La grande trollata dei manifesti dei fascisti inglesi

di Redazione | 24/04/2014

Come succede spesso anche da noi, la comunicazione politica dell’estrema destra in gran Bretagna ha registrato un rumoroso fallimento alla presentazione dei manifesti dell’UKIP per le europee.

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GLI XENOFOBI E L’EVOCAZIONE DELLA MINACCIA – «26 milioni di europei sono in cerca di lavoro. E di chi sono lavori che cercano?», così, sobriamente, recita il posterone affisso per conto dell’UKIP, (mini-partito dell’estrema destra britannica) che fa il verso a quelli di leghisti e fascisti nostrani. Pessima idea, proprio nei giorni scorsi il primo ministro David Cameron era stato sepolto d’improperi per aver affermato che la Gran Bretagna è un paese cristiano, anche se i cristiani non sono la maggioranza dei britannici e la Gran Bretagna in generale è poco tollerante con razzisti e xenofobi.

ED È SUBITO MEME – Così in men che non si dica il manifesto, che ovviamente afferma una cretinata quando agita lo spauracchio di 26 milioni di disoccupati che bramano il lavoro dei britannici, è stato sovvertito e la social-sfera del Regno Unito si è riempita di rielaborazioni spassose ed è spuntato anche l’equivalente del nostro «generatore automatico di poster», in questo caso dell’Ukip, che comunque non è nuova a scatenare l’ilarità con la sua propaganda.

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RIDERE DEI RAZZISTI – Ecco allora il manifesto che attacca le agenzie pubblicitarie francesi che rubano il lavoro a quelle britanniche (la campagna è affidata a un’agenzia che fa base in Francia), poi c’èil messaggio: «26 milioni di europei sono in cerca d’amore. E di chi sono le donne che cercano?» e l’immancabile «Indovina di chi sono i bambini che gli immigrati dell’Unione vogliono mangiare». Poi c’è quello che evoca la minaccia rappresentata dai peni dei romeni, che sarebbero più lunghi e farebbero contente le mogli dei poveri britannici e altre facezie, molte delle quali potrebbero stare tranquillamente su un manifesto dell’Ukip,  da noi su uno di Lega Nord e Forza Nuova, per citare due formazioni che quando c’è da offendere gli immigrati non si tirano mai indietro.