Chi era lo smemorato di Collegno

di Maghdi Abo Abia | 10/07/2014

E se lo smemorato di Collegno non fosse il professor Giulio Canella, tornato dalla Grande Guerra senza memoria oltre dieci anni dopo essere stato dato per disperso? La prova del Dna, il cui risultato è stato svelato in diretta a Chi l’ha visto non conferma che fosse proprio lui il protagonista di un caso che appassionò l’Italia dal 1927 al 1931. Allora doveva essere il tipografo Mario Bruneri, sorpreso a rubare e che simulò l’amnesia per evitare il carcere.

smemorato di collegno (1)

LA DELUSIONE DELLA FAMIGLIA – L’Ansa ha raccolto la voce di Julio Canella, intervistato dalla trasmissione e nipote certo del professore in quanto figlio di un figlio di Canella nato prima della guerra dopo che il risultato del test genetico gli è stato consegnato in busta chiusa: «Non è il risultato che mi aspettavo, ma questa è una prova come altre, ce ne sono tante a favore e tante contro, per noi non cambia niente». Canella non ha fatto affermazioni precise sul contenuto della busta, ma la sua delusione ha fatto intuire agli spettatori che l’esito del test è stato contrario alle sue aspettative di vedere riconosciuto nello smemorato il suo vero nonno.

LA PROVA DEL DNA – La prova del Dna è stata effettuata dalla genetista Marina Baldi ed ha visto la comparazione del profilo genetico di Julio con quello del fratello Camillo, figlio dello smemorato nato dopo la fine della Guerra, ovvero quando il presunto professore ricomparve senza memoria al manicomio di Collegno e fu riconosciuto da Giulia Canella come suo marito. Nel 1926 mezza italia si appassionò al caso anche per via della lotta tra due donne, Giulia Canella e Rosa Bruneri, convinte entrambe di aver ritrovato il marito ricoverato senza memoria al manicomio di Collegno, in provincia di Torino.

LA STORIA DI GIULIO CANELLA E MARIO BRUNERI – La vicenda riguarda la storia di un uomo ritenuto disperso dopo la Grande Guerra che torna dopo anni dalla sua partenza, senza più memoria. I protagonisti sono il professor Giulio Canella, nato a Padova nel 1881, studioso e docente di filosofia sposato con la cugina, Giulia Concetta Canella, figlia di un ricco proprietario terriero che aveva grossi interessi economici in imprese brasiliane e Mario Bruneri, tipografo torinese nato nel 1886, anarchico senza fissa dimora ricercato dal 1922 per via di alcune condanne precedenti per truffa e lesioni.

 

LEGGI ANCHE: Le 10 cose che non dimenticheremo di Giorgio Faletti

 

LA SCOMPARSA ED IL RITORNO – Il 25 novembre 1916 Canella cade con la sua compagnia di fanti in un’imboscata tesa dall’esercito bulgaro a Bitola, in Macedonia. Testimoni lo vedono trascinato via dai nemici con una ferita alla testa. Gli italiani riuscirono in un contrattacco a conquistare le posizioni catturando vari soldati bulgari che, interrogati sulla sorte di Canella, negano che potesse essere tra i loro prigionieri. Fu così che il professore venne dato per disperso.  Undici anni dopo, il 6 febbraio 1927, viene pubblicata la foto di un uomo ricoverato al manicomio di Collegno dall’anno precedente dopo che venne arrestato dai Carabinieri perché colto in flagrante mentre cercava di rubare un vaso di rame dal cimitero.

LA PRIMA IDENTIFICAZIONE – L’uomo venne indicato come vittima di un’amnesia. Peraltro nel corso dei ricovero mantenne una condotta esemplare ed i medici lo definirono come persona istruita e di cultura. Allo stesso tempo era però affetto da un blocco mentale che gli impediva di ricordarsi della sua identità. Giulia Concetta Canella sul giornale vide la foto dell’uomo, barbuto e dall’apparente età di 45 anni, e lo identificò come il marito. Nel marzo 1927 l’uomo tornò a vivere con la moglie a Verona dopo una serie d’incontri. Tuttavia pochi giorni dopo una lettera inviata alla questura di Torino riferiva che lo smemorato in realtà era Mario Bruneri, già in carcere  per falso in bilancio e appropriazione indebita.

IL PROCESSO, IL CARCERE ED IL TRASFERIMENTO IN BRASILE – Lo smemorato venne riconosciuto anche dai Bruneri e dalla sua amante. L’incrocio delle impronte digitali confermò che l’uomo in realtà era Mario Bruneri anche se non coincidevano con quelle rilevate all’arresto del 1926. Lo smemorato venne arrestato per fargli scontare la condanna residua di due anni mentre Giulia Canella, che si era opposta al riconoscimento, presentò un ricorso al tribunale di Torino. Il caso si chiuse in Cassazione dopo cinque anni ed il voto decisivo del Presidente della commissione. I figli avuti dallo smemorato e dalla Canella vennero ritenuti illegittimi, la stampa dell’epoca fece notare come l’uomo non avesse alcuna ferita alla testa, particolare che non venne riferito nelle indagini. La coppia con la famiglia lasciò l’Italia e riparò in Brasile, a Rio de Janeiro, dove l’uomo, appreso il portoghese, pubblicò diversi saggi e partecipò a numerose conferenze. Canella morì nel 1941, la moglie spirò nel 1977. (Photocredit Youtube)