Euroscettici e assenteisti: se il fronte del no europa a Bruxelles non va mai

di Alberto Sofia | 12/05/2014

C’è chi teme possano rappresentare una minaccia per il futuro dell’Unione Europea. In grado di rivoluzionare la composizione del prossimo Europarlamento, come maggiore sorpresa delle prossime elezioni, considerati i sondaggi favorevoli delle ultime settimane. Eppure, se gli euroscettici hanno trasformato le imminenti consultazioni in una sorta di referendum sull’euro e la stessa Ue, cavalcando in campagna elettorale lo scontento popolare e la crisi economica, non sono certo ricordati per essere tra i più presenti e attivi in aula. Anzi. C’è chi, come la transalpina Sylvie Goulard (del gruppo Alde) ha già spiegato con sarcasmo il motivo per il quale non saranno un problema reale. Semplice. «Non lavoreranno», ha attaccato l’europarlamentare francese, come ha ricordato il Messaggero. Per la serie, tanta retorica e propaganda nelle piazze, ma poco impegno nelle attività per le quali sono stati eletti. E per le quali sono retribuiti.

sondaggi europee renzi grillo 5
Matteo Salvini (Lega Nord)

EUROSCETTICI E ASSENTEISTI – Basta osservare i numeri forniti da VoteWatch sulla partecipazione alle sedute e ai voti di Strasburgo e Bruxelles per capire come il fronte dei critici Ue sia quello nel quale militano gli europarlamentari più assenteisti. Sotto la media risultano sia i voti in plenaria che la partecipazione alle Commissioni, così come pochi sono anche i rapporti redatti nel corso dell’ultima legislatura. Si dividono in due fronti: coloro che – come gli esponenti della Lega Nord – fanno parte dell’Efd (Europe of Freedom and Democracy), e quelli che risultano “non iscritti“, come gli olandesi del Partito della Libertà di Geert Wilders (in olandese Partij voor de Vrijheid, Pvv) o gli ungheresi del Jobbik,accusati di essere antisemiti e xenofobi. Un fronte ampio, eterogeneo e spesso in disaccordo tra le diverse componenti. Unito soltanto dal comune rigetto dell’integrazione europea. Se si analizza la partecipazione al voto, in media, le percentuali dell’Efd e dei non iscritti sono tra le più basse: rispettivamente, al 78.60% e al 77.82 %. Più alte sono le medie delle altre famiglie storiche dell’Europarlamento, tutte sopra l’80%.

Euroscettici assenteisti

SALVINI, LE PEN E FARAGE: I TRE VOLTI DELL’ASSENTEISMO – Gli stessi tre leader dei maggiori partiti euroscettici, Matteo Salvini (per il Carroccio), la francese Marine Le Pen (Front National) e l’inglese nazionalista Nigel Farage (Ukip) restano in fondo alla classifica della partecipazione. Il leader leghista – simbolo del nuovo corso del Carroccio, sempre più vicino alle posizioni della destra estrema, tra attacchi agli immigrati e alla moneta unica – in cinque anni ha partecipato al 76, 91% dei voti per appello nominale. Tanto da piazzarsi soltanto al 625° posto nella classifica virtuale. Soltanto un rapporto redatto, sulla modernizzazione delle dogane. Unico anche il parere offerto, in tema di protezione dei dati personali.

Euroscettici assenteisti Matteo Salvini

Ma non è una novità la scarsa partecipazione in aula di Matteo Salvini. Basta ricordare l’attacco del socialista belga Marc Tarabella, che lo apostrofò come un “fannullone” durante una seduta d’aula: «È una vergogna sentirla. Per un anno e mezzo abbiamo lavorato con gli altri correlatori, ma lei non l’abbiamo mai vista», si lamentò Tarabella, relatore della Direttiva sugli appalti pubblici.

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Di certo, è in “buona” compagnia. Anche Marine Le Pen, volto simbolo del fronte euroscettico e sorpresa delle recenti elezioni municipali francese, non brilla per il suo impegno in aula, in base ai dati di VoteWatch. La transalpina fa anche peggio di Salvini. In classifica, si piazza al 701° posto, con il 67, 29% delle presenze durante i voti.

Euroscettici assenteisti Marine Le Pen

 

Senza dimenticare anche Nigel Farage, il leader di Ukip, il partito nazionalista della Gran Bretagna che potrebbe incassare una vittoria storica. Per tentare di frenare l’ascesa dello United Kingdom Independence Party, il premier conservatore David Cameron ha promesso un referendum per lasciare ai propri cittadini decidere se restare dentro o uscire fuori dall’Ue. Una mossa necessaria anche in vista delle politiche del 2015: una sua rielezione, ha precisato Cameron, non potrebbe che essere legata a una futura consultazione sul futuro europeo del Paese. Ma se Farage continua a spingere in campagna elettorale per far uscire il Regno Unito dall’Unione, in aula la sua presenza è passata quasi inosservata. Nessun rapporto, né opinioni o emendamenti. Con una percentuale del 42.97% di voti, si piazza al 759° posto tra gli europarlamentari (in totale, sono 766).

Euroscettici assenteisti Nigel Farage

 

GLI ALTRI EUROSCETTICI – Non hanno percentuali migliori altri leader euroscettici di altri Paesi Ue. Come il belga Frank Vanhecke (77,16% di partecipazione ai voti), che, con il partito “Vlaams Belang”, punta all’indipendenza delle Fiandre. C’ anche il finlandese Timo Soini – leader dei Veri Finlandesi – che ha abbandonato dopo due anni. O Andreas Mölzer, l’europarlamentare del partito austriaco nazionalista di destra Fpo (movimento noto per aver chiesto di tenere un referendum sulle quote per l’accesso degli immigrati, come quello realizzato in Svizzera, con leader Heinz Christian Strache), presente al 79.59% dei voti.

Per restare in Italia, si può citare anche il caso di Magdi Cristiano Allam (Io Amo l’Italia), ora in corsa con Fratelli d’Italia: non ha partecipato a più di 1500 votazioni.

Euroscettici assenteisti Magdi Cristiano Allam

E anche un altro leghista, Giancarlo Scottà, ha saltato più di mille voti in cinque anni (molto meglio hanno fatto altri colleghi del Carroccio, come Lorenzo Fontana, Mara Bizzotto e Francesco Enrico Speroni).

I SONDAGGI – Secondo le ultime proiezioni di PollWatch2014, il fronte degli euroscettici – tra Efd e non iscritti – potrebbe avvicinarsi ai 140 eletti. Resta da capire, però, se continueranno o meno a latitare dalle aule e dalle commissioni dell’Europarlamento.

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Photocredit: VoteWatch/PollWatch2014