Le tante vite di Giorgio Faletti commuovono il paese intero

di Gabriele Guarino | 09/07/2014

Colpisce la grande portata dell’ondata d’affetto per Giorgio Faletti, non dovuta soltanto alla sua popolarità. Colpisce soprattutto per un motivo: non parliamo di un artista di massa, nè di un semplice artista. Addirittura per molti intellettuali il Faletti artista non è nemmeno esistito.

Senza entrare nella triste polemica in merito al suo essere o non essere uomo d’arte, parliamo invece del suo essere uomo e di come quest’uomo piemontese si sia confrontato con l’arte nella sua vita. Forse, così facendo, scopriremo il motivo del grande clamore suscitato dalla sua morte, il perchè in così tanti si siano fermati a ricordarlo, a scriverne, a parlarne. A stargli accanto anche ieri, durante l’ultimo saluto.

La storia la conosciamo già: il fu laureato in legge che “sfonda” da cabarettista grazie al Drive In ideato da Antonio Ricci negli anni ’80, che coltiva la sua passione per la musica fino a vincere il premio della critica a Sanremo nel 1994, che trionfa come scrittore con “Io uccido” nel 2002 e vende milioni di copie dei suoi libri in tutto il mondo. E, come se non bastasse, dipinge, recita, e porta avanti tutte insieme le sue passioni. Tutto sempre con grande impegno e umiltà, ben poco da mestierante riconosciuto.

Mentre tutti sono alla disperata ricerca di una strada per poi non lasciarla più, l’uomo Faletti sceglie di percorrerne diverse, dando e prendendo da ognuna di esse, ricominciando ogni volta da zero, o quasi. Senza curarsi dei giudizi, dai pregiudizi, dalle critiche dettate il più delle volte dall’invidia.

Nuovi inizi.
Tante nuove vite.
A conferma che non c’è un tempo massimo entro cui decidere, che si può cambiare se c’è il coraggio di volerlo fare, tutte le volte che si è convinti di farlo sul serio.

A conferma che l’unico vero limite è dettato dalla paura dell’uomo non da mura invalicabili.
Ce lo insegnano fin da bambini, ma poi all’atto pratico ce lo scordiamo o ci facciamo andar bene quello status quo che ci appaga; ci costruiamo attorno un bel recinto dentro al quale ci sentiamo protetti.

Che sia piaciuto o meno come artista, l’uomo Giorgio Faletti rinnova la validità di questo messaggio, ancora oggi.