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La bufala della foto di Venezia ghiacciata (e come accorgersene prima)

Nelle scorse settimane, soprattutto su Twitter, è stata diffusa una fotografia molto suggestiva che mostra i canali di Venezia ghiacciati. La foto ha girato in lungo e in largo per alcuni giorni, prima che si chiarisse definitivamente che era un “fake”, ossia una bufala, o meglio ancora, la creazione grafica di un artista.

DA DOVE VIENE – L’origine della foto, infatti, è un post su inserito su Instagram, nei primi di febbraio, dall’artista Robert Jahns. L’immagine è stata realizzata unendo una bella foto di Venezia scattata dal fotografo Luis Manuel Osorio Fernandez con una suggestiva foto della superficie ghiacciata del Lago Baikal, scattata da Daniel Kordan. Con un pregevole lavoro di fotoritocco, Jahns ha eliminato acqua e gondole dalla foto originale, sostituendoli con una parte della foto del lago ghiacciato. Curiosamente qualcuno, nel commentare che la fotografia di Jahns fosse un falso, ha sostenuto che il ghiaccio era “innaturale”. Invece la foto del ghiaccio è autentica, ma proviene dal Lago Baikal.

UNA BUFALA – Stabilito che l’immagine di Venezia ghiacciata è un fake, o meglio un prodotto CGA (uno dei tanti acronimi cari agli anglofoni, che sta per Computer Graphic Art), vale la pena di spendere due parole sul problema dei fotomontaggi e dei fotoritocchi. E’ davvero possibile realizzare un falso fotografico irriconoscibile? O altrimenti, come si può riconoscere un falso fotografico? In passato i falsi erano ottenuti in modo meccanico, scattando fotografie in doppia esposizione o unendo foto differenti in camera oscura. Queste tecniche erano accessibili solo agli esperti, richiedevano attrezzature costose e spesso il falsificatore doveva materialmente fotografare i luoghi in cui ambientare il falso.

COME SI FACEVA – Con una buona lente di ingrandimento era possibile riconoscere i differenti valori di esposizione o le tracce del lavoro di “incollaggio” delle foto. Con l’avvento dei computer è diventato ancora più semplice analizzare una foto scattata con tecniche tradizionali e riconoscere la falsificazione. La tecnologia informatica, però, ha reso molto più facile anche la falsificazione delle immagini. Infatti oggi quasi nessuno utilizza più la pellicola fotografica e le immagini sono scattate in formato digitale, ossia sono una sequenza di bit che possono essere manipolati con estrema facilità, soprattutto utilizzando i potenti software di fotoritocco reperibili sul mercato (alcuni molto costosi, altri più economici o gratuiti) e installabili su qualsiasi computer personale. In questo modo è possibile realizzare dei falsi fotografici capaci di ingannare chiunque. O quasi. Anche il miglior falso fotografico, infatti, può essere riconosciuto e in qualche caso non serve nemmeno essere esperti.

METODI – Il primo indicatore che una foto potrebbe essere falsa o ritoccata è il buon senso. Quando il contenuto di una fotografia è particolarmente anomalo, improbabile o eccezionale, è sempre bene attivare i sistemi di allarme e approfondire la questione, prima di prendere per oro colato ciò che viene mostrato. Grazie a Google, si può provare a vedere se quella foto (o una parte di essa) è già stata pubblicata in qualche pagina Web. Spesso tanto basta a individuare l’origine della foto e a capire se si è di fronte a un falso. L’analisi della fotografia può fornire altre utili indicazioni. Ad esempio, la direzione e l’intensità delle ombre, le differenze di luminosità fra i particolari dell’immagine, possono rivelare la presenza di un fotomontaggio. A volte persino le proprietà di una foto (sia quelle accessibili dall’apposita funzione del computer, sia quelle visualizzabili aprendo l’immagine con un programma di grafica) possono rivelare la sua origine o l’utilizzo di software di fotoritocco. L’ingrandimento dei singoli pixel che compongono l’immagine, poi, può evidenziare la presenza di settori regolari (quadrati, cerchi, curve, linee) che tradiscono operazioni di copia e incolla o l’applicazione di sfumature e distorsioni.

COMPRESSIONI – Molto spesso tutte queste informazioni si disperdono o si alterano quando l’immagine originale è sottoposta a compressioni e conversioni, per cui è sempre meglio analizzare l’immagine RAW o comunque l’immagine scattata senza ulteriori manipolazioni e quando non si riesce a trovare… è bene dubitare della sua autenticità. Se con tutti questi accorgimenti non si riesce a capire se una foto è vera o falsa, e se il gioco vale la candela, sul Web ci sono esperti che per poche decine di euro analizzeranno la foto con tecniche e attrezzature professionali e sapranno dirvi se è autentica. Di recente, poi, si sono rese disponibili nuove tecniche, che utilizzano algoritmi matematici, in grado di analizzare una fotografia sotto il profilo del “rumore” (ossia tutta quella serie di disturbi, interferenze e caratteristiche che costituiscono l’ambiente nel quale è immerso il soggetto fotografato) e di individuare la presenza di fotomontaggi invisibili all’occhio umano e non rilevabili con le altre tecniche di analisi. In conclusione, oggi è possibile realizzare falsi di eccellente qualità, ma non così perfetti da essere a prova di qualsiasi esame. Il problema è che molto spesso i falsi non hanno bisogno di essere così perfetti per svolgere la propria funzione. Spesso basta che siano abbastanza buoni da ingannare la persona comune e l’inganno continuerà a circolare anche dopo essere stato svelato. Nel frattempo, se andate a Venezia, lasciate pure a casa i pattini da ghiaccio.