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Governo Renzi, ora si fa sul serio

Dopo il tour de force del giuramento e la lunghissima maratona della fiducia prima al Senato e poi alla Camera, il governo di Matteo Renzi è pronto per iniziare a lavorare. Nel suo discorso di ieri in Senato, il premier ha dichiarato senza mezzi termini che «se il governo fallirà sarà solo per colpa mia», una frase che sottolinea quanta carne al fuoco abbia messo l’ex sindaco di Firenze, sintetizzata nello slogan de «una riforma al mese» che ora Renzi dovrà dimostrare di saper mantenere.

Matteo Renzi
Matteo Renzi con i ministri Pinotti (Difesa) e Padoan (Economia)

RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE – Con la sua nuova squadra di ministri, Renzi affronta la questione partendo dalla riforma fiscale, che dovrà essere strutturata in modo da ridurre il cuneo fiscale, permettendo alle imprese italiane di recuperare competitività all’estero. Questa riforma ha già un nome: Renzinomics. E come si può facilmente immaginare è più facile a dirsi che a farsi. Poiché il cuneo fiscale oggi finanzia gran parte della spesa pubblica e del welfare, un taglio drastico di imposte e detrazioni (Renzi ha parlato di un «taglio a due cifre», e cioè intorno al 10%) permetterebbe sì alle aziende di ridurre il costo del lavoro, ma solo se, dall’altra parte, lo stato abbia le coperture necessarie per «tappare i buchi» e continuare a erogare le pensioni e i servizi di copertura previdenziale. Tutto questo senza sforare sul limite del 3% imposto da Bruxelles. Una riforma, questa, che da sola varrebbe dieci miliardi di euro, per finanziare la quale già si paventa un aumento della tassazione.

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ISTRUZIONE E LAVORO – Ma le questioni fiscali sono le prime dell’agenda di Matteo Renzi che, mette sul piatto anche interventi urgenti per l’istruzione e, sopratutto, per il lavoro: si parla di aiuti alle piccole medie imprese e sussidio di disoccupazione universale mentre, contemporaneamente, sono stati annunciati investimenti miliardari per quanto riguarda l’edilizia scolastica. Il proposito di Renzi è dei più nobili: secondo il premier, infatti è necessario «restituire credibilità alla scuola italiana» se «si vuole che con la cultura ci si mangi». Anche in questo caso, tuttavia, c’è chi ha sollevato non poche perplessità per quanto riguarda le coperture, vagamente promesse dai tagli della spending review.

LEGGE ELETTORALE, GIUSTIZIA, TITOLO V E SENATO – E, mentre rimane ancora aperta la questione della legge elettorale, Renzi dovrà affrontare il nodo della riforma della giustizia entro l’inizio della prossima estate: le priorità messe in campo sono quelle relative a una revisione del settore amministrativo, per sopperire a una grave mancanza di personale che rallenta il corso della giustizia e riempie le carceri. Una situazione che è già valsa all’Italia una condanna da parte dell’Europa e che Renzi dovrà affrontare insieme alle altre riforme annunciate, tra cui quella del Titolo V sulle autonomie territoriali, e quella del Senato, sulla quale il premier aveva già espresso idee piuttosto chiare: un senato «di sindaci» che sia espressione «delle autonomie», composta da anche da esponenti della società civile senza stipendio e con componenti non elettivi.

 

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IL COMPROMESSO DELLE UNIONI CIVILI – Nel presentare la sua agenda di governo, Renzi non ha tralasciato di fare il punto sui diritti civili, parlando di unioni civili e ius soli temperato sui quali, tuttavia, ha già messo le mani avanti prevedendo quello che ha già descritto come un «compromesso» tra le varie parti politiche in gioco.

LA SFIDA DI MATTEO RENZI – Questa l’agenda, che include anche la questione dei Marò: già sabato pomeriggio, poche ore dopo il giuramento al Quirinale, Renzi ha fatto sapere di aver contattato telefonicamente in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, assicurando loro di considerare il caso come «una priorità». Priorità che il premier dovrà gestire anche in caso di ipotetiche emergenze, non ultime quelle relative al dissesto idrogeologico che, a cadenza regolare, non mancano di provocare danni gravissimi al territorio. Anche su questo punto Renzi ha assicurato che non si tratta di «problemi di serie B». E la sfida del nuovo inquilino di Palazzo Chigi si fa sempre più grande.

(Photocredit: Getty Images)