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Hypo Alpe Adria: la banca che fa tremare l’Austria e l’Europa

La sorte della Hypo Alpe Adria, una delle più grandi banche austriache, è appesa ad un esile filo. Il 17 di questo mese lo stesso cancelliere austriaco ha paventato che un suo fallimento rischierebbe di far rivivere le vicende del Creditanstalt, la banca austriaca il cui crack nel maggio del 1931 scatenò la Grande Recessione in Europa  mentre altri commentatori indicano nella vicenda il ripetersi di un disastro finanziario dentro l’Eurozona pari a quello di Cipro dell’anno scorso. Ma come ha fatto la banca di un paese tutto sommato piccolo a diventare un rischio sistemico così grande?

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QUANDO LA BANCA FA FALLIRE UN PAESE –  Tutto ha inizio quando la banca, di proprietà di un ente locale, la Provincia di Carinzia, come molte altre del sistema bancario austro-tedesco, approfitta delle garanzie pubbliche e del clima di euforia finanziaria di quegli anni per espandere i suoi interventi non solo nell’ambito locale ma anche verso l’estero: Italia, Germania, i Balcani fino alla Macedonia e la Serbia, Ungheria e Ucraina. Il suo bilancio cresce dai 5,4 miliardi di euro del 2000 fino ai 43,3 miliardi del 2008 e la banca regionale della Baviera, la BayernLB (altra azienda a maggioranza di capitale pubblico), pensa bene di investire in sifatto gioiellino che si espande e guadagna bene e nel 2007 compra il 50% +1 azione per 1,63 miliardi di euro.

IL BANCHIERE ALL’OPERA, ANZI NO – Nel mentre che aumenta la quantità, la qualità degli interventi creditizi peggiora, sia per far contenti i potentati locali, dalla quale dipende, ma anche perché ovviamente si cerca sempre il maggiore profitto nel più breve tempo possibile a scapito della corretta valutazione dei rischi. Risultato: nel 2009 la crisi finanziaria USA esplode e tocca allo stato austriaco intervenire nazionalizzando la Hypo, comprando alla cifra simbolica di 1 euro ciascuna le partecipazioni della Bayern LB e della Provincia di Carinzia dopo aver immesso rispettivamente 825 e 200 milioni. Alla fine le perdite dell’operazione Hypo per la BayernLB sono ammontate a 3,75 miliardi, quando si dice un buon investimento! Nella stupenda situazione di crescita dell’eurozona ovviamente i problemi non si risolvono, ma si aggravano, ed arriviamo all’oggi quando, minacciata dai vicini stress test della BCE istituiti dal trattato sulla Banking Union, l’Austria si ritrova costretta a decidere cosa fare di questa banca.

COSA FARE DI UNA BANCA – Una delle opzioni è quella di scorporare 19 miliardi di attività e conferirle ad una bad bank statale in modo che la Hypo, ripulita dai crediti marci, possa essere in grado di passare gli stress test e riprendere una normale operatività. Purtroppo questa opzione porterebbe il debito pubblico austriaco all’80% sul PIL e molti austriaci non sono molto entusiasti dell’opzione che accollerebbe alla fine ai contribuenti il salvataggio. Un recente sondaggio ha mostrato che il 63% degli elettori austriaci preferirebbero il fallimento, mentre il 65% ritiene che la nazionalizzazione sia stata condotta in maniera inadeguata. Il problema è che in caso di fallimento, di parte del debito della banca, 12,5 miliardi di euro sono garantiti dalla Provincia della Carinzia (12 volte le sue entrate fiscali annuali) e 1,2 dal governo centrale austriaco, inoltre ci sono in bilancio 2,3 miliardi di euro di fondi della vecchia azionista Bayern LB attualmente congelati, più eventualmente i costi di un contraccolpo simile sul restante traballante sistema bancario austriaco.

IL CASO UNICREDIT – È proprio di questi giorni la notizia di come UniCredit unit Bank Austria (una sussidiaria della “nostra” Unicredit) e Erste Group Bank abbiano dovuto fare accantonamenti in vista del fallimento del secondo gruppo austriaco nel settore costruzioni, l’Alpine Bau Gmbh, che ha debiti per complessivi 2,6 miliardi, uno dei tanti altri segnali di crisi dell’economia di un paese che era il trampolino europeo verso l’Est. Intanto il governo austriaco, stretto fra le due opzioni sopra, ha dovuto sostituire Liebscher, il capo del gruppo di esperti sulla questione Hypo, che si è dimesso in seguito ai dissidi politici su come affrontare il salvataggio, sostituendolo con il governatore della Banca Centrale austriaca, Nowotny.

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GLI OBBLIGAZIONISTI E L’HAIRCUT – Il dissidio è nato quando il ministro delle finanze Spindelegger ha dichiarato che parte degli obbligazionisti della Hypo dovranno aderire volontariamente ad un pesante haircut nonostante le garanzie pubbliche, Liebscher si è dimostrato contrario, avvertendo che ciò sarebbe simile ad un default sul debito pubblico della Carinzia, e potrebbe avere pesanti ripercussioni sul merito creditizio di tutto lo stato austriaco. Per questo motivo è stato anche assunto un team di legali per studiare il caso ed eventuali scappatoie, ma la decisione è prevista comunque per la fine di marzo. “Uno scenario di default non è sul tavolo, ma come ho sempre detto non ci sono tabù… anche se i pareri legali non sono definitivi, decenza vorebbe che la Carinzia si assumesse parte dei costi”, ha aggiunto Spindelegger. Sarebbe però probabilmente anche il default della Carinzia, uno dei tanti “paradisi” propagandati dalla nostra stampa () e dai nostri Agorà . Non ci sono pasti gratis, cari.