I treni italiani visti da un turista inglese

di Redazione | 01/08/2014

Caotico, ciarliero, burocratico ma bellissimo, almeno per quanto riguarda il paesaggio. Lo scrittore inglese Tim Parks, che vive da più di 30 anni in Italia, racconta a Der Spiegel come sia viaggiare sul treno nel nostro paese.

Inaugurazione nuova tratta Torino-Milano del treno Italo di ntv
Fabio Ferrari – LaPresse

IL TRENO IN ITALIA – Lo scrittore inglese Tim Parks ha scritto un libro, «Italian Ways»,in cui racconta il nostro paese attraverso il prima del treno. Parks vive ormai da molti anni in Italia, dove tra le altre cose insegna all’Università Iulm di Milano. Nell’intervista con Der Spiegel Parks affronta la sua esperienza, ormai pluridecennale, di abituale viaggiatore sui treni del nostro paese. Lo scrittore inglese rimarca di aver trascorso molto tempo prima di aver imparato le numerose regole che valgono sulle nostre ferrovie, che molti italiani tra l’altro non rispettano. Per esempio pagare di più per i biglietti di prima classe, che molti nostri connazionali non pagano.« In Italia solo gli stranieri sono così stupidi, da acquistare sui treni regionali biglietti più cari. Una forma di macchievellismo». Una regola imparata da Parks sui treni è l’abitudine alla contestazione degli italiani, che consente loro di sfuggire alle sanzioni decise dai controllori. I viaggi in treno sono un’ottima occasione nel nostro paese per poter parlare, visto che in diversi scompartimenti oppure in alcuni viaggi come nel tragitto tra Calabria e Sicilia si è praticamente obbligati a farlo. Le ferrovie sono utilizzate prevalentemente da turisti e pendolari. «In Italia si viaggia perchè si deve. Gli italiani prendono in considerazione l’idea di viaggiare anche molto a lungo, per poter vivere a casa propria».

GLI ITALIANI E LA FERROVIA – Tim Parks rimarca a Der Spiegel come in Italia il treno non sia così amato, a differenza dell’auto, e che l’imprinting statale sia rimasto molto presente nelle attuali ferrovie. «Le ferrovie sono state costruite per ragioni politiche e non economiche, al fine di unire il paese dopo la fondazione del Regno d’Italia». Una cultura statale rimasta ancora nelle attuali Fs. « Le Ferrovie FS sono un monolite che non si può scalfire. Ai gestori non interessa come si senta sui treni. I conduttori possono perfino arrestare le persone sul treno, mentre nei luoghi dove lo Stato non è presente, come la Sicilia, la rete è praticamente inesistente». Una cultura burocratica che ancora oggi si riscontra nelle regole molto complicate per acquistare i biglietti, oppure per i formalismi dei conduttori, che sanno citare ogni cavillo quando fanno le loro contestazioni ai viaggiatori che hanno commesso un’infrazione.

Photocredit foto copertina: Daniele Leone / LaPresse