La vita dei giovani boss mafiosi su Facebook

di Redazione | 11/07/2014

L’Espresso ci parla dell’attività su Facebook di Domenico Palazzotto, capomafia del quartiere Arenella a Palermo, in Sicilia che dal social network, celato sotto mentite spoglie, documenta la propria vita da boss dettando, in caso, il suo monito alle truppe, a partire dalla frase: «Beati coloro che verranno perseguitati dalla giustizia, perché di essi sarà il regno dei cieli».

(Photocredit L'Espresso)
(Photocredit L’Espresso)

IL BOSS SU FACEBOOK – La frase, pubblicata il 15 marzo scorso, potrebbe essere intesa come una dedica a Matteo Messina Denaro, boss superlatitante o un messaggio allusivo per promuovere il proprio status all’interno dell’entourage mafioso. Domenico Palazzotto è uno dei candidati a scalare la gerarchia della mafia siciliana. Tuttavia la sua carriera ha subìto una brusca interruzione quando, lo scorso 23 giugno, i carabinieri di Palermo, su ordine della Procura, hanno dato il via libera all’operazione Apocalisse , un tornado abbattutosi sulle cosche siciliane con un centinaio di ordini di custodia cautelare.

LA SPIEGAZIONE DELLA DIA – Con l’operazione i nuovi padrini, trentenni con il culto delle fiction sulla mafia, sono finiti in cella. L’Espresso continua spiegando che navigano e chattano ostentando lusso e sfrontatezza. Il carcere non è un’onta, così come le manette. La Dia spiega che

La mafia siciliana non indosserà mai vesti di camorra. Ma quel che succede è che si torna indietro nel tempo di almeno trenta anni, con codici d’onore, riti e comportamenti di una mafia culturalmente rigida e chiusa a riccio, una mafia che sembrava scomparsa per sempre. Solo che questa volta è tutto on line, tutto su Facebook.

I nuovi picciotti sono come gangster americani legati, come i vecchi boss, alla causa della famiglia. Bernardo Provenziano usava i pizzini per non farsi scoprire dall’esterno. I giovani boss palermitani invece non temono le intercettazioni da parte delle forze dell’ordine. Dal materiale raccolto dalla Procura di Palermo si intuisce che sanno di essere ascoltati.

IL RUOLO DEI SOCIAL – La loro è una sfida a viso aperto. Con in più un dato. Continua l’Espresso:

La nuova frontiera per comunicare dei giovani padrini è il social network. Per nascondere le loro identità, i loro account sono occultati dietro nomi di fantasia. Ma il trucco non funziona. Così, è facile scoprire il profilo dietro cui si cela Domenico Palazzotto. Erede di una tradizione mafiosa centenaria (nelle intercettazioni ambientali sosterrà che un suo lontano parente sia stato il killer di Joseph Petrosino, il poliziotto americano ucciso a Palermo mentre investigava sulle relazioni mafiose tra Sicilia e Stati Uniti), Palazzotto era stato nominato a capo della famiglia mafiosa del quartiere Arenella, enclave storica per decenni sotto il dominio dei clan Fidanzati e Galatolo, i re del narcotraffico negli anni sessanta e settanta.

CHI È DOMENICO PALAZZOTTO – Il gip Petrucci nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Apocalisse, ha descritto con queste parole la figura e la statura del boss, accusato di

aver diretto la famiglia mafiosa dell’Arenella, nell’ambito del mandamento di Resuttana

Su Facebook, il giovane capomafia racconta il suo modo d’essere padrino. Per lui farsi immortalare, e postare immediatamente gli scatti su Instagram e Facebook, a bordo di una limousine bianca con un coppa di champagne in mano, è un punto d’onore. Ricorda un po’ Scarface interpretato da Al Pacino. L’ultima immagine è del 12 giugno:

Palazzotto è sdraiato al sole a bordo di un’imbarcazione extralusso. Immancabili le tavolate a base di gamberoni, aragoste e champagne. Insieme al cugino Calogero Filareto (citato come referente del boss emergente nelle pagine dell’ordinanza Apocalisse), Palazzotto mostra il suo volto sorridente commentando così il pranzo luculliano: “alla faccia di quei quattro cornuti e invidiosi”. Il giovane padrino spiega anche di amare la musica napoletana e i classici del rock. Da Gigi D’Alessio a Kenny Loggins. Linka, commenta e spiega il suo modo d’essere un capomafia moderno.

Centinaia di commenti sono dedicati alle fiction tv come “Onore e rispetto”. Così, mentre il lavoro degli investigatori andava avanti, e giorno dopo giorno, si avvicinava la data della retata, la sfida “virtuale” Palazzotto veniva lanciata con questo messaggio sulla sua bacheca:

“Tra il dire e il fare… c’è di mezzo il mare… quindi… siete e rimarrete dei poveretti… con un pugno di mosche in mano… hahaha erano convinti sti secchielli i miaidda (merda, ndr)”.

E qualche giorno prima, sempre su Facebook, Palazzotto spiega quanto sia alto il rischio per lui di essere arrestato:

“Qualke volta come Fabrizio Corona mi finisce… tanto x cambiare… kiamato dalla questura…”.

 

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LA DESIGNAZIONE A BOSS – Su Facebook venne comunicata anche l’investitura a rango di capo malavitoso. Nell’ottobre 2012 venne pubblicato un breve video in cui un amico gridava ad alta voce «Il padrino sono io» seguito da Palazzotto che risponde: «Vabbè, l’originale sono io». Su re dei social network i giovani mafiosi palermitani comunicano, prendono appuntamenti e si mostrano come eroi invincibili di una tradizione popolare in noir. Sul social network, Palazzotto parla con i suoi amici anche di onore ed affiliazione. Tra il serio e il faceto un amico “virtuale” si rivolge così al boss per essere arruolato:

“Devo mandare un curriculum?”.

E Palazzotto risponde:

“Si, frate, dobbiamo valutare i precedenti penali, incensurati non ne assumiamo”.

Il capomafia dell’Arenella poi rassicura:

“Passa nella mia scuadra… i piu forti ora siamo noi hahaha. teniamo conto anche del nucleo familiare”.

LE PAROLE DI SALVATORE D’ALESSANDRO – Su Facebook era sbarcato anche Salvatore D’Alessandro, soldato della borgata di San Lorenzo e fedelissimo di Palazzotto. Tra una cena e una gita in barca insieme al boss dell’Arenella, tutto documentato sul social network, D’Alessandro, dal suo profilo criptato, lanciava perle di saggezza mafiosa e raccontava della sua ascesa in Cosa nostra

“X il momento sn uno dei pochi squali che caccia negli abissi. Ma arriverà il momento in cui salirò a galla e li nn avrò più pietà x nessuno”.

D’Alessandro ha dato poi sfogo anche a momenti negativi:

“Io nn voglio cancellare il mio passato, xché nel bene e nel male mi ha reso quello che sn oggi. Anzi ringrazio a chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e chi usato. Chi mi ha detto saremo sempre insieme. Credendoci ho chi invece l’ha fatto X i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso X avere trovato la forza di rialzarmi e andare avanti”.

E racconta anche la sua sfida nel ritagliarsi uno spazio nella gerarchia mafiosa:

“Non faccio quello che le persone ritengono giusto fare, faccio quello che voglio perché tanto la gente è sempre pronta a giudicare anche se non ti conosce abbastanza”. Ed ancora, “Qualcuno nn ha ancora capito che più parlano più vado costruendo il mio puzzle. Continuate a parlare che ci manca poco e chiudiamo il cerchio Hahahaaaaaa. Ma quanto gente ignorante e ingenua”.

E nell’inizio del 2013 capisce di essere nel mirino degli investigatori. Ed il suo sfogo viene ancora affidato alla rete:

“La gente nn finisce mai di mettermi infamita xche sn solo invidiosi della mia persona. Mi potete mettere tutte le infamita di questo mondo e mi potete invidiare quanto volete ma me la sento solo s… Hahahaaaaaa. siete solo pezzi di merda cornuti sbirri e buttane”.