«Nicola Rizzoli ha dimostrato in finale perché gli arbitri italiani sono i più bravi»

di Andrea Mollica | 15/07/2014

L’arbitraggio di Nicola Rizzoli ha dimostrato equilibrio e saggezza nonostante alcune decisioni piuttosto discutibili. Una prestazione, coadiuvata dalla grande precisione dei suoi assistenti Renato Faverani e Andrea Stefani, che ha confermato i motivi per cui gli arbitri italiani siano considerati tra i più capaci a livello internazionale.

Germany v Argentina: 2014 FIFA World Cup Brazil Final
Matthias Hangst/Getty Images

NICOLA RIZZOLI E LA FINALE DEI MONDIALI – Nicola Rizzoli è stato il terzo arbitro italiano ad arbitrare una finale dei Mondiali. Prima di lui Sergio Conella e Pierluigi Collina avevano diretto la partita decisiva per l’assegnazione della coppa più ambita del mondo. Curiosamente due finali in cui c’erano sia Argentina, nel 1978, e  Germania, nel 2002, le due squadre arbitrate da Nicola Rizzoli sul prato del Maracanã di Rio De Janeiro. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung elogia la prestazione del fischietto italiano, rimarcando come sia riuscito ad essere sostanzialmente dimenticato dopo alcuni giorni. Il compito, difficile, che spetta all’arbitro della finale dei Mondiali. Se fischia in modo perfetto, la maggior parte delle persone non si ricorderà più il suo nome. Se invece una sua decisione sbagliata deciderà il vincitore della coppa del mondo, l’arbitro avrà una reputazione per sempre rovinata. Come capitato per esempio al messicano Edgardo Codesal, che nel 1990 assegnò alla Germania un rigore molto dubbio che l’Argentina contesterà per chissà quanti decenni ancora.

NICOLA RIZZOLI E LA DIREZIONE DELLA FINALE – Durante la finale tra Germania e Argentina non sono mancati episodi contestati. Süddeutsche Zeitung rimarca come Nicola Rizzoli abbia punito in modo troppo mite la gomitata di Sergio Agüero a Bastian Schweinsteiger, mentre abbia preso una decisione particolare sull’uscita di Manuel Neuer su Gonzalo Higuain. L’arbitro italiano ha fischiato un fallo dell’attaccante argentino particolarmente difficile da valutare, ma è stato bravo nel cogliere l’anticipo del portiere tedesco sull’attaccante argentino, visto che per la maggior parte degli spettatori, e ancora ora per gli argentini, ha visto solo come Neuter l’abbia travolto. Un rigore che sarebbe stato inesistente per SZ, che ha apprezzato in modo particolare la prestazione dei due assistenti di Rizzoli, Renato Faverani e Andrea Stefani, molto bravi nel vedere il fuorigioco di Higuain sul gol poi annullato, e quello di Thomas Müller sul colpo di testa di Benedikt Höwedes. Süddeutsche Zeitung loda l’eleganza e la precisione da veri campioni del mondo dimostrata dagli assistenti di Rizzoli, definendo “più bravo di un robot” Faverani per la sua capacità di vedere il fuorigioco dell’attaccante tedesco.

NICOLA RIZZOLI E LA BRAVURA DEGLI ARBITRI ITALIANI – Il pezzo di Süddeutsche Zeitung, firmato dalla corrispondente da Roma del quotidiano tedesco Birgit Schönau, rimarca come Nicola Rizzoli abbia dimostrato perché gli arbitri italiani siano considerati tra i migliori a livello internazionale. Capacità riconosciute di gestione di situazioni difficili, risolte col sorriso e con l’equilibrio dal direttore di gara di Mirandola, che derivano anche dal dover arbitrare in un campionato così stressante come la nostra Serie A. « In Italia, dove sono tradizionalmente considerati più come l’incarnazione di aiuti di forze oscure più che della giustizia, gli arbitri sono abituati al peggio. Chi ha fischiato in partite quali Juventus contro Napoli o Roma contro Lazio può arbitrare in modo piuttosto rilassato anche una finale dei Mondiali». La prestazione di Rizzoli ha mostrato capacità, saggezza ed equilibrio tra le parti, nonostante che diversi media italiani si fossero schierati in modo netto per l’Argentina. In parte con motivazioni, tipo le decine di migliaia di morti provocati dai soldati tedeschi durante la II guerra mondiale ricordate da Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera”, che hanno lasciato molte perplessità nella giornalista di  Süddeutsche Zeitung.

Foto copertina: Martin Rose/Getty Images