Bersaglio Mobile con Luigi Di Maio e Marco Travaglio

di Maghdi Abo Abia | 27/02/2014

BERSAGLIO MOBILE, IL BICAMERALISMO PERFETTO – Bechis dice che al momento poi diventa difficile tagliare il Senato pensando ai 900 stipendi, alle pensioni, ai trattamenti dei dipendenti. Si parla anche dei problemi del bicameralismo perfetto con Di Maio che spiega che quando c’è intesa le leggi viaggiano a velocità supersonica. E si torna a parlare di Imu-Bankitalia, sui 7,5 miliardi di Euro, il regalo, la tagliola, le necessità di arrivare ad una conclusione entro i 60 giorni, con Mentana che dice che questa storia dimostra quanto l’opposizione non abbia voglia di riformare il bicameralismo, con Bechis che dice che questo sistema impedisce che passino nefandezze e sciocchezze studiate da una parte.


BERSAGLIO MOBILE, IL TEMA DELL’INNOCENZA – Andrea Malaguti, giornalista de La Stampa, nuovo ospite in studio, parla di come su 160 parlamentari 140 prima di entrare al potere avevano meno di 1000 euro. E davanti ai soldi ed ai rendiconti certamente ci sono persone che hanno reagito in un modo o in un altro, come Alessio Tacconi, residente in Svizzera, con un reddito di 5000 euro al mese. Le dinamiche interne sono complesse sia da un punto di vista individuale sia per una comprensione politica. Perché, parlando con loro, ci sono persone che hanno votato per Di Pietro, per Berlusconi, per il Pci. Appre quindi impossibile trovare una sintesi. Il programma poi rappresenta una cristallizzazione che non viene concessa dalla politica che ha una velocità completamente diversa e che non consente il congelarsi. Emiliano Liuzzi del Fatto Quotidiano ricorda come Richetti arrivato alla presidenza del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna disse che si sarebbe privato dell’autoblu. Poi, continua il giornalista, si chiede cos’ha fatto a Roma sul tema del dimezzamento delle auto di stato, segno di un renzismo che promette una cosa e fa altro. Richetti rivendica che in Emilia Romagna ha cancellato il vitalizio e che è stato il primo presidente della Regione a non usare l’auto di servizio, limitandosi ai viaggi istituzionali. E si chiede se è possibile trovare un accordo per strutturare una riforma delle indennità ai parlamentari seguendo il suo esempio in Emilia Romagna cambiando anche la rendicontazione delle spese. Di Maio dice che il 18 aprile 2013, il giorno del suo ingresso nell’ufficio di presidenza, ha presentato l’eliminazione delle auto blu ed il dimezzamento delle indennità. Nel secondo caso di disse che si doveva aspettare la nomina del nuovo Presidente della Repubblica mentre sul primo si è parlato del decoro istituzionale. E stimolato su una proposta parlamentare sull’abolizione delle auto blu, questo non si può fare perché l’ufficio di presidenza temporeggia. Franco Bechis dice che non escono i verbali e che non c’è trasparenza nell’attività dell’ufficio di presidenza della Camera e che quest’ultimo anno è il peggiore degli ultimi 25. La cancellazione delle auto blu porta ad un risparmio di un milione di euro l’anno mentre il taglio alle indennità porta altri 52 milioni di euro. E parlando del Senato, Di Maio dice che non vuole che questo venga trattato come un costo.

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BERSAGLIO MOBILE, LO SCONTRO RENZI-GRILLO – Si parla dello scontro tra l’ex rottamatore e Beppe Grillo, a partire dalle consultazione in streaming passando dallo schiocco di dita della famiglia Addams fino allo scambio di pizzini tra il Presidente del Consiglio e Luigi di Maio. E lo scontro, congelato dalle contestazioni a Renzi a Treviso e dal nodo espulsioni nei Cinque Stelle. Di Maio poi dice che al termine dello streaming Renzi ha provato ad abbracciare Grillo che l’ha respinto. E parlando del consenso di cui gode, Di Maio parla degli affari dei palazzinari fatto saltare, della legge sui reati ambientali e dei bigliettini di Renzi, definiti berlusconiani, parlando della responsabilità della politica che con un tasto decidono del destino degli italiani. Richetti dice che Di Maio è tra i più abili comunicatori del Movimento, un’attitudine che crolla quando si cerca di presentarsi come una forza che vota in maniera costruttiva. Per Richetti la presenza parlamentare pentastellata porta a poco o nulla perché il Parlamento già dal nome impone una discussione. E parlando della foto dei pizzini, dimostra come non ci sia voglia né di cercare un rapporto né di voler trovare un legame pubblicizzando approcci e contatti. E quando si superano le regole, anche se si è disposti a pagare, quando si parla del culmine della contrapposizione tra Pd e Cinque Stelle, si parla sempre di questioni politiche perché la leadership è più problematica per loro visto che l’esecutivo Renzi rappresentando il nuovo non può essere imputato di essere parte del Palazzo. Mentana dice che la lettera di Renzi è stata un’ingenuità, appoggiato dalla professoressa Gualmini. Di Maio dice che non vuole parlare con i biglietti perché è un metodo che non gli appartiene perché il Movimento Cinque Stelle vuole mettere tutto alla luce del sole, per quanto comunque ci sia un rapporto con Giachetti. Altrimenti si torna ai 136 voti che sfiduciano Letta che non è caduto in Parlamento. Ed è in Parlamento che si deve discutere. Per la professoressa Gualmini i Cinque Stelle per le europee sono nervosi anche perché con l’arrivo di Renzi e la cacciata di Letta si è creato un meccanismo di rinnovamento che non va bene per i pentastellati. Di Maio parla ancora di Renzi, dell’hashtag #enricostaisereno e del fatto che la politica odierna dice la stessa cosa dei Cinque Stelle mentre oggi la differenza è il nuovo Presidente del Consiglio, anche se Di Maio ha ricordato che il nuovo esecutivo ha la stessa alleanza del precedente. Secondo Franco Bechis non c’è dubbio che se si ci si fosse basati solo sui 20 punti avrebbero ottenuto i voti della sinistra e dei verdi. Il successo invece viene dal voto di protesta. Le europee sono un voto di opinione perché non si decide chi governa. Tutta la partita si gioca sui cambiamenti nei tre mesi prima delle europee ma la protesta al momento è ancora prevalente.

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BERSAGLIO MOBILE, LE PUNIZIONI DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE – Si torna indietro alla questione del decreto Imu-Bankitalia e le posizioni del Movimento Cinque Stelle con la Lupo che si è beccata 10 giorni di sospensione mentre D’Ambruoso ne ha ricevuti 15. Di Maio riprende la questione ammettendo che essendo consci del regolamento, chi rompe paga, ovvero chi si comporta male viene sospeso. Marco Travaglio viene interpellato da Mentana sulla questione del confronto tra Cinque Stelle e Pd nel confronto destinato ad esaudirsi alle prossime Europee. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano evoca i sondaggi e la loro inaffidabilità, ricordando che Pd e pentastellati nonostante le previsioni della vigilia ebbero gli stessi voti, circa. Oggi Pd e Cinque Stelle hanno rispettivamente il 30 ed il 20 per cento e se i sondaggisti avessero ritoccato i sondaggi o gli elettori potenziali hanno mostrato la loro reticenza, a quel punto è giusto chiedersi se davvero ci sarà un tracollo dei Cinque Stelle o una caduta del Pd. Si parla poi degli applausi tra Letta e Bersani e gli applausini a Renzi spiegando che anche questi rappresentino il segno del fatto che non si possono ingannare i cittadini. Alla fine i migliori alleati del Movimento Cinque Stelle sono i partiti mentre invece i nemici sono loro stessi dopo quanto fatto ieri. E se non fossimo in Italia sarebbe opportuno ridere. Elisabetta Gualmini ricorda che nell’ultimo anno, dalle elezioni ad oggi, c’è stata solo la telenovela dell’Imu, con il risultato che oggi la tendenza nell’antipolitica non si è sgonfiata per via delle scarsissime risposte date dalla politica.

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BERSAGLIO MOBILE, RAPPRESENTANTI E CAVALIERI – Franco Bechis approfitta del tema della democrazia diretta e del ruolo del leader, ricordando che Renzi ha reso Cavaliere (o meglio, candidato sindaco) il renziano Daniele Nardella, evitando le primarie, con Richetti che non riesce a rispondere. Mentana interviene per riportare la discussione sul tema dell’equilibrio in Parlamento, con Bechis che ricorda come già un mese e mezzo fa si parlava di accordi e legami con esponenti politici che pensavano ad una nuova maggioranza. La professoressa Elisabetta Gualmini,  guida dell’istituto Cattaneo di Bologna, sostiene che lo scontro è fisiologico e che questo non avrà un impatto sugli elettori. Sopratutto Grillo preferisce un gruppo coeso e compatto piuttosto che lasciare gente a briglia sciolta. E citando l’esempio del 1994, Bossi arrivò in Parlamento con più parlamentari di quanto previsto e facendo cadere il governo Berlusconi reagì a quelli che non volevano andare via. Grillo sa benissimo che i voti sono i suoi e che per questo non gli interessa se un gruppo esce. Richetti dice di aver ascoltato con attenzione Travaglio sul nodo delle espulsioni, rivendicando un punto, ovvero che in questo caso non si è fuori da violazioni nel comportamento ma un semplice reato d’opinione, stabilendo quindi la differenza tra quello che accade con gli altri partiti. Di Maio chiede l’intervento per chiedere quando hanno votato insieme al Pd sui provvedimenti importanti ricordando che il Partito Democratico ha siglato gli accordi di riforme con Berlusconi. Successivamente rivendica la scelta della Rete che guida il Movimento. Trentamila persone hanno detto che queste quattro persone non dovevano stare più su sollecitazione dei gruppi locali, sulla nascita di una nuova corrente. Oggi i Cinque Stelle seguono le indicazioni del Movimento e loro l’hanno fatto.

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BERSAGLIO MOBILE, LA QUESTIONE DEI SOLDI – Matteo Richetti coglie la palla al balzo e parla di tirendiconto.it, dicendo che qualche parlamentare spende per i pasti lo stipendio mensile di un insegnante, dimostrando che poi alla fine ogni cittadino portavoce, come si chiamano loro, si gestiscono da soli. Inoltre l’impossibilità di agire, di rimanere congelati, alla lunga mortifica l’attività dei parlamentari che scelgano di andarsene via, magari per aiutare un nuovo governo. Richetti lancia una sorta di ammissione dicendo che non accetterebbe i voti dei fuoriusciti del movimento Cinque Stelle perché esiste una maggioranza politica che può accogliere nuovi esponenti di maggioranza ma non sostegni esterni. Si parla poi di legge elettorale con Richetti che parla di rigori a porta vuota parlando delle proposte sulla legge elettorale. Mentana pone i paletti ottenendo da Di Maio l’ammissione che Catalano e Tacconi erano sottoposti a procedura d’espulsione per la mancata restituzione delle diarie. Marco Travaglio parla delle procedura di espulsioni del passato con Fini, con i leghisti che volevano stare al governo nel 1994, il Pd che ha espulso ai rappresentanti in Val di Susa o la proposta ai danni del deputato Saggese. Parlando dell’espulsione dei quattro di ieri, quelli non hanno compiuto atti di violazione della disciplina di partito. Sono accusati di mobbing continuo ai danni del Movimento e dei loro colleghi con loro che volevano essere dialoganti con il Partito Democratico. Ma questo non è un atto di violazione della disciplina di partito ma assomiglia più ad un reato d’opinione. Ma se lo statuto prevede questo, sarebbe bene riformarlo. L’impatto mediatico è devastante dopo la fatica degli ultimi mesi nel ricostruirsi imparando come fare politica. Questo però è un clamoroso autogol ed una mossa anti-democratica che potevano risparmiarsi. Ed il giudizio sui dissidenti si arricchisce di un altro dato, chiedendosi come si può andare via da un Movimento in cui Grillo e Casaleggio hanno una certa influenza dopo essere stati candidati e paracadutati in Parlamento. Ed anche loro, aspettando di farsi cacciare, non hanno fatto una bella figura. Le motivazioni che stanno dietro al Movimento, poi, sono paradossali rispetto agli altri partiti. Gli altri si scelgono grazie al Porcellum un Parlamento ad immagine e somiglianza del segretario, vedi il Pd con eletti bersaniani e lettiani ed ora tutti renziani. Altri partiti poi non hanno neanche fatto finta di far niente. Eppure è il Movimento Cinque Stelle è accusato di essere anti-democratico dopo che Grillo e Casaleggio hanno conosciuto gli eletti dopo le parlamentarie e dopo le elezioni. Con il risultato che molti si sono trovati come dei pesci fuor d’acqua. E la soluzione non è quella di prenderli a calci nel culo perché il tema è chiedersi se l’elettore pentastellato si sentirà più tradito dai suoi mentre l’elettore del Pd si trova alleato con Alfano mentre fa le riforme costituzionali con Berlusconi?

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BERSAGLIO MOBILE, LA PRESENTAZIONE – Questa sera alle 21.10 Enrico Mentana conduce Bersaglio Mobile, programma di approfondimento politico che sostituisce «Servizio Pubblico», il programma di Michele Santoro in riposo programmato per due settimane. E dopo aver rassicurato il pubblico sul ritorno in onda la prossima settimana di Servizio Pubblico, vengono presentati gli ospiti. Si parte con Luigi di Maio e la questione dell’espulsione dei quattro dissidenti. Prima della sua risposta viene proposto un servizio di Claudio Cerasa che illustra come i titoli dei principali quotidiani rimandino tutti al tormento del Movimento Cinque Stelle. Orellana a l’Aria che Tira anticipa le sue dimissioni ed il suo ritorno al mondo del lavoro. Barbara Lezzi parla di un espulsione decisa democraticamente dalla Rete dopo che lei per un anno aveva chiesto ai colleghi di non rubare la scena. Alessio Tacconi conferma la sua volontà di uscire dal gruppo in risposta al reato d’opinione. Paola Taverna ricorda la storia delle lettere spedite per l’elezione (storia che approfondimmo con chiarezza). Viene intervistato anche Bartolomeo Pepe, pontiere tra le parti. Luigi Di Maio dal suo punto di vista dice che il Movimento ha consultato i cittadini per chiedere ad una comunità di 80.000 – 100.000 cittadini pareri sull’attività. Di Maio dice che questi quattro hanno cercato di creare una corrente come faceva la Democrazia Cristiana nella prima Repubblica. Ed a questo punto è stata avviata una procedura sul mantenimento di queste persone nel gruppo. 30.000 persone hanno detto di si e basta. Il Movimento non durerà per sempre perché il suo obiettivo è quello di realizzare 20 punti del programma. Infine si vorrà tornare a fare la vita di sempre. E le correnti servono a rimanere a galla per ventenni. Inoltre il fatto dei senatori che solidarizzano, non devono farsi prendere in giro dalle dimissioni da senatore che sembra uno spot elettorale perché il Senato respinge tutte le richieste. Infine lancia un attacco a Catalano, chiamato Iban perché non ha mai restituito soldi come Tacconi. E sta dicendo questo per scindere i due casi, con questi due, continua Di Maio, che hanno visto il treno e sono fuggiti.

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BERSAGLIO MOBILE, GLI OSPITI – L’approfondimento politico condotto dal direttore di La7, che diventerà appuntamento settimanale in seconda serata a partire da venerdì 7 marzo, è dedicato alla spaccatura tra le fila dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Tra gli ospiti di Enrico Mentana prevista la presenza del vicepresidente della Camera, il pentastellato Luigi Di Maio, del M5S, Matteo Richetti del Pd ed i giornalisti Marco Travaglio e Franco Bechis.