FourFourTwo: la Bibbia del calcio, con qualche pecca

di Rado il figo | 28/02/2014

È in questi giorni nelle edicole il secondo numero dell’edizione italiana di FourFourTwo, il mensile di calcio autodefinitosi la Bibbia dello sport più amato quanto meno in Italia. Ma forse sarebbe più corretto parlare del terzo, giacché alla vigilia dei Mondiali sudafricani vi fu un primo tentativo di lancio della rivista con tanto di scelta fra 4 diverse copertine e con la guida alla di lì prossima Coppa FIFA in omaggio, cui non si fece seguito se non a fine 2013, con altro editore e direttore (oggi, rispettivamente la Play Lifestyle media di Playboy e Xavier Jacobelli).

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QUELLO CHE VA E NON VA – Se il numero… 1-bis si era (ri)offerto in modo adeguato ai lettori, evidenziando a una mia prima lettura solo una perplessità sul perché si fosse usato insistentemente il termine “stands” nell’articolo dedicato ai tifosi argentini (niente niente si tratta delle normalissime “curve” nostrane lasciate in inglese?), oltre a notare un clamoroso vuoto di memoria di Luis Garcia (convinto di essere stato eliminato dall’Italia ai rigori a USA 94), quello appena pubblicato desta più di qualche legittimo dubbio in varie parti. A cominciare dalla didascalia di pag. 27 a corredo della foto commemorativa di Eusebio, recentemente scomparso, immortalato in uno dei suoi gol più famosi, “[…] quello acrobatico, che […] servì a battere il Milan per 2-1 nella finale di Coppa dei Campioni del 1963, allo stadio di Wembley. Indimenticabile.” E per fortuna che è definito indimenticabile! Per quanto la posa della punta portoghese possa trarre in inganno, quella rete fu tutt’altro che acrobatica, arrivando al termine di un veloce scatto “dritto per dritto” sulla destra concluso con un repentino rasoterra a incrociare sul secondo palo (potete tranquillamente verificare sui video disponibili in ogni dove in rete). Soprattutto, e qui dovrebbe bastare un minimo di conoscenza della storia del calcio internazionale, la realizzazione permise al Benfica non di battere i rossoneri, ma solo di passare in vantaggio, venendo poi rimontato nella ripresa dalla doppietta di Altafini che regalò ai rossoneri l’ambito primato di primo club italiano a far sua la Coppa “non ancora dalle grandi orecchie”.

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PECCHE – Uno scivolone a dir poco imbarazzante purtroppo accompagnato da altre minori pecche, concentrate nella rubrica Football Quiz di pag. 34, dove è messa a (dura) prova la conoscenza calcistica dei lettori. Eh sì, perché alle domande, assai stimolanti, seguono delle risposte a dir poco avventurose a pag. 42. In primo luogo, queste non seguono la numerazione iniziale, venendo presentate un po’ a casaccio, anche se con poca fatica si riesce a trovare la giusta corrispondenza (o forse è un altro gioco: abbina la risposta alla domanda?). In secondo luogo, perché sulla loro correttezza vi è molto da diffidare. P.es.: la 5 svela che l’unica squadra ad aver vinto per due volte consecutive la Coppa delle Fiere/Coppa UEFA/Europa League, come chiesto dalla domanda 4, è il Real Madrid. Ora, giacché “tutto fa brodo”, e tralasciando il dettaglio che la Coppa delle Fiere non fosse propriamente la Coppa UEFA con un vecchio nome, si è così passati sopra alla doppietta centrata dal Barcellona nelle prime due edizioni e del Valencia nella quarta e nella quinta, lasciando per strada anche il doppio successo di fila del Siviglia nel 2005/06 e 2006/07. Insomma, l’impresa “unica” delle Merengues pare, nella realtà, avere avuto fin troppi imitatori (e tutti spagnoli, fra l’altro). Immagino, poi, la felicità di tale Rene Meulensteen, che leggendo la domanda e la risposta 2 scopre di aver partecipato a 18 anni appena compiuti ai Mondiali di Spagna 1982, dove imitò nientemeno che Maradona come uno dei giocatori a essere espulsi in quel torneo, assieme al nordirlandese Donaghy. Eh sì, perché a una rapida “googlata”, l’unico personaggio legato al mondo calcistico con quel nome risulta essere un (a me oscuro) tecnico olandese nato il 25 marzo 1964, del tutto privo di esperienze in nazionale da giocatore… e in tutt’i casi i Paesi Bassi non si qualificarono neppure a quell’edizione. Inoltre nei documenti ufficiali FIFA non risulta esservi alcun Meulensteen né fra i destinatari di un rosso diretto (oltre a Maradona e Donaghy, si contano il cecoslovacco Vizek, l’honduregno Yearwood e l’argentino Gallego) né –ancora più significativamente – nelle rose delle 24 partecipanti…

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E DOMANDE – Da tali premesse, si può infine intuire la mia viva curiosità nel capire chi sia il giocatore colla maglia del Norwich raffigurato a pag. 57 nell’ampio e interessante dossier sul Bayern: la sua effige è posta nel box che ricorda le date più significative della storia dei bavaresi, a metà fra il 1976 del secondo pallone d’oro di Beckenbauer e il 1982 della sconfitta in Coppa Campioni di K.H. Rummenigge contro l’Aston Villa. Assodato non trattarsi né del Kaiser né di Kalle, è forse Withe, autore del gol vittoria dei Villains? A me non pare, tanto più che mai giocò coi “canarini”, ma non sono un buon fisionomista (e in ogni caso, perché non segnalarlo in qualche modo?).

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