Piazzapulita con Giorgia Meloni e Debora Serracchiani

di Maghdi Abo Abia | 07/04/2014

PIAZZAPULITA, IL NODO DEL FISCAL COMPACT – Mario Giordano parla del fiscal compact presentandolo come una cravatta che stringe al collo la politica italiana a causa di una scelta di tagliare 50 miliardi di euro l’anno per 20 anni. Paolo Mieli parla di una scelta specifica e libera da parte dell’Italia per ridurre il debito perché altrimenti rimangono i debiti. E lancia un appoggio a Renzi dicendo che domani sera in presentazione del Def si taglieranno gli sprechi e si forniranno 80 euro in busta paga a 10 milioni d’italiani, cifra che esce fuori da tagli alla spesa. Giordano parla dell’aumento della tassazione sui risparmi (rendite finanziarie) che copre il taglio dell’Irap del 10 per cento per le imprese.


PIAZZAPULITA, IL LAMENTO DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE – Daniele Masini, attivista del Movimento Cinque Stelle campano, spiega di essere venuto come semplice cittadino, ritiene che uno dei due è un condannato e che per questo non può decidere le sorti di un Paese. Poi c’è l’altro condannato per danno erariale in primo grado per una sommetta di forse un milione di euro. La Serracchiani nega ma Masini spiega che è facilmente riscontrabile. Poi non è stato eletto dai cittadini per discutere di riforme costituzionali ma che è uno che è stato eletto da 135 persone che hanno stabilito che lui doveva essere Presidente del Consiglio. Paolo Mieli chiede d’interloquire chiedendosi se quando Grillo parla con Napolitano anche se condannato e non eletto è comunque un bel momento di democrazia. E quei due lo fanno, come Grillo, ma è una cosa del tutto normale. Per questo non capisce perché bisogna cambiare registro a seconda delle persone. Masini spiega che Renzi nei suoi 20 punti del Programma il superamento del tre per cento. E diventato presidente del Consiglio è andato in Europa garantendo che non avrebbe superato tale limite. E nel momento in cui chi ha votato Pd se lo trova lì vede che le sue idee non sono state portate avanti. Formigli interviene dicendo che Grillo ha fatto la sua carriera parlando dell’apertura del Parlamento come una scatoletta. Ed ora che Renzi vuole fare le riforme Grillo rischia di passare come conservatore. Masini risponde che il cambiamento non dev’essere fine a sé stesso ma dev’essere utile. Il Movimento ha il 25 per cento dei voti e rappresenta un quarto dei cittadini. Con questa riforma succede che al Senato non ci saranno rappresentanti del Movimento. Non saranno eletti perché sono giovani e non radicati nel territorio. Lorenza Carlassarre aggiunge che i due eletti per regione corrispondono ai due per regione. La Serracchiani dice che non è vero e che si vota secondo opposizione e maggioranza. Masini si dimentica dicendo che parlava dei diritti del Pd Massimo Mucchetti, uno dei 22 senatori del Pd che hanno firmato il problema. Serracchiani non risponde subito, come sempre in questa puntata, e parla dell’incontro tra i due leader dicendo che Renzi è passato tre volte in Presidenza seguendo ciò che è stato deciso dai presenti. E questo è un pezzo importante della democrazia. Mentana sostiene che nessuna condanna è uguale all’altra e che Grillo ha pagato per un incidente stradale, cosa che può capitare a tutti. E si può far finta che la condanna di Berlusconi possa mettere in fuorigioco l’intero centrodestra. E spera che ci si liberi dall’ingolfamento dell’offesa come nel caso di Matteo Renzi che è stato condannato dalla Corte dei Conti per un danno presunto di 2.250.000 euro mentre alla fine il procedimento è stato di 14.000 euro. Il 24 settembre il Presidente del Consiglio dovrà tornare in Cassazione. E mentre Masini aspetta una risposta sul nodo della rappresentanza al Senato del Movimento Cinque Stelle, si torna a Cascina Gobba con i movimentisti che parlano di supercazzole mentre Renzi vuole fare la stessa riforma di Berlusconi del 2005 mentre oggi si rischia di avere Pisapia sindaco, a capo della città metropolitana e Senatore. Forse è troppo. Alberto, 27enne movimentista, dice che si può migliorare e che il Partito ha intrapreso un cammino di rinnovamento seguendo l’indicazione del Presidente. E l’idea è quella di far trionfare la meritocrazia. E la presenza di Verdini e Santanché è un non problema perché i ricambi sono naturali ed ora ci sono quarantenni che fanno strada come Mara Carfagna e Raffaele Fitto, con Giorgia Meloni ministro già in passato. Non si capisce poi perché Corrado Formigli chiede con forza ai movimentisti perché non vogliono fare le primarie, segnalando la presenza di un ragazzo presente che denuncia la presenza di Angelino Alfano che aveva portato ad un fallimento dell’idea delle primarie. E si cambia discorso andando sul tema dell’agibilità politica del 10 aprile ricevendo un augurio ed un sostegno al Presidente con un ragazzo che ricorda che Berlusconi è stato l’ultimo leader eletto.

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PIAZZAPULITA, IL NODO RIFORME – Giorgia Meloni contrasta punto per punto le riforme costituzionali e la riforma della legge elettorale. Antonino Monteleone ricorda che la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum perché non aveva un premio di maggioranza e prevedeva liste bloccate lunghe. Ora invece si pensa una soglia minima del 37 per cento con collegi che passano da 27 a 120. Saranno le segreterie dei partiti a stabilire le liste, con i candidati che potranno candidarsi fino ad otto diversi collegi. L’articolo due sull’elezione del Senato è stato stralciato perché Alfano e Berlusconi avevano anteposto la riforma di Palazzo Madama. E dal 17 marzo la proposta è bloccata in commissione. Ed al momento si rischia che tra 380 giorni, visti i tempi mesi, si possa arrivare alla legge elettorale. Per quanto riguarda le province, si parla di Renzi che aveva parlato di 3.000 consiglieri cancellati. In realtà si parla di 2.149 politici ma succede che ci saranno 26.096 nuovi consiglieri o 5.036 assessori. Si scrive poi che non sono previsti oneri aggiuntivi ma costoro vorranno essere pagati. Paolo Mieli dice che ci sono obiezioni condivisibili ma che allo stesso tempo si è smarrito il senso del compromesso. Vuol dire che non si trova più un punto d’incontro (e citando Mentana, il direttore di La7 appare infastidito). E sulla legge elettorale, il nemico è dato dalle persone. Si litiga su persone, su calcoli, su proposte come la questione delle donne, il cui scopo è quello di arrivare ad un blocco. E la grande vittoria è quella di rivendicare i propri desideri. Ed alla fine il risultato è zero. Lorenza Carlassare non apprezza, così come Mentana mentre la Serracchiani sta in silenzio. E la Carlassarre dice di non apprezzare il compromesso tra due capi quando potrebbe esserci un Parlamento che discute e che a questo punto torniamo tra Oriazi e Curiazi. Mentana difende i patti dicendo che anche in passato i capi decidevano il processo politico. Si giustifica dicendo che non ha mai votato né Berlusconi né Renzi ma è il gioco della democrazia e se non va bene i leader si mandano a casa. La Meloni s’infervora chiedendo come i cittadini possano esprimere la propria voce con leggi che limitano il pensiero. Mentana incalza dicendo che lei è al Parlamento e che deve scrivere la sua legge e che bisogna prendersi le proprie responsabilità. Ma non si può dire che siccome s’incontrano Renzi e Berlusconi allora c’è un pericolo della democrazia. E Paolo Mieli evoca anche la presenza del convitato di pietra, Beppe Grillo.

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PIAZZAPULITA, I MOVIMENTISTI – Silvia Sardone, esponente locale di Forza Italia, dice che i giovani del Partito vogliono le riforme e per questo bisognerebbe chiudere le porte a Matteo Renzi. Ed oggi non si può far cadere un governo perché manca una legge elettorale, e non è un caso. Formigli le toglie la parola e fa passare ad un giovane di 18 anni che crede che Renzi ha la forza di sconfiggere una classe dirigente ormai vecchia. E Forza Italia dovrebbe svecchiarsi a sua volta, per questo Renzi rappresenta la speranza. Una posizione che non piacerà alla sinistra e neanche ai presenti di Forza Italia, con Silvia Sardone che scuote la testa. Un altro giovane si dissocia dicendo che Forza Italia si sta riformando, vedi la presenza di Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia. E Berlusconi già ha fatto le riforme di oggi nel 2005, bocciate da un referendum. Per questo non bisogna guardare il Pd e Renzi che sta facendo quello che ha fatto Forza Italia dieci anni fa e che il rinnovamento passa dal superamento di Berlusconi. Silvia Sardone interviene con durezza spiegando che ci sono giovani capaci nel Partito, spiegando che il nome Berlusconi è un format che raccoglie consensi. Ed in America la gente non si strappa i capelli e sembra che Berlusconi sia morto, la Sardone si scalda quando le ricordano la scadenza del 10 aprile e si scalda ancora di più gridando «10 aprile cosa!». Eppure i ragazzi presenti sono divisi tra di loro. Su tre intervistati uno pensa che Renzi sia il futuro, uno non vede bene la successione familiare e la terza invece parla di brand Berlusconi. Beppe Grillo dice che la colpa è dei giornalisti che mentono dando risalto a falsità come l’abolizione delle province. E loro non dicono no per partito preso ma rifiutano le bugie come il miliardo del Senato. E Renzi è un figlioccio di Gelli in quanto si lega con la massoneria ed un condannato che non può votare per la riforma elettorale. E parlando dell’inchiesta nel Veneto, dice che la secessione si evita con una diversa fiducia mentre oggi fanno bene ad autodeterminarsi perché mentre arrestavano 24 veneti il Presidente della Repubblica accoglieva un condannato. E dal palco Grillo dice che si vinceranno le europee e che una volta a Bruxelles si cambierà il mondo a partire dal rifiuto del fiscal compact che porta via ciò per cui hanno lavorato e lottato i padri ed i nonni per l’iniziativa di quattro cazzo di banchieri. E Obama arriva a Roma, fa le foto con Bergoglio, primo grillino tanto da iscriversi al blog, viene a fare affari comprando l’Italia. E per questo bisogna cambiare l’Europa perché si deve affrontare il mondo da pari. All’Europa ci crede ma non a questa. E parlando di coloro che accettano di votare i partiti tradizionali che non premiano l’onestà, va a prenderli a casa. Lorenza Carlassarre si chiede nella riforma del Senato perché non dovrebbero essere eletti e nella soglia dell’8 per cento vede un filo conduttore nella volontà di tagliare le voci minoritarie. La rappresentanza è ridotta e si viola la Costituzione che garantisce il pluralismo. E ricordando che al Senato finirebbero presidenti della Regione inquisiti, la Carlassare si chiede perché bisogna doppiare la Conferenza Stato-Regioni. A questo punto l’obiettivo è quello di mettere a tacere le opposizioni limitando i non coalizzati. E questo è un disegno d’espulsione del popolo. E non si può dare ad un organo non elettivo poteri di revisione costituzionale. E Formigli, con una Serracchiani rabbuiata, legge un’agenzia in cui Berlusconi parla di un incontro futuro con Renzi in cui si parlerà delle riforme. La Serracchiani non commenta la frase della Boschi sui professoroni ma rilancia parlando della necessità di superare il bicameralismo perfetto. La Serracchiani dice che in Europa l’unico senato elettivo oltre in Italia è in Spagna e ricorda che al Bundesrat sono i Lander a decidere chi va al Senato. Ma dimentica che la Germania è una repubblica federale.

 

 

 

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, L’ULTIMATUM DI PASQUA – E dopo aver ricordato che questa è la centesima puntata di Piazzapulita, si parte con le parole di Renato Brunetta che vuole la riforma elettorale prima di Pasqua, pena la caduta dell’accordo. Formigli chiede alla Serracchiani perché è stato importante per Renzi scrivere le regole del gioco con le forze politiche che ci stanno, ma ora che si dice che senza Forza Italia si va avanti lo stesso. La Serracchiani parla di tensioni interne in Forza Italia a riprova di due comunicati di sabato in cui si parlava del rifiuto della riforma del Senato salvo poi dire che si sarebbe seguita quella strada. Secondo la Serracchiani bisogna andare avanti con i paletti. Formigli chiede ancora spiegazioni sull’incoerenza ed il governatore del Friuli risponde dicendo che secondo lei il trattato terrà anche perché i sondaggi non sono favorevoli. E se Forza Italia si tirasse indietro, viene ricordato alla Serracchiani dei numeri risicati ma nonostante non lo ammetta riconosce che questo potrebbe rappresentare un problema. E se non ci sono i numeri, allora gli italiani decideranno con un referendum. Giorgia Meloni non è d’accordo con la lettura della Serracchiani dicendo che se fosse in Forza Italia avrebbe problemi a monte e lei a monte non avrebbe fatto l’accordo. Al momento si è arrivati al punto di avere un’elite illuminata al posto degli italiani perché il merito fa la differenza. Nessun parlamentare vuole mantenere la navicella, il bicameralismo perfetto e 1000 tra deputati e senatori. E lei da prima ad aver depositato una proposta di riforma elettorale aprendo alle preferenze, dice che con l’Italicum avrebbe risposto di no. Nel merito le cose possono andare bene sia a Renzi sia a Forza Italia, fautore delle liste bloccate, ma se il Pd volesse rimettere la decisioni nelle mani degli italiani avrebbero la possibilità di parlare con la politica. La Serracchiani prova a controbattere ma la Meloni le dice secca che su 21 senatori che verrebbero eletti ce ne sono più di 120 che sarebbero nominati dalla politica. Formigli chiude il botta e risposta e dà la parola a Mentana che dice che nelle sette settimane di campagna elettorale Forza Italia sarà indipendente perché al momento è schiacciato da Renzi e deve fare la faccia del leder dell’opposizione. Altrimenti l’area moderata va a Renzi. E quindi assistiamo ad un gioco delle parti. E se Renzi promette 80 euro per il giorno dopo le elezioni, l’opposizione si lancia in proposti vincolanti fino al 25 maggio. Paolo Mieli ricorda che Berlusconi è una persona che non sta ai patti e forse dentro Forza Italia era impossibile. Tutti pensavano che arrivato all’atto conclusivo della sua esperienza politica lui scegliesse la via dell’uscita in silenzio dando una via d’uscita. Ed è stato colpito dalle parole di Brunetta sulla scadenza di Pasqua, ricordando che al momento è impossibile votare una legge elettorale in tali condizioni. Avrebbe sperato che la scadenza poteva essere il 25 maggio. E quando dice una cosa irrealizzabile vuol dire che in campagna elettorale si cercano più voti possibili. Dubita che questa politica possa avere successo vista anche la presenza di liste sfasciatutto come Grillo. In secondo luogo rende improbabile che venga rispettata anche la legge del Senato. Con le elezioni di mezzo le riforme sono in pericolo. Mario Giordano, direttore del Tg4, ritiene che non si possono scollegare strategia e sostanza. Perché se a Berlusconi poteva essere conveniente apparire come il padre delle riforme, ciò che è emerso nelle ultime settimane come la riforma fasulla delle province, la legge elettorale, gli stipendi dei manager risolte in un nulla di fatto sono etichette elettorali. A questo punto ci si chiede se si vuole cambiare le carte in tavola o se si vuole fare della pubblicità. Ci sono poi aspetti allucinanti come i 21 senatori scelti dal Presidente della Repubblica, una roba che non sta né in cielo né in terra. Mentana poi esclude che esista un patto scritto sulle riforme ma spera che sia stato stilato un memorandum d’intendimenti custodite da Maria Elena Boschi. E così si spiegano gli incontri con Denis Verdini. Lorenza Carlassare dice che una riforma del Senato è necessaria ed interpellata sul ruolo di Berlusconi non cade nella trappola e ricorda che nel 2001 in un libro di Luciano Violante aveva parlato di un bicameralismo discutibile. E prima della pubblicità viene proposto un contributo di Beppe Grillo che definisce Renzi il figlio di Gelli.

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PIAZZAPULITA, TUTTI CON SILVIO – Si parte con un incontro dello stato maggiore di Forza Italia a Milano prendendo come spunto un’affermazione di Giovanni Toti con Mariastella Gelmini in cui si parla di un abbraccio mortale causato da riforme che danneggiano il movimento. E seguendo l’idea di un partito d’opposizione, chiedendo anche ai militanti, l’idea di continuare in una santa alleanza per le riforme non soddisfa nessuno. E nelle acclamazioni a Silvio, che interviene telefonicamente in un incontro alla Provincia di Milano, si capisce che non si vuole dare una medaglia prima delle europee. E tra sondaggi ed applausi, si capisce come conferma Mariastella Gelmini che l’Italia è tornata in campagna elettorale.

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PIAZZAPULITA, LA PRESENTAZIONE – Questa sera a Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli ed in onda su La7 a partire dalle 21.10, si parlerà del rapporto tra il governo Renzi e Forza Italia e si analizzeranno i pericoli relativi ad un’eventuale rottura del patto delle riforme. Si farà un bilancio dei primi 50 giorni di governo e si parlerà dell’abbraccio mortale con Silvio Berlusconi.

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PIAZZAPULITA, GLI OSPITI – Ospiti di Corrado Formigli saranno Debora Serracchiani, Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia e vice segretario del PD, Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, il direttore del TgLa7 Enrico Mentana, Paolo Mieli, Presidente di RCS Libri e la costituzionalista Lorenza Carlassare.