Missili (veri) e Play Station

di John B | 11/03/2014

Le consolle di videogioco della serie Play Station, prodotte dalla Sony, hanno rappresentato un deciso salto di qualità nel settore imponendosi come un punto di riferimento anche per la concorrenza. La potenza del processore e la qualità della grafica, unite alla semplicità di utilizzo e alla versatilità (la consolle poteva sostituire il lettore DVD) ne decretarono il successo commerciale.

MITI E BUFALE – Da subito iniziarono a circolare miti e leggende sul dispositivo, alcuni dei quali veri, come quello per cui la Play Station veniva venduta a un prezzo inferiore rispetto a quello di produzione, altri no. Fra le leggende, ne spicca una secondo cui la Play Station 2, il secondo modello della serie, lanciato nei primo semestre del 2000, fu bloccata dalle autorità americane prima della sua commercializzazione perché era così potente da poter interferire con i sistemi di lancio e di guida dei missili. Per quanto possa sembrare inverosimile, molte testate giornalistiche riportarono questa notizia esattamente in questi termini. Ad esempio, Repubblica scriveva: “Il Giappone ha deciso di mettere un freno sull’esportazione della Playstation 2, la nuova console della Sony, oggetto del desiderio dei giovani di tutto il mondo. Il motivo sta nella sofisticata tecnologia contenuta nella macchina, in grado, secondo il governo, di essere impiegata per scopi militari. La PS2 sarebbe in grado addirittura di interferire con il sistema di controllo a distanza dei missili. E magari, controllarne gli obbiettivi”. La notizia, ovviamente, non era vera e non poteva esserlo per ragioni fisiche. Per interferire con il sistema di guida di un missile, infatti, la PS2 dovrebbe produrre onde e campi elettromagnetici di grandissima potenza. I sistemi militari adibiti a questo scopo sviluppano migliaia di watt di potenza e operano su frequenze ben determinate in base alla tipologia del sistema di guida che si vuole disturbare.

LA VERITA’ – Una consolle PS2 assorbe pochissime decine di watt per cui non potrebbe disturbare alcunché, nemmeno il telecomando del televisore o il computer di casa, senza contare il fatto che questi sistemi sono progettati e certificati per limitare al massimo le emissioni elettromagnetiche, al fine di soddisfare i requisiti di sicurezza sia sotto il profilo delle interferenze che della salute. In effetti la bufala nasce dalla libera interpretazione di un’altra notizia. Nel giugno del 1999, prima ancora della commercializzazione della PS2, il New York Times pubblicò un articolo nel quale si riferiva che il Governo americano aveva imposto una procedura di controllo sulle esportazioni della PS2 verso la Cina, in quanto riteneva che il processore della consolle, di produzione statunitense, avrebbe potuto essere adattato a scopi militari in ragione della sua potenza. Fu questo articolo a far nascere il mito che la PS2 potesse essere utilizzata a scopi militari (e in particolare per i calcoli connessi alla progettazione di ordigni nucleari) e qualcuno distorse la notizia nel senso che la consolle avrebbe potuto disturbare i sistemi di guida dei missili. In realtà non era la prima volta che si poneva il problema del trasferimento di tecnologia di calcolo. Quando uscì il computer domestico Sinclair ZX81 che i sovietici avrebbero potuto utilizzarlo per potenziare i sistemi di guida dei propri missili balistici nucleari.

LA STORIA – Nel dicembre del 2000 il mito ebbe un’ulteriore spinta dalla scoperta che qualcuno, nel giro di poche settimane, aveva comprato oltre 4000 Play Station 2 negli Stati Uniti e le aveva spedite in Iraq. Si ipotizzò che il regime di Saddam Hussein intendesse utilizzare i chip della consolle (nonché il sofisticato sistema di crittazione a 128 bit) a scopi militari nonché per codificare le proprie comunicazioni al fine di evitare l’intercettazione e la decrittazione da parte dei servizi di spionaggio occidentali. Tutto questo è teoricamente possibile ma gli esperti di spionaggio e quelli di computer ritengono che l’ipotesi sia illogica e inverosimile, anche se effettivamente il Giappone classificò la PS2 come un equipaggiamento potenzialmente utilizzabile a fine militari e pertanto soggetto a limiti di esportazione. Il motivo dello scetticismo degli esperti risiede in una serie di semplici considerazioni. Il processore delle Play Station è ottimizzato per i giochi 3D, ossia per la grafica. Il suo adattamento come processore per calcoli militari richiederebbe lo sviluppo di software molto complessi. Al contrario, è più semplice adattare i processori dei computer (nel 2000, i più potenti erano gli Intel Pentium), facilmente reperibili ovunque e anche più potenti dal punto di vista del calcolo. In altre parole, non ci sarebbe stata alcuna ragione di affannarsi a procurarsi e adattare i chip della PS2, potendo ottenere lo stesso risultato e con molto minor sforzo acquistando i comuni processori Intel Pentium. Ma allora, perché tanto rumore per nulla? Qualcuno ipotizza che sia stata la stessa Sony a premere affinché si diffondesse il mito che la Play Station fosse così potente da essere considerata un’arma militare. Tutta pubblicità gratuita, che avrebbe compensato abbondantemente le difficoltà di esportare la consolle verso mercati (come quello cinese e irakeno) che a quel tempo non promettevano vendite particolarmente significative.