Ustica: La verità in promozione a tre per due

di John B | 01/07/2014

Huffington Post, 23 ottobre 2013  (da un articolo di Andrea Purgatori): “Strage Ustica, il
supertestimone nella sala operativa: Ecco cosa successe con il Mig libico, i due Mirage e il Tomcat” (…) Partii da Roma armato, con una scorta armata, e questo documento classificato segretissimo nella cartella. Una relazione completa sulla strage di Ustica che doveva essere controfirmata dal ministro della Difesa Giovanni Spadolini (…) Il maresciallo Giuseppe Dioguardi oggi ha 53 anni, ha prestato servizio in Aeronautica fino al 2008. Alla scadenza del suo nullaosta di segretezza, il Cosmic, che è il livello più alto, è stato ascoltato da Maria Monteleone ed Erminio Amelio, i due magistrati della Procura di Roma che indagano sulla strage di Ustica (…) Nei 33 anni che ha trascorso nell’arma azzurra e alla Difesa, in posizioni di estrema responsabilità e delicatezza, un filo rosso lo ha tenuto sempre agganciato, spesso da supertestimone, a questa storia. Fin da quella sera del 27 giugno 1980, quando si trovò nella sala operativa della Prima regione aerea a Milano. Esattamente negli istanti in cui il DC9 Itavia veniva abbattuto nel cielo di Ustica (…)”.

Foto: P Photo/Emiliano Grillotti/LaPresse
Foto: P Photo/Emiliano Grillotti/LaPresse

LE “RIVELAZIONI” – Panorama, 29 gennaio 2013 (da un articolo di Giovanni Fasinella): “Dopo la sentenza: le verità mai dette, a 32 anni dalla strage di Ustica, sulla guerra aerea tra Francia e Italia per il controllo del petrolio libico (…) fu un missile, la sera del 27 giugno 1980, ad abbattere sul cielo di Ustica l’aereo civile Dc9 Itavia, con 81 persone a bordo. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione civile (…) Quella sera del 1980, Gheddafi era decollato dall’aeroporto di Tripoli, diretto a Varsavia per una visita ufficiale (…) viaggiava sotto protezione italiana, usando corridoi aerei privi di copertura radar Nato, per non essere intercettato. Quella volta però, i francesi erano riusciti a “vederlo” e lo attendevano al varco su Ustica. Ma i Servizi italiani, come già avevano fatto in altre occasioni di pericolo, lo avevano avvertito. All’altezza di Malta, l’aereo di Gheddafi invertì improvvisamente la rotta e tornò in patria. Nel frattempo, i caccia francesi avevano individuato i due Mig libici che, partiti presumibilmente da basi italiane, avrebbero dovuto prendere in consegna Gheddafi e scortarlo sino a Varsavia. Per proteggersi, andarono a nascondersi sotto la pancia del Dc9 Itavia (…)”.

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LA SCARSA CREDIBILITÀ  DELLE “STRAORDINARIE RIVELAZIONI” – Quelli appena citati sono due esempi delle decine e decine di “sconvolgenti rivelazioni” fatte proprie dai media e spesso adottate anche dai magistrati che hanno indagato sul caso Ustica, che di volta in volta hanno scritto nuove “verità” sulla scomparsa del DC9 Itavia nell’ormai lontano 27 giugno 1980. Poco importa quanto siano credibili le testimonianze e le rivelazioni: ormai su Ustica si può dire di tutto, l’importante è che si tirino in ballo missili, battaglie aeree e intrighi internazionali. Guai a parlare di altro: si sarebbe subito tacciati di voler “insabbiare”. Certo, se qualcuno si soffermasse a ragionare qualche minuto senza pregiudizi di sorta, ci metterebbe poco a capire che qualcosa non torna in queste straordinarie rivelazioni. Ad esempio il “maresciallo Giuseppe Dioguardi” aveva 53 anni nel 2013. Questo significa che nel 1980 aveva 33 anni in meno. Ossia era un ventenne. Ve lo immaginate un coscritto ventenne, nemmeno un ufficiale, che parte “da Roma, armato, con una scorta armata e questo documento classificato segretissimo nella cartella”? Eppure qualcuno se lo immagina, lo pubblica, lo acquisisce nelle indagini. E che dire dell’aereo di Gheddafi in visita ufficiale a Varsavia? Non una visita segreta, badate bene, ma una visita ufficiale. Ne saprà qualcosa qualcuno di una programmata visita ufficiale? Ci saranno pure documenti, inviti, piani di volo? Se era una visita ufficiale, che ragione c’era di usare “corridoi aerei privi di copertura radar Nato”? E se davvero l’aereo di Gheddafi, in viaggio ufficiale dalla Libia a Varsavia su un corridoio “segreto” e non battuto dai radar, era il bersaglio dei famigerati caccia francesi, perché mai questi avrebbero dovuto sbagliarsi e abbattere un innocuo DC9 civile, che percorreva un corridoio normalissimo, percorso ogni giorno dagli aerei di linea e coperto regolarmente dai radar, e per di più che teneva una rotta opposta rispetto al fantomatico aereo libico? Non ha nessun senso. Ma va benissimo, basta che ci siano caccia e missili di mezzo.

Foto: AP Photo/Emiliano Grillotti/LaPresse
Foto: AP Photo/Emiliano Grillotti/LaPresse

«ARGOMENTAZIONI ERRATE E CONSIDERAZIONI DI LIVELLO INFANTILE» – Peraltro, comune denominatore di queste “rivelazioni” è l’assunto che il famoso MIG23 libico precipitato nei pressi di Castelsilano in Calabria il 18 luglio 1980, in realtà sarebbe caduto quella stessa sera del 27 giugno 1980. Quando i giudici di Crotone furono investiti della responsabilità di giudicare se effettivamente c’era stato un depistaggio per spostare in avanti la data della caduta del MIG23, decisero di archiviare il procedimento con queste parole: “Non è necessario dire altro per riportare la vicenda nei suoi termini reali. Tutto il processo è stato imbastito su argomentazioni errate e su considerazioni di livello infantile; ha preso spunto dalle dichiarazioni di periti che hanno dimenticato la serietà professionale e le nozioni di comune conoscenza; si è sviluppato su organi di stampa ad opera di personaggi interessati e comunque disponibili ad ogni mistificazione ed ad ogni speculazione (…) Decreta non doversi promuovere l’azione penale per manifesta infondatezza dei fatti denunziati” .Del resto, la gente di Castelsilano  ha visto il MIG-23 precipitare, e lo ha visto il 18 luglio 1980, non il 27 giugno 1980. I cittadini di Castelsilano hanno perfino espresso la propria indignazione per il fatto che si continui a mettere in dubbio la loro parola e la loro esperienza diretta. Si devono rassegnare: la loro verità, la verità di quelli che con i propri occhi hanno visto quel MIG-23 precipitare, non è una verità che si concilia con quella della grande battaglia aerea segreta e pertanto è destinata a rimanere, quella sì, insabbiata. Del resto, quasi nessuno ricorda che di quel MIG-23 è stata recuperata la scatola nera con tutto il tracciato di volo, dal quale si ricava che l’aereo non è stato coinvolto in nessuna battaglia aerea ed è decollato il 18 luglio 1980. Esistono persino le comunicazioni radio registrate e trascritte relative alla formazione aerea di cui faceva parte quel pilota, dalle quali si evince l’orario di decollo e il momento in cui il pilota abbandonò la formazione e smise di rispondere ai suoi colleghi che tentavano di farlo rientrare alla base. Malore? Diserzione? Poco importa. Era il 18 luglio 1980, non il 27 giugno. Ma non c’è problema. Nella malaugurata ipotesi che qualcuno dovesse finalmente ammettere e accettare il fatto che il MIG23 libico cadde in Calabria il 18 luglio 1980, c’è chi è pronto a sfornare verità alternative che ne fanno a meno: “Sono coinvolti Israele, Francia, Usa, Italia. La Libia non c’entra niente. Gheddafi è stata un’invenzione del Sismi e del Sios Aeronautica su precise disposizioni politiche; in altri termini un buon capro espiatorio, utilizzato in seguito dal colonnello per ricattare Roma. Quella sera non c’era alcun volo da Tripoli a Varsavia, e nessuna deviazione per Malta”. Insomma, il complottismo è pronto a fronteggiare la possibilità che uno dei principali punti di forza della teoria della battaglia aerea (il MIG23) venga meno, trasformandola in un elemento a favore della teoria stessa: la menzogna non è stata costruita da mitomani e giornalisti compiacenti in cerca di scoop, ma dai servizi segreti, per coprire un’azione militare israeliana, francese, americana e italiana (meglio metterli tutti, così non c’è rischio di sbagliare). Finché questo sarà il modo in cui in Italia si ricerca la verità su Ustica, i veri responsabili (ammesso che siano ancora in vita) possono continuare a dormire sonni tranquilli e continuare a sghignazzare come hanno fatto in questi ultimi 34 anni.

(Photocredit: AP Photo/LaPresse)