Perché è fallito il Consiglio europeo

di Andrea Mollica | 17/07/2014

Il fallimento del Consiglio europeo è stato causato dalla preminenza degli interessi nazionali, dalla centralità di Angela Merkel e dalla tensione geopolitica che esiste tra il nucleo storico dell’UE e i paesi dell’Est in merito ad una Russia sempre più aggressiva. L’Italia subisce una sconfitta a metà, visto che la Mogherini è stata bloccata, ma la sua candidatura potrebbe ancora trovare un consenso nel pacchetto di nomine complessive.

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AP Photo/Geert Vanden Wijngaert

CONSIGLIO EUROPEO SENZA ESITO – Il Consiglio europeo straordinario è fallito. I capi di stato e di governo dei 28 paesi membri UE avrebbero dovuto trovare un’intesa sul nuovo Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza così come sul nuovo presidente del Consiglio europeo. L’ordine del giorno informale prevedeva il semplice accordo sulla guida della diplomazia dell’UE, il nuovo vice presidente della Commissione la cui nomina era necessaria per iniziare ad assegnare i portafogli della Commissione. Neanche la riduzione al solo punto della guida della diplomazia UE è servita a facilitare l’accordo, e come era apparso chiaro fin dai vertici di Pse e Ppe del pomeriggio, i capi di stato e di governo hanno trovato l’intesa solo nel rinviare le decisioni al 30 agosto. Una regola ormai consolidata della politica europea indica che non sia possibile trovare un accordo senza il consenso di Angela Merkel, e la cancelliera aveva già dichiarato nel primo pomeriggio che avrebbe preferito lavorare sul pacchetto complessivo delle nomine UE. Non solo gli incarichi apicali – presidente del Consiglio Europeo, Alto rappresentante e coordinatore dell’Eurogruppo – ma anche il resto dei Commissari. I capi di stato e di governo si sono alla fine ritrovati su questa linea, non rovinandole il sessantesimo compleanno con un’inutile maratona notturna.

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CONSIGLIO EUROPEO E FEDERICA MOGHERINI – Il metodo Juncker/Van Rompuy di procedere per passi è stato così bocciato, alla luce delle eccessive differenze ancora esistenti tra i paesi UE. L’Italia ha subito una sconfitta a metà, visto che la candidatura di Federica Mogherini non ha trovato il consenso necessario per avere una maggioranza qualificata all’interno del Consiglio. Il blocco socialista appoggia il nostro ministro degli Esteri, con l’eccezione però dei paesi dell’Est Europa, compatti nel suo rifiuto. Oltre alle nazioni orientali, Gran Bretagna e Irlanda hanno mostrato grande freddezza verso la candidatura della Mogherini, che non entusiasma la Germania, viste le continue dichiarazioni negative arrivate in questi giorni dagli europarlamentari tedeschi. Angela Merkel e François Hollande hanno rimarcato come la prossima guida della diplomazia UE dovrà essere un esponente del Pse, una posizione che dovrebbe garantire ancora chance alla candidata italiana. Le possibilità della bulgara Georgieva, l’altra favorita per l’incarico, scendono di molto vista la sua affiliazione al Ppe. L’intesa sul nome di Federica Mogherini, o su un altro candidato Pse, sarà però trovata solo se l’Est Europa otterrà un incarico apicale, e l’unico possibile è la presidenza del Consiglio europeo.

CONSIGLIO EUROPEO E L’EUROPA DI JUNCKER – Matteo Renzi ha dovuto difendere l’Italia dalle accuse di avere una linea di politica estera eccessivamente filo russa, ma la discussione in merito ha indicato quanto i paesi dell’Est Europa sentano il bisogno di una rappresentanza al massimo livello dell’UE in un momento di confronto così aspro con la Russia. Al Consiglio Europeo è prevalsa, ancora una volta, la logica degli interessi nazionali; uno stop al percorso di parlamentarizzazione registrato durante la nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione. Juncker aveva chiesto al Consiglio europeo di indicare subito l’Alto rappresentante e suo primo vice presidenza per iniziare la trattativa per assegnare i vari incarichi della Commissione, ma la sua proposta è stata bocciata. Il prossimo Consiglio europeo si svolgerà il 30 agosto, e nel prossimo mese e mezzo, oltre alle vacanze, verranno svolte lunghe trattative per trovare un’intesa complessiva su tutte le nomine di cui si discute. Ogni 5 anni la UE deve cambiare i suoi attori principali, un processo che diventa sempre più faticoso visto che si sommano linee di divisione nazionali, geopolitiche e partitiche. La via dell’integrazione comunitaria è ancora molto distante.

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