|

George Bush Jr. tra bufale e gaffe

Probabilmente tra i presidenti americani più sfortunati, sotto il profilo della popolarità internazionale, c’è il repubblicano George W. Bush Jr., che ha ricoperto la carica dal 2001 al 2009. L’insofferenza nei suoi confronti aveva raggiunto livelli così alti che probabilmente è stato il fattore determinante per l’attribuzione del premio Nobel per la pace al suo successore, Obama, prima ancora che questi avesse iniziato a esercitare le proprie funzioni e quindi prima ancora di aver dimostrato di meritarselo.

LA STORIA – Di certo Bush Jr. è stato sfortunato sin dall’inizio della sua carriera, perché pochi mesi dopo il suo insediamento (gennaio 2001) gli Stati Uniti e il mondo intero sono stati sconvolti dagli attentati terroristici dell’11 settembre, che hanno letteralmente cambiato il corso della storia. Da un lato, quindi, Bush ha dovuto fronteggiare la responsabilità per non aver saputo prevenire ed evitare gli attentati, dall’altro ha dovuto cestinare tutti i suoi programmi politici ed economici per gestire un’emergenza di proporzioni immense. Leggi speciali, carcerazioni preventive, guerre costose e sanguinose: il mandato di Bush è stato marchiato indelebilmente da questi avvenimenti drammatici. Come se non bastasse, i complottisti dell’11 settembre hanno accusato Bush e il suo governo di aver progettato gli attentati, secondo la cosidetta “Teoria dell’Inside Job”. In realtà l’organizzazione degli attacchi del 2001 a New York e a Washington era iniziata ben prima dell’insediamento di Bush, sotto la presidenza Clinton. Osama Bin Laden diede l’autorizzazione a quella che i terroristi chiamarono “Plane Operation” nel 1999 e l’anno successivo l’operazione fu organizzata nei dettagli, furono individuati e addestrati i terroristi suicidi che l’avrebbero eseguita e i primi di essi entrarono negli Stati Uniti. Quando Bush divenne presidente, quindi, il piattino era ormai quasi pronto. Dopo gli attentati, a Bush fu contestato un altro gravissimo errore: quello di aver attaccato l’Iraq, nel 2003, sulla base di accuse rivelatesi infondate (coinvoglimento negli attentati del 2001, possesso di armi di distruzione di massa). Sostanzialmente è andata così, perché le indagini hanno dimostrato che l’Iraq e Saddam Hussein non avevano avuto alcun ruolo significativo negli attentati e i soldati americani non hanno trovato le famigerate armi di distruzioni di massa.

INDAGINI – E’ anche vero, però, che i risultati delle indagini arrivarono solo nel 2004 e che Bush era stato letteralmente bombardato da segnalazioni di ogni genere relative alla pericolosità di Saddam Hussein. Basti pensare che proprio la Russia e il presidente Putin, per loro stessa ammissione, avevano tempestato la Casa Bianca di segnalazioni allarmanti sul atto che Saddam stesse preparando attentati contro gli Stati Uniti. E’ curioso come i russi prima abbiano contribuito a indurre gli USA ad attaccare l’Iraq e poi siano stati in prima fila a condannare l’attacco, ma questo fa parte del gioco e a farne le spese sono stati Bush e le centinaia di migliaia di vittime dirette o indirette della guerra in Iraq. Che gli americani avessero intuito che non era giusto addossare a Bush le responsabilità di queste vicende è dimostrato dal fatto che nel 2004 lo riconfermarono alla presidenza, decretando la sconfitta del candidato democratico Kerry con un margine molto netto per gli standard statunitensi (62 milioni di voti contro 59 milioni, 31 stati federati contro 19). Nonostante questo, Bush è stato oggetto di numerose bufale denigratorie. Ad esempio la fotografia nella quale è ripreso intento a leggere un libro capovolto in una scuola elementare.

bushbook

L’immagine è un falso, infatti la foto originale e le altre della stessa serie sono state scattate in una scuola di Houston nel 2002 e mostrano chiaramente che il libro non era capovolto. Un’altra bufala molto famosa è quella secondo cui Bush aveva un basso quoziente di intelligenza, pari alla metà rispetto a Clinton. La notizia fu pubblicata dal Corriere della Sera citando come fonte il quotidiano spagnolo El Pais e il Lovenstein Institute. Sia il Corriere della Sera che El Pais cascarono in una vera e propria burla, perché il Lovenstein Institute non esiste e non è mai esistito, ma la notizia dilagò in Internet ed è ancora piuttosto diffusa.

BUFALE – Il Corriere della Sera si limitò a far sparire la notizia dal proprio sito Web mentre El Pais pubblicò una smentita ufficiale nella quale chiese scusa, però, solo ai lettori (e non all’interessato), ulteriore dimostrazione dell’acredine internazionale nei confronti di Bush. Per la cronaca, non risulta che siano mai state diffuse misurazioni ufficiali dell’IQ di Bush, ma le stime più accreditate basate sui parametri conosciuti assegnano a Bush un quoziente che si aggira intorno a una media di 120 – 125 che corrisponde alla media dei laureati americani. Da ultimo, perfino in occasione delle elezioni presidenziali del 2012, Bush è stato oggetto di una burla che voleva che per errore avesse votato Obama anziché il candidato repubblicano. A cascarci, questa volta, anche La Repubblica. Anche sulle numerose gaffe che hanno costellato la storia di Bush, ci sarebbe da dire che la stragrande maggioranza dei politici ne fa in continuazione, per cui chi è sottoposto a un’attenzione mediatica particolarmente elevata (e malevola) è destinato a rimediare una brutta figura dopo l’altra. Ce ne sono tantissime anche su Bill Clinton e su Barack Obama, basta cercare su Google, ma ci sono personaggi che hanno la fortuna di risultare più simpatici ai media internazionali che preferiscono ignorare o sorvolare sui loro passi falsi. Chi è meno fortunato deve rassegnarsi alla gogna mediatica che a volte è talmente accanita da pubblicare qualsiasi notizia senza sottoporla a un minimo di verifica. Ma anche le bufale si perdonano, se a farne le spese è l’antipatico di turno…