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Tonino Gentile: il sottosegretario di Renzi e la censura a “L’Ora della Calabria”

Antonio Gentile, detto Tonino, è stato confermato sottosegretario alle infrastrutture del governo Renzi. Gentile è però stato coinvolto nel caso di censura denunciato dal quotidiano L’Ora di Calabria. Il politico del Nuovo Centrodestra è accusato dalla testata locale di aver fatto pressioni all’editore del quotidiano locale per stoppare l’uscita di un articolo, dove si raccontava dell’indagine sul figlio Andrea. A denunciare tutto è stato il direttore del quotidiano, Luciano Regolo.

La notizia dell'indagine pubblicata sull'edizione on line
La notizia dell’indagine pubblicata sull’edizione on line

LA TELEFONATA – La redazione de L’Ora della Calabria ha pubblicato:

La registrazione integrale della telefonata tra l’editore dell’Ora della Calabria Alfredo Citrigo e il presidente di Fincalabra, nonché nostro stampatore, Umberto De Rose affinché non uscisse la notizia relativa all’inchiesta sul figlio del senatore Ncd Tonino Gentile, fresco di nomina a sottosegretario alle Infrastrutture. Tra la notte del 18 e 19 febbraio, guarda caso, il nostro giornale non è arrivato in edicola a causa «di un guasto», aveva detto De Rose. Ed invece… Ecco la prova che smentisce lo stampatore e conferma le pressioni di Gentile.

Che potete apprezzare di seguito in tutta la sua illuminante brutalità:

I FATTI E LO STOP ALL’ “ORA DELLA CALABRIA” – Il Giornale ha raccontato la vicenda e spiega come l’ Ora di Calabria fosse ormai pronto per mandare in stampa il numero, con tanto di scoop: l’indagine su Andrea Gentile, figlio del noto senatore del Nuovo Centrodestra Tonino, quest’ultimo indicato tra i papabili per un ruolo da sottosegretario nel futuro governo Renzi appoggiato dagli alfaniani. Spiega il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti:

«Lunedì la Procura di Cosenza ha accesso i riflettori sull’azienda sanitaria cosentina. Il direttore generale, Gianfranco Scarpelli, da sempre e da tutti considerato vicino ai Gentile, s’è visto notificare l’interdizione dai pubblici uffici, accusato d’aver speso 900mila euro per incarichi conferiti in via discrezionale ad un avvocato Nicola Gaetano, che secondo gli inquirenti «avrebbe agito per ottenere per sé il maggior numero di affidamenti e pilotare verso legali amici gli ulteriori affidamenti». Di quel fiume di denaro, attraverso Gaetano, avrebbe beneficiato anche il figlio del parlamentare, Andrea Gentile: a suo carico si procede per abuso d’ufficio, falso, truffa e associazione a delinquere»

Sempre come riporta il Giornale, Regolo ha spiegato di aver ricevuto pressioni per bloccare l’uscita. Cita anche una telefonata, risalente al 25 settembre 2013, nel corso della quale lo stesso senatore Tonino Gentile – non indagato – parlava con Scarpelli. «Martedì sera l’editore mi ha chiesto se non fosse possibile ritirare l’articolo sull’indagine sul figlio di Gentile. Ho minacciato le dimissioni». Ma non solo: mentre i due discutevano, con l’editore che spingeva per fermare la pubblicazione dell’articolo “sgradito” e il direttore che si opponeva, Regolo ha raccontato di una particolare conversazione ricevuta in viva voce dello stesso l’editore. Chi chiamava? Lo stampatore del quotidiano, Umberto De Rose, che, secondo quanto ha denunciato Regolo, «ponendosi come mediatore della famiglia Gentile, faceva ulteriori pressioni per convincerlo a non pubblicare la notizia, ricordandogli che “il cinghiale, quando viene ferito, ammazza tutti”».

guarda la gallery:

(Le denunce de L’Ora nella prima inchiesta cartacea e oggi)

LA SMENTITA DI TONINO GENTILE – Eppure dalla vicenda ha preso distanza Gentile stesso. «Mi è stato riferito da alcuni amici la presenza di articoli relativi a fatti e vicende assurde che ledono il mio onore e la mia reputazione. Ho dato mandato ai miei legali di proporre immediatamente querela nei confronti di quanti, senza alcun elemento, mi hanno accusato di essere il responsabile di una storia incredibile rispetto alla quale sono totalmente estraneo». Non solo, nonostante la conferenza stampa indetta dall’Ora per denunciare i fatti, sia l’editore che il tipografo del giornale hanno smentito le presunte pressioni riferite da Regolo. Non solo Gentile sul Quotidiano della Calabria ribadisce la sua estraneità sui fatti, in una lettera:

ILLUSTRE Direttore, nel ribadire che il sottoscritto è completamente estraneo a talune presunte vicende riportate da organi di stampa che riguarderebbero un mio congiunto, sono sereno nel rassicurarla di non avere mai effettuato alcun intervento presso la sua redazione al fine di coprire la visibilità della notizia. Peraltro i fatti di cui si discute erano già noti, essendo stati ampiamente pubblicati il giorno prima da altri organi di informazione online e successivamente da altri organi di stampa. Spero di essere stato esaustivo e mi scuso anche per non aver risposto immediatamente alla sua domanda del 22 febbraio in quanto trovandomi a Roma ne ho potuto prendere visione esclusivamente il giorno successivo. Le invio i miei più cordiali saluti. Sen. Antonio Gentile Prendo atto della risposta del senatore Gentile. Ricordo che il direttore dell’Ora, Luciano Regolo, mi ha scritto una lettera, che abbiamo pubblicato ieri, nella quale ribadisce che sarebbe stato lo stampatore del suo giornale, Umberto De Rose, ad aver detto al suo editore, Alfredo Citrigno, anche con una telefonata ascoltata direttamente da lui, che il senatore Gentile aveva rassicurato sul “silenzio” degli altri giornali e, quindi, del Quotidiano. A questo punto chiedo al signor De Rose di smentire tale frase a lui attribuita, prima di procedere in tutte le sedi, sicuramente in quella giudiziaria penale e civile, nei confronti di chi ha leso il mio onore di giornalista corretto e di persona perbene e dei giornalisti corretti e perbene del Quotidiano. Matteo Cosenza di non avere mai effettuato alcun intervento presso la sua redazione al fine di coprire la visibilità della notizia.Peraltro i fatti di cui si discute erano già noti, essendo stati ampiamente pubblicati il giorno prima da altri organi di informazione online e successivamente da altri organi di stampa.Spero di essere stato esaustivo e mi scuso anche per non aver risposto immediatamente alla sua domanda del 22 febbraio in quanto trovandomi a Roma ne ho potuto prendere visione esclusivamente il giorno successivo.Le invio i miei più cordiali saluti.

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LE REPLICHE: «NESSUNA CENSURA» – Nonostante la denuncia del direttore Regolo, i diretti interessati – accusati di aver boicottato l’uscita del quotidiano locale – si sono difesi. «È da folli ipotizzare scenari del genere. Era l’editore a fare pressioni per non pubblicare l’articolo. Stampo quel giornale anche se non vedo un centesimo da dieci mesi. E poi la notizia del figlio di Gentile era già su tutti i siti e i giornali calabresi», ha replicato lo stampatore. Al contrario, l’editore Alfredo Citrigno: ha spiegato di essersi limitato ad «aver chiesto di verificare bene la notizia, visto che nessun giornale, nessun sito, né le agenzie l’avevano pubblicata». Critico, al contrario, Franco Siddi, segretario della Fnsi: «L’episodio getta una luce sinistra sui processi dell’informazione in Calabria». La notizia, pubblicata soltanto nell’edizione online dato che il giornale non è uscito, ha scatenato diverse reazioni. Due parlamentari grillini, Molinari e Barbanti, hanno parlato di “pagina nera”: «Un attacco alla libertà di stampa», hanno spiegato, mentre l’ex deputato democratico Franco Laratta ha denunciato come nella regione «giornali e tv vivano costantemente sotto assedio».

L’ESPOSTO DALLA COMMISSIONE VIGILANZA – C’è però un esposto, depositato dal presidente della Commissione speciale di vigilanza del Consiglio regionale, Aurelio Chizzoniti. Le carte si trovano ora in Procura della Repubblica di Cosenza e parlano del ” gravissimo attentato alla libertà di stampa di cui è stato vittima il quotidiano ‘l’Ora della Calabria’, ed i cui effetti collaterali si riflettono sul popolo calabrese tutto”. «La banditesca consecutio temporum fattuale – afferma Chizzoniti nella sua denuncia – non soltanto per le finalità perseguite e modalità di attuazione, arretra la Calabria di qualche secolo in un contesto di arrogante interpretazione del rispetto della collettività ed anche e soprattutto del disprezzo, glaciale, cinico e spietato della persona umana, della professionalità altrui, nella specie calpestata attraverso il delinquenziale ricorso al patetico espediente di un ipotetico guasto tecnico – rectius – sabotaggio funzionale allo scopo – alla rotativa». «Inoltre – prosegue – appare evidente, nella specie, la scolastica violazione del paradigma di cui all’art. 610 cp, atteso che il Dott. Regolo e tutti i redattori, collaboratori, addetti ai lavori dell’Ora di Calabria, cittadini dell’intera Regione e lettori del predetto quotidiano sono stati costretti a subire l’oscuramento di una notizia – comunque scioccamente fatta deflagrare – in ordine alla cui conoscenza i Calabresi avrebbero, in ogni caso, avuto il massimo interesse alla conoscenza della stessa». Aurelio Chizzoniti ricorda anche un repentino cambio della proprietà di Calabria Ora «che non ha esitato a liquidare in pochissimi anni ben due Direttori rispondenti ai nomi di Paolo Pollichieni e Piero Sansonetti, non v’è dubbio che le sfrontate pressioni operate nei confronti dell’ esterrefatto direttore abbiano superato la soglia sia della violenza che della raffinata minaccia, integrando pienamente la previsione codicistica di cui alla dedotta notitia criminis». «I potenti hanno fatto cattivo uso del potere, e gli impotenti, della libertà. Per tali ragioni, ho chiesto alla Procura della Repubblica di Cosenza, a tenore degli articoli 326 e 358 del cpp, di svolgere le indagini necessarie per le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale, che per espressa previsione costituzionale, non è un’opzione ma un preciso obbligo del Pubblico Ministero».

LA DENUNCIA DEL QUOTIDIANO VA AVANTI – L’Ora della Calabria va avanti con la notizia. Oggi, nella edizione on line e cartacea, riporta uno stralcio della famigerata conversazione. «Oggi ecco un’altra prova della pressione esercitata dallo stampatore, De Rose, a nome e per conto dei Gentile per non fare uscire quella notizia». La prova? Per il quotidiano locale, impegnato in inchieste rischiose, sta tutta in una frase che fa da titolo al pezzo: «Chiama ’sto Regolo e digli: devi cacciare ’sta cazz’i notizia»:

Citrigno: «Tu sei sicuro che gli altri giornali domani non danno la notizia? Sei sicuro?». De Rose: «Al cento per cento»

antonio gentile- ora calabria - governo renzi

GENTILE E LA RETE CHE NON DIMENTICA – Una vicenda questa che non sta sfuggendo alla rete. Su Twitter si inizia a commentare “l’imbarazzante” nomina:

 

 

 

E Renzi che farà? Cambierà verso?