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Ucraina: la Crimea verso la secessione e il caos degli aeroporti occupati

Un giorno dopo l’insediamento del nuovo governo a Kiev, guidato dal fedelissimo di Iulia Timoshenko, Arseni Iatseniuk, l’unità dell’Ucraina resta ancora in bilico. L’alta tensione tra Mosca e Kiev è sfociata nell’occupazione, durante la notte, di due aeroporti ucraini: a Belbek, alle porte di Sebastopoli, e a Sinferopoli, la capitale della regione autonoma di Crimea.  Un’azione giustificata con la volontà di «prevenire l’arrivo di militanti», ma che è stata ribattezzata come «un’invasione militare e un’occupazione» da parte del ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov. Da Mosca però fonti militari hanno smentito responsabilità: «Non sono nostri», hanno spiegato.

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Arsen Avakov, ministro dell’interno dell’Ucraina

Lo scalo di Bebek, di proprietà dell’ aeronautica ucraina, è stato presidiato lungo tutto il perimetro: si trova vicino all’incrocio tra due autostrade strategiche: una conduce a Sebastopoli (sede della flotta russa del Mar Nero), l’altra a Sinferopoli (capitale della regione autonoma della Crimea).  Come ha spiegato la Stampa, secondo il politologo ucraino Pavel Nuss, il blitz sarebbe stato compiuto per garantire il trasferimento dei reparti militari russi a Sebastopoli. Tutto mentre le tensioni restano alte nella regione: il rischio della secessione della Crimea appare concreto, dopo l’occupazione a Sinferopoli della sede del parlamento e del governo locale, da parte di un commando di uomini armati pro-Russia. Sulla facciata dell’edificio è stata issata la bandiera russa. Poche ore più tardi lo stesso organo legislativo ha indetto per il 25 maggio un referendum per chiedere maggiore autonomia, deponendo l’esecutivo locale.

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L’UCRAINA E L’AEREOPORTO OCCUPATO – Dopo la deposizione di Viktor Yanukovich e l’insediamento del nuovo governo – che ha già incassato la fiducia degli Stati Uniti – i rapporti tra Kiev e Mosca sono ormai ai minimi termini. L’episodio dell’occupazione dei due aeroporti di Belbek e Sinferopoli in Crimea ha scatenato la reazione del nuovo corso ucraino, che ha ribattezzata l’azione alla stregua di un’invasione militare e un’occupazione, come ha spiegato il nuovo ministro dell’Interno del Paese. Dopo tre mesi di proteste, con l’Ucraina contesa tra Ue e Russia, la svolta post-Yanukovich non è stata gradita da Vladimir Putin. E la situazione rischia di precipitare.


Videocredit: Repubblica.it

Sull’occupazione degli scali però tutto resta poco chiaro: dopo l’intervento Avakov ha definito come “rappresentanti della Federazione Russa” i miliziani che avevano assunto il controllo dello scalo della capitale della Repubblica autonoma Belbek, mentre quello della città dove ha sede il quartier generale della Marina Militare nazionale (Sebastopoli), oltre che della Flotta del Mar Nero, sarebbe stato espugnato da forze navali russe. Da Mosca però sono arrivate le smentite. Secondo quanto ha riportato l’agenzia Interfax, i militari russi non avrebbero nulla a che fare con l’azione. Secondo la stessa fonte, gli autori del blitz sono attivisti dei reparti di autodifesa. Il loro obiettivo? Quello di impedire lo sbarco di forze legate alla protesta del Maidan.

LA SITUAZIONE IN CRIMEA – In Crimea ormai il rischio è quello della secessione, come si spiega anche sul Washington Post. La dimostrazione è arrivata dall’occupazione della sede del parlamento locale da parte del commando degli uomini armati filo-russi. «Lo sconvolgimento degli assetti in Ucraina ha risvegliato così i sogni separatisti della popolazione di etnia russa che vive nella penisola di Crimea», si legge. Sul palazzo era stata issata la bandiera della Russia, mentre poche ore più tardi l’organo legislativo, dopo aver deposto l’esecutivo, aveva scelto di indire per il 25 maggio un referendum per chiedere maggiore autonomia. La Crimea, penisola sul Mar Nero, nel sud dell’Ucraina, è popolata in maggioranza da russi (circa il 60%). La regione, in origine russa. è stata annessa all’Ucraina nel ’54, offerta dal leader sovietico Nikita Krusciov, in occasione della celebrazione dei 300 anni dell’unione tra i due Paesi. Mosca ancora oggi mantiene nella penisola la base della sua flotta del Mar Nero. Dopo la cacciata del presidente filo-russo Viktor Ianukovich e la presa del potere a Kiev da parte dell’opposizione nazionalista, in Crimea si sono così riaccese le tensioni separatiste da parte dei russofoni. Chi spinge per la secessione e per tornare in orbita russa si sta scontrando con le minoranze filo-occidentali. Tutto mentre la Russia, da diversi giorni, stava spostando corazzati verso il confine. E non sono mancati nelle ultime ore i timori di un’invasione russa, come lasciava pensare anche lo spostamento delle navi dal porto di Sebastopoli. Fino alle occupazione dei due aeroporti e le smentite di Mosca sulla responsabilità dell’azione.