisogna realmente rispettarsi e fidarsi l’uno dell’altro. Noi piloti arriviamo a capire il linguaggio del corpo dei nostri avversari e impariamo che si può sorpassare qualcuno senza creare contatto, senza spingerlo sul cordolo, ma credo che Valentino non si curasse affatto della sicurezza altrui. Secondo me, era un tipo che voleva vincere a tutti i costi. Nel corso degli anni io e Valentino ci siamo misurati in parecchie battaglie epiche, ma ci sono state occasioni in cui, probabilmente per invidia o disperazione, lui ha provato diverse tattiche poco corrette. Laguna Seca fu una delle occasioni in cui era disperato. Dopo aver vinto tre gare consecutive, cavalcavo l’onda del successo ed ero arrivato in America in piena forma. Dominai la tabella dei tempi con un vantaggio di oltre mezzo secondo per tutte le sessioni di prove libere e conquistai comodamente la pole davanti a Valentino, con un passo-gara migliore di un secondo rispetto al suo. Gareggiare con una strategia che considero apertamente aggressiva era l’unico modo che Valentino aveva di vincere quel giorno, e così fece

«NESSUNA STIMA PER VALENTINO» – E si arriva all’ammissione, ovvero che lui non ha mai nutrito stima per Valentino Rossi, a differenza di tutti gli altri avversari:

«Desidero che le persone si rendano conto che io ho sempre nutrito grande stima per tutti i miei avversari, ma non per Valentino poiché lui non ne mostrava affatto per me. Tutti avevano creato l’immagine di Valentino come genio del motociclismo. Lo ritenevano migliore di chiunque altro si fosse confrontato con lui in passato, e questo gli dava una grande sicurezza che via via cresceva trasformandosi in ulteriori successi. È soltanto la mia opinione, ma sinceramente penso che se avesse passato momenti più duri, come quelli che abbiamo affrontato io, Dani, Jorge, Dovi e Simoncelli, non avrebbe goduto dello stesso successo così presto e di conseguenza non sarebbe diventato lo stesso Valentino Rossi che conosciamo»

(Photocredit copertina Alfredo Falcone/Lapresse)