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Alfredo Famoso, la storia del tassista morto per una lite stradale

Il tassista milanese di 68 anni, dopo un esame condotto dall’equipe medica che l’ha in cura all’ospedale Niguarda che sta verificando lo stato di morte cerebrale dell’uomo, a seguito di una caduta scatenata da un diverbio con il 48enne Davide Guglielmo Righi, consulente informatico, in via Morgagni, nel capoluogo lombardo, è clinicamente morto.  Si e’ appena conclusa la procedura di accertamento di morte cerebrale per Alfredo Famoso, il tassista aggredito domenica scorsa a Milano. A confermarlo all’ANSA l’ospedale Niguarda, dove la commissione medico legale ha tenuto in osservazione l’uomo nelle ultime sei ore per accertarne le condizioni. Terminato il periodo di osservazione, gli esperti hanno appena dichiarato l’uomo cerebralmente morto. Al momento non e’ noto se i famigliari hanno dato consenso al prelievo degli organi.

alfredo famoso tassista via morgagni 3

L’AGGRESSIONE – Tutto è accaduto in pochi minuti, all’ora di cena. L’aggressore, insieme alla compagna incinta di otto mesi, stava attraversando la strada con la borsa della spesa sulle strisce pedonali. In quel momento sopraggiungeva un’auto, una Toyota Prius bianca, siglia Aquila 7, Radiotaxi 8585. Non si sa cosa sia successo in realtà, ovvero se l’uomo ha lanciato il pacco da sei bottiglie d’acqua contro l’auto rompendo lo specchietto retrovisore. Famoso, prossimo pensionato, scende dall’auto ed inizia la discussione. Il Righi prima riprende il cesto contenente quattro bottiglie lanciandolo contro il tassista, colpito poi con un’altra bottiglia. Famoso, cadendo all’indietro, ha battuto la testa contro la ruota di scorta di una jeep, il tutto mentre la compagna incinta è spaventata.

 

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L’IMPUTAZIONE DELLA PROCURA DI MILANO – Nel pomeriggio del 24 febbraio gli agenti vengono a prendere l’uomo da casa, dove troveranno la bottiglia ancora ammaccata. Ed oggi la sua posizione potrebbe aggravarsi ulteriormente. L’Ansa ci parla dell’imputazione formulata dalla Procura di Milano a carico del fermato. Secondo i pm l’uomo ha accettato il rischio e la possibilità di uccidere scagliando le bottiglie contro il volto del Famoso. Quindi, secondo l’accusa, appare evidente la volontarietà dell’aggressione e l’accettazione del rischio e della possibilità che l’evento si verifichi. In sostanza, avrebbe accettato il rischio di fare male. Ed in attesa di capire quale sia davvero il capo d’imputazione, i testimoni hanno confermato di aver sentito uno scambio d’invettive tra i due prima dell’aggressione.

LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA – E secondo gli inquirenti, l’aggressore non sarebbe scappato ma sarebbe rimasto sul posto a parlare con i testimoni, lasciando nome e cognome. Ma come vedremo più avanti i dati telefonici lasciati non corrispondevano. Se ne sarebbe poi andato su pressioni della compagna incinta per poi non tornare indietro, convinto che la situazione non fosse disperata. A confermarlo sono stati gli investigatori della Questura di Milano che avevano raccomandato media ed opinione pubblica a non creare un mostro. Ma con il passare delle ore la situazione si sta delineando chiaramente. Il figlio del tassista, Federico, già ieri ha affidato a Facebook un messaggio in cui annunciava la morte del papà:

Colleghi, amici, mio papà è morto. E’ tenuto in vita da una macchina ma aspettano di toglierla. Scusate se ho scritto su Facebook, vi chiedo scusa ma sono distrutto dal dolore. Me l’hanno ucciso per una lite con un pedone, fate una preghiera per papà

IL RICORDO DEL FRATELLO – Il fratello Andrea, 72enne anche lui tassista e già in pensione, ha raccontato la sua verità parlando dell’uomo ucciso, dipingendo una persona all’apparenza mite e cordiale che mai avrebbe meritato di fare una fine simile: È tutto incredibile. E dire che è sempre stato prudente: se ci volevano due minuti per raggiungere un cliente, lui ne annunciava quattro per evitare di correre. Era molto professionale e poi gli piaceva moltissimo il suo lavoro. Alfredo è più giovane di me, ma ha più anni di lavoro. Ha iniziato 37 anni fa, prima faceva l’autista per la Sio di Sesto San Giovanni. Anch’io ero tassista,ma ho smesso a maggio perché c’erano troppe tasse da pagare. Dovevate vederlo. Alto, biondo, con gli occhi azzurri: sembrava Paul Newman, tutte le ragazze cadevano ai suoi piedi».

 

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«NON HO FATTO NIENTE» – Il Giorno riporta poi un’altra circostanza relativa ai momenti successivi all’aggressione. L’uomo avrebbe lasciato i suoi dati ma le forze dell’ordine hanno dovuto prodursi in una caccia all’uomo portone per portone, fotogramma in mano, perché il colpevole si è reso irreperibile e non rintracciabile, in quanto avrebbe fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza, testimone oculare dell’aggressione, un numero di telefono al quale non ha mai risposto. Inoltre l’utenza del cellulare dava come indicazione un’abitazione dove lui non risiedeva più. L’avvocato del fermato, Margherita Rossi, contattata al telefono si è limitata ad un «non ho nulla da dire». Mentre Davide Guglielmo Righi, prelevato dalla polizia e coperto con un cappuccio nero, ha detto agli agenti: «sono dispiaciuto per quanto accaduto». Mentre la sera dell’incidente, dopo la caduta del Famoso, si è allontanato gridando «Io non c’entro niente, non ho fatto niente».