Gomorra – la serie, la camorra costrinse la produzione a pagare

di Tommaso Caldarelli | 17/07/2014

Gomorra – la serie, la camorra costrinse la società di produzione Cattleya a pagare aggiuntivi agli esponenti del clan Gallo per avere il permesso di riprendere senza complicazioni alcune scene nelle zone della malavita napoletana. E’ quanto emerge da un’inchiesta aperta dalla procura di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha disposto dei procedimenti di custodia cautelare a carico di tre esponenti del clan con accuse di estorsione aggravata.

GOMORRA – LA SERIE, TRE ARRESTI – Scrivono le agenzie che sono “gravemente indiziati Francesco Gallo – attualmente detenuto e ritenuto uno dei capi del clan camorristico ”Gallo – Cavalieri” di Torre Annunziata – e i suoi genitori, Raffaele Gallo e Annunziata De Simone”. L’inchiesta ha per centro l’abitazione di Francesco Gallo stesso, in località Parco Penniniello a Torre Annunziata, individuata dalla Cattleya come location per le riprese della casa della famiglia Savastano. In cambio “la societa’ di produzione aveva accettato di pagare a Gallo un canone complessivo di 30mila euro, da versare in cinque rate da 6mila”. Tuttavia, mentre venivano effettuate le riprese a Francesco Gallo venne arrestato con accuse di mafia e la abitazione venne sequestrata.

IL SEQUESTRO E L’ESTORSIONE – “Nel corso delle indagini – svolte essenzialmente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali e senza il contributo dichiarativo degli interessati”, scrivono le agenzie, “si e’ accertato che alcuni stretti congiunti di Gallo continuarono a mantenere rapporti con alcune persone addette alla produzione ed alle riprese dello sceneggiato televisivo, ottenendo il pagamento nelle loro mani di un’ulteriore rata”, scavalcando l‘amministratore giudiziario che doveva essere unico ricevente dell’intero importo d’affitto dell’abitazione; “gli addetti alla produzione riuscirono poi ad evitare di versare le somme restanti ai Gallo solo a seguito di trattative intraprese direttamente con costoro, senza che venisse informata l’Autorita’ giudiziaria”. L’inchiesta, scrive il Fatto Quotidiano, era stata antcipata da Panorama già nel mese di giugno