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HER (Lei, di Spike Jonze): a chi non è piaciuto? E perchè?

L’ultimo incantevole film di Spike Jonze, “HER” (Lei), vincitore di un Oscar per la sceneggiatura e acclamato già dallo scorso anno dalla critica di mezzo mondo in Italia non è piaciuto a molti. Gli incassi, grandi città escluse, parlano chiaro.

«Non so, inutile, noioso». Però: strano bollare un film così intenso in modo così netto. Voglio dire: ci può stare che si possa considerarlo noioso o inutile ma suona strano questo liquidarlo così rimanendo in superficie, senza dare una motivazione convincente.

Mi sono chiesto il perché allora, andando maggiormente in profondità. Magari le persone non vogliono farlo, scelgono di restare distanti. Volutamente. Ed ecco le principali ragioni che sono riuscito a trovare, parlandone molto in giro:”Ho paura che la tecnologia possa comprendere meglio un essere umano e fare di più per lui rispetto a un altro essere umano”. “Tremo al pensiero che la tecnologia possa essere un rifugio per ritrovare sé stessi”. “Mi fa paura che un’intelligenza artificiale possa emozionare”. “Ho paura della dipendenza che la tecnologia può causare”. “Ho paura che la tecnologia possa allontanarmi da chi amo”. “Ho paura che la tecnologia possa farmi capire chi amo veramente”. “Ho paura che la tecnologia possa allontanare chi amo da me”.

Ben oltre la noia, o l’inutilità,  credo sia la paura il vero celato motivo del rifiuto di chi ha snobbato il film, che lo ha reso inaccessibile ai più. Una paura che ha indotto alla chiusura, che ha dato fiato alla presunzione di pensare che non si possa fare un film che ruoti tutto intorno a un banale, stupido, irrealistico concetto. In fondo, cosa hanno in meno gli uomini rispetto a una macchina? Come può una macchina creata dagli uomini arrivare a coprirne e superarne certe mancanze? Più facile pensare a un delirio ammiccante di un regista in cerca di facile gloria. In realtà, sappiamo tutti molto bene quanto la tecnologia stia diventando sempre più un aiuto per le anime soleo irrequiete, facilitatrice di condivisioni altrimenti impossibili, luogo di scambio di sentimenti e di riconoscimento di affinità. Quanto possa offrire opportunità aggiuntive, spesso esclusive, e in che misura stia supplendo a vuoti creati da altri e stia svolgendo anche un ruolo socialmente utile.

Quindi sappiamo anche bene quanto il film sia un futuro plausibile piuttosto che una fantasia risibile o psicotica. Basti pensare a A.I. Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg. A quel bambino robot che spaventa la mamma acquirente perché più vero ed emotivamente stabile del figlio annegato. Ecco. Credo non si sia voluta affrontare la vera anima di questo film, che resta un film sull’amore, sul superamento della fine di un amore, sull’aiuto di cui si può avere bisogno e che viene lesinato da chi potrebbe donarloParla di un uomo che da voce ai sentimenti inespressi dagli altri e vive di questo, che si ritrova ad essere solo in un mondo inaridito che da poco importanza ai sentimenti e alla cura necessaria per tenerli vivi. E parla di una tecnologia amica che riesce a stargli vicino, a comprenderlo e ad amarlo, facendolo sentire nuovamente vivo. Un film che ha emozionato chi sente di essere vicino a questo mondo e che ha allontanato invece chi snobba le tecnologie, chi pensa che siano solo una barriera, un limite e un condizionamento di una vita altrimenti bellissima. E che siano, per questo, colpevoli e/o non meritevoli di attenzione.

In fondo, è sempre più facile scansare il turbamento o ignorare un problema o dare la colpa che guardarsi dentro. Perché quando ci si guarda dentro non si sa mai in anticipo cosa si arriverà a scoprire, anche durante le visione e a causa di un bel film.

Photocredit copertina: http://www.herthemovie.com/#/post/70828537843/her-now-playing-in-select-theaters-starts