«Hanno ucciso i miei cani con le polpette avvelenate». Ma non era proprio così

di Alessio Barbati | 28/07/2014

La vicenda risale al primo maggio scorso, quando due cani, Greta e Byron, muoiono misteriosamente a Milano. Il proprietario dei due labrador, dopo la triste scoperta torna a casa e aggiorna il suo status su Facebook, scrivendo: «Non portate i vostri cani al Parco Sempione, Greta & Byron il vostro sguardo d’amore non mi lascerà mai». Parole che scatenano subito una reazione del web, con la pubblicazione di migliaia di messaggi di solidarietà e insulti ai presunti avvelenatori. Insomma, esplode un caso nel giro di poche ore. Alla vicenda si interessa anche la stampa ed R.G., il padrone dei labrador, viene raggiunto telefonicamente dal Corriere della Sera. «I miei cani hanno mangiato qualcosa fuori dall’area cani», dice il proprietario degli animali al giornale. Racconta poi di una morte quasi fulminea e di un veterinario che avrebbe fatto diagnosi di avvelenamento da stricnina.

 

Vista_del_Parco_Sempione_(Milano)

 

LE INDAGINI – La vicenda prosegue nei giorni successivi. In seguito alla passionale movimentazione del web, il comune si attiva attraverso il Servizio Tutela Animali e la Polizia Locale: il primo subito contatta la Asl e l’Ordine dei veterinari, mentre la seconda svolge sopralluoghi a tappeto nel Parco. Con un esito negativo. Come si legge infatti sul sito di Palazzo Marino: «Le pattuglie della Polizia locale non hanno ritrovato bocconi avvelenati e nessuna segnalazione o denuncia è ad oggi giunta ad Asl o all’Ordine dei veterinari». Di bocconi avvelenati, in sostanza, non s’è vista alcuna traccia.

 

POLPETTE AVVELENATE

 

L’OPPOSIZIONE – La vicenda nelle settimane scorse ha intanto fornito ad alcuni consiglieri di centrodestra il giusto pretesto per attaccare duramente Palazzo Marino per le mancate campagne di derattizzazione nei parchi, Sempione incluso, indirizzando l’ira dei cinofili verso l’amministrazione comunale. La questione, nei giorni successivi, è stata poi lasciata sbollire e morire così com’era nata. Fino ad oggi, giorno della svolta.

LA SVOLTA – I cani furono ritrovati in una cella frigorifera di un gattile nel lodigiano, forse in attesa di essere cremati. Poi furono posti sotto sequestro e portati all’Istituto Zooprofilattico, dove oggi emerge la vicenda sconcertante. Secondo i veterinari forensi infatti ad uccidere i due labrador non fu una polpetta avvelenata, ma lo stesso padrone. Greta e Byron in realtà morirono di caldo, lasciati in macchina dal proprietario mentre era a pranzo con gli amici. Nell’avviso di garanzia il pm scrive: «Con condotte alternative, senza necessità, R.G. cagionava la morte dei propri cani, uno di razza Labrador Retriever femminile (Greta) e uno di razza golden retriever maschio (Byron), deceduti a causa di ipertermia, lasciandoli incustoditi e sotto il sole all’interno del bagagliaio della propria autovettura, dalle ore 14 alle ore 15.30 circa, ovvero li sottoponeva a comportamenti insopportabili (detenzione all’interno dell’autovettura senz’acqua) per le loro caratteristiche etologiche, dai quali derivava la morte degli animali il 1 maggio 2014». Il Corriere della Sera riporta: «Quella giornata fu una delle più calde di primavera e benché egli avesse quasi certamente lasciato l’auto all’ombra, forse non aveva tenuto in considerazione che l’ombra si sposta con il passare delle ore, lasciando il sole a picco quanto basta per trasformare l’abitacolo in una fornace».

 

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Qualcosa però ancora non torna. Stando ai dati storici de Ilmeteo.it il primo maggio a Parco Sempione diluviava. La temperatura massima sarebbe stata di 22 gradi, con una media di 15 e una minima di 9. Sorge una domanda. Come si fa a morire di caldo, dopo un’ora e mezza a 22 gradi? Poi un sospetto: Renato, il proprietario dei cani, dopo l’annuncio su Facebook avrebbe cancellato l’account dal social network. Che motivo c’era?