Galleria Umberto a Napoli, la paura dei commercianti: «Perdiamo il 70%»

di Donato De Sena | 14/07/2014

Il crollo di un pezzo di cornicione nella Galleria Umberto I che a Napoli ha causato la morte di un ragazzo di 14 anni, Salvatore Giordano, si è già trasformato in un problema economico molto serio per i commercianti e i dipendenti delle attività commerciali costrette alla momentanea chiusura per il sequestro da parte dell’autorità giudiziaria dell’area dove ha avuto luogo il tragico evento. I magistrati hanno infatti ordinato il divieto d’accesso in Galleria da via Toledo, ovvero del punto in cui la giovane vittima è stata colpita e che rappresenta il varco principale per turisti e amanti dello shopping, costringendo diversi negozi ad abbassare le serrande. Ma la decisione pesa anche sulle attività interne alla Galleria rimaste aperte.

 

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«UNA ROVINA PER NOI» – La denuncia è chiara. «Registriamo – ci dice Marco, gestore dello storico bar Anna Bellavita – una perdita del 70%, come lavoro, passaggio, incasso. Quasi una rovina per noi, per attività grandi come le nostre. Sono d’accordo con il fatto che si deve ristrutturare la galleria ma ci deve essere anche una logica nel procedere. Non si può pensare di chiudere la Galleria e non pensare ai danni economici che questo può comportare. Ci dispiace ovviamente tanto per il ragazzo morto. Ma se cominciano così e continuano così…». Si tratta, insomma, di una situazione molto difficile, che nei prossimi giorni potrebbe aggravarsi. Da poco i vigili del Fuoco hanno cominciato transennamenti e il montaggio di ponteggi anche nell’area interna alla Galleria, costringendo alla chiusura anche di altre attività commerciali, non solo quelle vicina all’ingresso dal lato di via Toledo. E non è chiaro in che modo procederanno i lavori.

 

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«NON SAPPIAMO NULLA E NESSUNO CI ASCOLTA» – I negozianti e ristoratori temono dunque che la «rovina» possa essere ancora più grave di quella vissuta finora. Marco sottolinea che alcuni teli verdi che coprono cornicioni a rischio crollo o comunque poco sicuri sono presenti in galleria da 7 o 3 o 2 anni. «Noi non eravamo in crisi. Ma adesso siamo distrutti, ci hanno tagliato le gambe», dice. «Sono anni – ripete – che la Galleria è messa così. Dopo tanta negligenza non possiamo pagare noi. Il restauro dovrebbe essere fatto con una logica». «Doveva aprire un’altra gelateria. Adesso lì devono montare un altro ponteggio, sia a destra che a sinistra. Sono stati sequestrati locali che lavoravano, di Sisley, Tre ed altri. E, a parte il danno economico, c’è anche un problema di immagine». «Qui si parla – continua Marco – di affitti da 7, 10, 11, 13, 18mila euro al mese. Di attività con 40, 16, 10 o 8 dipendenti». L’area bloccata viene dunque considerata eccessiva: «Noi abbiamo visto la scena. Era caduta una sola pietra, un rosone. Tutte le pietre (quelle ora visibili, nda) sono state fatte dai Vigili del fuoco che hanno spicconato. La gente pensa che quello sia stato un vero crollo, ma si è staccato un solo rosone, un pezzo». Infine, il senso di solitudine e le colpe: «Non sappiamo niente, nessuno ci ha pensato. Vai dai Vigili del Fuoco e non dicono niente, così come la Municipalità, i Carabinieri, la Soprintendenza, i privati. Nessuno sa niente. Noi non sappiamo neanche questi ponteggi come e dove saranno montati. Se faranno uno spicconamento, se faranno lavori di restauro. Non siamo stati informati di niente. Isolati». La paura è quella di dover pagare le negligenze altrui: «C’è stata una cattiva gestione del Comune e della Soprintendenza. E le conseguenze le paghiamo noi commercianti».

 

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(Credit immagini: Giornalettismo)