Arrigo Sacchi abbandona la Figc a causa dello stress

di Maghdi Abo Abia | 30/07/2014

Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi ha lasciato l’incarico di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili. Il contratto con la Federcalcio, siglato nel 2010 ed in scadenza domani, non verrà rinnovato. L’ex c.t. della Nazionale ha motivato la sua decisione spiegando che la scelta è causata dallo stress che gli provocava l’impegno. La Federazione era a conoscenza della sua volontà da un anno.

 

(Lapresse)
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LE MOTIVAZIONI – Queste le parole di Arrigo Sacchi, raccolte dall’Ansa: «Con dispiacere lascio un incarico cui tengo molto. Ma ho un avversario terribile, che sono riuscito a governare per 22-23 anni e che alla fine sta vincendo: lo stress. Ho avvisato la Figc da un anno che a fine mandato avrei lasciato». Sacchi ha inoltre precisato che dietro tale decisione ci sarebbero motivi familiari. Non è la prima volta che l’ex allenatore del Milan abbandona un incarico a causa dello stress. Accadde la stessa cosa nel 2001 quando abbandonò il Parma dopo tre partite, condite da due pareggi ed una vittoria.

 

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IL RAPPORTO CON LO STRESS – La Gazzetta dello Sport ricorda che la stessa cosa accadde due anni dopo a Madrid. Sacchi era il responsabile della sezione calcio del Real ma dovette dimettersi a causa dello stress sfociato in una tachicardia. Sacchi raccontò la sua lunga lotta contro lo stress in un’intervista raccolta da Calcio Napoli 24, nella quale Sacchi spiegò perché aveva deciso di lasciare la panchina del Parma, di come rifiutò un corteggiamento del Milan e di un suo incontro con uno psicologo che si è definito non sorpreso di quanto stesse accadendo:

«Il campanello d’allarme cominciò a suonare quando allenavo il Milan, i giorni in cui andavo a Milanello e non provavo più le stesse emozioni, le stesse sensazioni positive, quando il quotidiano cominciava e pesarmi e non lo vivevo più con gioia […] Allenavo il Parma, accettai di tornare con un ruolo diverso, da direttore tecnico, però mi fu chiesto da allenare. Andai in panchina, la squadra era forte, c’erano Buffon, Cannavaro, Thuram. Pareggiammo con Inter e Lecce, poi vincemmo 2-0 a Verona. E io non provai nessuna gioia, assolutamente nulla. Telefonai a mia moglie e disse che non avrei più continuato […] Ci provò Galliani a riportarmi nel Milan, una volta mi telefonò dicendomi che riguardava le partite della mia gestione in Tv e ancora si emozionava. Gli risposi che se le avessi riguardato io a me sarebbe tornato in mente tutto lo stress della vigilia. Quando smisi parlai anche con uno psicologo e gli chiesi spiegazioni su quello che provavo dopo venticinque anni da allenatore. Mi rispose che era meravigliato del fatto che ero riuscito a resistere per tanti anni».