L’Italia è sempre meno capace di ripagare i suoi debiti

di Andrea Mollica | 25/02/2014

L’eurocrisi non è andata via, ma si è solo placata. Durante questi anni di difficoltà solo due paesi hanno peggiorato i loro indici di insolvenza, e sono Italia e Grecia, secondo lo studio effettuato da un centro studi tedesco, il CEP. Il CEP realizza un indice del default che misura la capacità di ripagare i debiti dei paesi dell’eurozona.

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PEGGIORAMENTO DELL’ITALIA – L’indice del default del CEP, un centro studi di orientamento liberale rileva il peggioramento della capacità dell’Italia di ripagare i propri debiti, come anticipa un articolo di Die Welt che riporta i risultati dello studio. L’indice di default realizzato dal think tank tedesco misura non solo lo stato dell’indebitamento pubblico e privato, ma anche l’andamento degli investimenti e dei consumi in un singolo paese. Come rimarca lo studio, la solidità di un’economia è l’elemento decisivo della capacità di uno stato di rimanere solvente. Secondo l’elaborazione del CEP l’Italia è l’unico paese tra quelli in eurocrisi, insieme alla Grecia, che ha riscontrato nel 2013 un peggioramento dell’indice di default, con un valore di meno 1,1. Un dato molto meno preoccupante del peggioramento della Grecia, che registra un meno 9,7, ma preoccupante vista la costante erosione della nostra capacità di ripagare i debiti. La colpa di questo accresciuto pericolo di insolvenza dipende da vari fattori. Uno di questi è la costante diminuzione dello stock di capitale a disposizione del nostro sistema economico. Secondo i calcoli del CEP nel 2013 gli ammortamenti hanno superato gli investimenti,  indebolendo ulteriormente un quadro già fragile.

 

EROSIONE COSTANTE – L’Italia, sottolinea lo studio, è insieme alla Grecia ed al Portogallo l’unico paese in cui sta diminuendo la dotazione di capitale all’interno dell’eurozona. Come mostra il grafico dell’indice di default del CEP, la capacità di ripagare i proprio debiti del nostro paese peggiora da quattro anni. «Per noi è problematica la durata dell’erosione, perché questo aumenta il pericolo di insolvenza» rimarcano gli autori dello studio a Die Welt. Sono ormai più di undici anni il periodo in  cui l’Italia importa più capitali di quelli che esporta. In modo similare la quota di consumo nazionale supera il reddito disponibile dal 2009. Particolarmente negativa è la diminuzione dello stock di capitale, che indebolisce la forza economica di un paese e così rende più difficile il pagamento dei crediti con l’estero. Per gli autori dello studio c’è poca speranza che le cose cambino, vista l’incapacità del nostro paese di riformarsi, così da prolungare la già costante caduta della nostra capacità di ripagare i debiti.

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QUADRO CONTRADDITORIO – I dati per il nostro paese sono particolarmente negativi se paragonati agli altri paesi in eurocrisi. Tolta la Grecia, sia Irlanda che Spagna o Portogallo mostrano dei miglioramenti assenti in Italia, per quanto questa valutazione dipenda sempre dai parametri presi come riferimento. Il metodo del CEP dà particolare enfasi alla competitività di un paese sui mercati internazionali, illustrata dall’andamento della sua bilancia commerciale. La drastica riduzione della domanda che si è registrata in Spagna o Irlanda ha portato ad una forte contrazione degli ampi deficit nella bilancia delle partite correnti che si era osservata negli anni precedenti allo scoppio dell’eurocrisi. Le cure di rigore hanno ridotto l’indebitamento privato di aziende e nuclei familiari in Spagna ed Irlanda, e di conseguenza per il CEP è migliorata la capacità di ripagare il debito di questi stati.

NUOVE VITTIME – Un altro elemento interessante rilevato dall’indice di default elaborato dal centro studi di Friburgo è il peggioramento della capacità di ripagare i propri debiti rilevato per Finlandia e Belgio. Dal 2011 il paese scandinavo è importatore netto di capitali, e il suo livello di consumi è troppo alto. Simili problemi arrivano anche dalla Finlandia, che è diventata importatrice netta di capitali nel 2012. Per il CEP è motivo di preoccupazione che gli squilibri osservati nel Sud Europa ora si siano trasferiti anche nel Nord. Ulteriori preoccupazioni arrivano dalla Francia, che l’anno scorso ha ridotto i suoi investimenti in capitale invece che i consumi.  Il think tank tedesco sottolinea la centralità di un intervento di riforme da parte del governo transalpino, visto che la Francia è il secondo pagatore di debiti dell’eurozona. Dovesse traballare anche Parigi, l’unione monetaria tornerebbe seriamente in pericolo secondo l’analisi di CEP. Un quadro certo più pessimistico rispetto al clima che si respira attualmente sui mercati finanziari, ma che contiene sicuramente alcuni elementi di riflessione interessante.